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marco minniti guardian intervista

Una figura controversa, un ministro di un governo di centrosinistra che piace alla destra, le cui iniziative in materia di immigrazione “hanno ottenuto un’enorme riduzione del numero dei rifugiati che raggiungono le coste italiane dalla Libia” ma anche sollevato i dubbi di chi sostiene che i suoi metodi “siano fragili e lascino inalterati il ​destini di decine di migliaia di migranti intrappolati in Libia in campi disumani”. E’ il ritratto che il Guardian traccia del ministro dell’Interno Marco Minniti.

“Un ex comunista con profonde connessioni con l’intelligence italiana e le leve dello Stato” scrive il quotidiano britannico, “è uno dei politici più controversi in Europa. Il suo successo nel ridurre i flussi migratori gli ha portato lode e popolarità dalla destra e notorietà da parti della sinistra”. Il giornale dà un ampio resoconto di quello che Minniti ha raccontato dei suoi timori per la tenuta delle istituzioni democratiche italiane di fronte alla imponente ondata migratoria e degli accordi che sarebbero stati stretti nel deserto per indurre tribù e milizie a porre fine al traffico di esseri umani. E di quando nel mese di giugno si era trovato di fronte alla necessità di trasmettere il messaggio che il governo italiano aveva la capacità di reagire con le riforme già progettate per fermare il flusso, e del pericolo che in quel momento i frutti del suo sforzo fossero invisibili. “Il punto cruciale per me era stato quello di andare in Libia per trovare una soluzione” ha detto il ministro al giornale, “in Turchia c’era un forte leader con cui lavorare – forse troppo forte. In Libia è stato l’opposto”.

Poi il Guardian fa l’elenco dei passi fatti da Minitti: a febbraio la firma di un memorandum con il leader del governo riconosciuto dall’Onu, Fayez al-Serraj; l’introduzione di un nuovo livello di cooperazione tra la guardia costiera libica e gli italiani, compresa la fornitura di quattro navi di pattuglia; la riunione il 31 marzo a Roma con i capi delle tribù e il viaggio il Libia, il 13 luglio, per incontrare i sindaci di 14 città interessate dal traffico. “Tutto questo è stato molto complicato, più complicato di quanto si possa immaginare” ha detto Minniti, “ma stavano cercando una soluzione. La mia convinzione è che a un certo punto [quando] questi conflitti diventano insostenibili è importante essere pronti quando qualcuno sta cercando una soluzione. Abbiamo discusso di un patto. Era abbastanza semplice: se si fossero impegnati contro la tratta degli esseri umani li avremmo aiutati a costruire un’economia alternativa. I problemi al momento sono che il traffico è stato l’unico settore in Libia in grado di produrre reddito”.

Il Guardian fa il punto sugli obiettivi di Minniti: che l’Onu regoli i campi di detenzione libici; più soldi per aiutare con il rimpatrio volontario i migranti intrappolati in Libia e, a lungo termine, miliardi dalll’UE per aiutare l’economia africana. Nei prossimi 10 giorni il ministro pubblicherà una politica di integrazione per l’Italia che copre temi come la cultura, la lingua, i percorsi di lavoro per i richiedenti asilo, la dispersione dei centri di accoglienza e la governance, il finanziamento e la trasparenza delle moschee e degli imam. “Sono convinto che non esista alcuna equazione tra il terrorismo e la migrazione”, dice Minniti. “È un errore di approccio, ma se vediamo cosa è successo in Europa, c’è una relazione tra il terrorismo e una mancanza di integrazione e sono convinta che sia attraverso l’integrazione e con i valori comuni, costruiamo una politica di sicurezza”. Paragona il processo di suonare il pianoforte. “Se giochi le giuste note insieme al momento giusto, crei un’armonia. Se premete solo alcune note nell’ordine sbagliato, è una cacofonia “.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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