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Marcia per la Scienza: perché gli scienziati sono scesi in piazza 

Gli scienziati hanno appeso i camici e sono scesi in piazza. In 500 città del mondo sabato 22 aprile si è tenuta la prima Marcia per la Scienza. Una manifestazione per ricordare “il ruolo fondamentale della scienza nella nostra vita quotidiana”.  La manifestazione principale si è tenuta a Washington, altre si sono tenute a Sydney, Londra, Parigi, mentre sono 5 gli eventi in Italia: a Roma, Milano, Firenze, Caserta e Potenza.  Qui l’elenco e i link agli eventi: 

  • il 22 aprile, alle ore 16, a Roma, con partenza da Piazza della Rotonda (Pantheon) 
  • il 21 aprile, all’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” di Caserta
  • il 22 aprile,  dalle 15 alle 17, a Firenze, in Piazza S. Lorenzo  
  • il 22 aprile, dalle 10.30 alle 12.00 a Milano,  via Principe Amedeo 2
  • il 22 aprile, dalle 17 alle 23, a Potenza, in Piazza Mario Pagano

La scelta del 22 aprile da parte degli organizzatori (che hanno cominciato a discuterne lo scorso gennaio sul sito Reddit.com dopo il successo della marcia delle donne contro Trump, tenuta sempre a Washington) ha una forte valenza simbolica. La Marcia per la Scienza infatti si tiene lo stesso giorno dell’Earth Day, la giornata mondiale della Terra. Un messaggio chiaro alla nuova amministrazione americana che da un lato ha deciso di smarcarsi dalle politiche ambientaliste dell’amministrazione Obama, dall’altro ha attaccato duramente il mondo della scienza decidendo di tagliare i fondi a diversi programmi di ricerca.

Un messaggio all’Amministrazione Trump

Tra gli altri quelli destinati all’agenzia per l’ambiente (EPA, Environmental Protection Agency) e ai National Institute of Healt, che gestiscono parte della ricerca biomedica degli Usa. Gli organizzatori ci tengono a sottolineare però che non si è trattato di una manifestazione partigiana contro un partito, o un presidente, ma piuttosto “un richiamo alla centralità della scienza nella società moderna”. 

Storia della giornata della Terra

La giornata della Terra è stata istituita nel 1970 quando cominciava a farsi strada la consapevolezza che l’ambiente era un patrimonio da proteggere. Una manifestazione che è cresciuta negli anni, insieme alla preoccupazione per l’impatto dell’uomo sull’ambiente e sul clima della Terra. Nel 2009 l’assemblea generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 22 aprile la Giornata internazionale della madre Terra.

Lo scorso anno si festeggiava l’accordo di Parigi. Adesso c’è Trump

Una curiosità. Lo scorso anno l’Earth Day è coinciso con la firma dell’Accordo di Parigi, adottato il 12 dicembre 2015 da 196 nazioni. Obiettivo: ridurre le emissioni di gas serra per evitare che il riscaldamento globale superi la soglia dei due gradi, con un forte impegno congiunto di Usa e Cina. Quest’anno lo scenario è completamente cambiato. L’insediamento di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti ha frenato le speranze riposte nell’accordo.

Il presidente Usa ha fatto intendere di voler rivedere gli impegni in campo ambientale della precedente amministrazione, abbracciando alcune teorie “negazioniste” e anti scientifiche sul riscaldamento globale. Sul fronte politico si è già mosso. Il 28 marzo ha firmato un ordine esecutivo per cancellare buona parte di ciò che l’amministrazione Obama aveva fatto per contrastare il cambiamento climatico, mettendo tra l’altro fine ad una moratoria durata 14 mesi sulle nuove autorizzazioni alle miniere di carbone sulle terre federali. 

This is Truth!#ScienceMarch#marchforscience #TheResistance pic.twitter.com/2w5pzfiBde

— Luke Cage 2017 (@LukeCage2017) 22 aprile 2017

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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