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Marcione. 265

Marcione di Sinope, secondo il suo biografo Adolf Von Harnack, fu la personalità religiosa più significativa del mondo cristiano del II secolo, sia per la sua strenua lotta contro lo stravolgimento dell’insegnamento di Gesù a livello filosofico, sia contro le tendenze compromissorie della Chiesa coi culti pagani , sia, infine, contro il lassismo allora già molto diffuso tra il clero e in molti seguaci della nuova religione.
Nato a Sinope, città mercantile greca sulla riva meridionale del Mar Nero, intorno agli anni ottanta del l secolo, figlio probabilmente di un vescovo che forse lo escluse dalla comunità patria per divergenze dottrinarie, esercitò il mestiere di armatore, navigando con la sua nave nel Mediterraneo fino a raggiungere Roma. Qui entrò a far parte della comunità cristiana, cui fece dono di 200.000 sesterzi, che lo accolse con grande entusiasmo. Ma ben presto, resosi conto dello stravolgimento dell’ethos evangelico diffuso nella capitale, egli si accinse a riformare il cristianesimo manu propria.
La sua riforma incontrò una fortissima opposizione nell’ambiente romano, che inizialmente lo aveva accolto con grande favore, e si concluse con una rottura irreparabile e la restituzione della somma dei 200.000 sesterzi da lui precedentemente donata. Gli stravolgimenti del cristianesimo sui quali Marcione intendeva focalizzare la sua riforma riguardavano: il rigorismo etico del Vangelo, ormai infiacchito dall’utilitarismo e dal moderatismo borghese; l’irruzione nel messaggio di Gesù del sincretismo di motivi religiosi e filosofici che lo snaturavano e, infine, il sempre più accentuato avvicinamento al Vecchio Testamento che annullava la vera essenza del messaggio evangelico. Per di più la situazione morale delle comunità cristiana era molto decaduta e la corruzione dilagava nel clero e tra i fedeli.
In accordo col Maestro di Galilea e in contrasto con la Chiesa, Marcione rifiutò filosofia e dogmatica e si concentrò sull’esegesi delle parole di Gesù e di Paolo e su una teologia puramente evangelica. Non rimpolpò il Vangelo con la sapienza misterica pagana, come la Chiesa ufficiale, ma richiamò alla memoria con passione l’amore come nucleo centrale del messaggio evangelico, scorgendo nell’esaltazione beatifica dei poveri e degli infelici l’elemento distintivo della predicazione cristiana. Nel discorso della montagna ravvisò la quintessenza dell’insegnamento di Gesù e nell’amore per i nemici laprincipale caratteristica della sua dottrina.

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