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Marcione rinnegò il materialismo etico della Chiesa Cattolica. 271

Marcione non accettò mai il materialismo etico del cristianesimo, tuttora perseguito sia dai cattolici che dai protestanti, che impone di perseguire il bene per avere la ricompensa del paradiso e di rifuggire il male per evitare il castigo delle pene infernali.Essere buoni solo per essere buoni? Dedicare la propria vita per il bene del prossimo senza paradiso o inferno dietro le quinte? L’ethos della Chiesa ufficiale non può giungere a tanto. Per i cattolici è sempre stato inconcepibile una eticità che escludesse il concetto di premio-punizione.
Per Platone come per la Stoa, per Goethe, per Kant e per la maggior parte dei filosofi e perfino degli atei il concetto che agire nobilmente reca in sé il proprio valore, la propria ricompensa è l’imperativo categorica di una autentica eticità. Ma per l’ortodossia cristiana un egotismo taccagno diventa il motivo morale decisivo: le opere buone si compiono non disinteressatamente, ma nell’interesse della propria salvezza: do ut des è il principio basilare sempre perseguito e vantato dalla Chiesa fin dalle sue origini. Tutto deve accadere – come confessa Gregorio di Nazianzio (or. 17, 11;19, 11) – solo «con riguardo all’altra vita». Autentico materialismo religioso che rinnega l’essenza dello spirito evangelico.
I marcioniti, coerentemente coi loro principi, senza l’aspettazione di una concreta ricompensa, operarono per il bene della comunità offrendo i loro servizi i a tutti, persino ai Pagani, fatto che provocò grande indignazione da parte dei cattolici. Questi accusarono gli «eretici» (i marcioniti) di dissipare la loro dignità, di avvilire l’autorità e la disciplina ecclesiastica e di i gettare «il sacro in pasto ai cani, e le perle, benché non vere, ai porci», come ci conferma Tertulliano. I «porci», nel linguaggio evangelico della Chiesa, erano i non-cristiani e, naturalmente, anche gli eretici.

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