TwitterFacebookGoogle+

Maria, moglie di Erode e figlia di Cleopatra: la storia nascosta del Cristo romano

12782283_10206920070734390_664912118_n[1]Dopo la disfatta di Azio, nella famosa battaglia navale tra Marco Antonio e Cleopatra VII contro Gaio Giulio Cesare Ottaviano (nato Gaio Ottavio), il futuro Augusto, primo imperatore di Roma, ci fu il suicidio degli sconfitti M. Antonio e Cleopatra. Dalla relazione dei due nacquero Alessandro Elio e Cleopatra (VIII) Selene, nati nel 40 a.C., e dopo la morte di Cleopatra e M. Antonio, Ottaviano diede in sposa Cleopatra Selene a Giuba II, re di Numidia e affidò a sua sorella Ottavia minore la custodia di Alessandro Elio.

Da Alessandro Elio e Ottavia minore nacque Giuseppe, che si unì a Maria dei Vangeli a quel tempo moglie del re Erode I il Grande. Maria nacque dalla relazione tra Simone (figlio di) Boeto, sacerdote di Cleopatra ad Alessandria d’Egitto e la regina-faraone d’Egitto presumibilmente tra il 38 e il 37 a.C., quando M. Antonio era in guerra contro i Parti (fino al 36 d.C.).

Dopo la battaglia di Filippi tra Ottaviano e M. Antonio contro Cassio e Bruto, il triumviro romano chiamò a Tarso Simone Boeto e Cleopatra per festeggiare la vittoria, dopodiché sposò Ottavia minore per suggellare un accordo con Ottaviano. Maria, dopo la morte di Cleopatra, fu affidata alla custodia di Anna Boeto, sorella di Elisabetta e Giovanna Boeto, figlie di Yehoshua ben Phabet Boethus (Giosuè figlio di Fabet Boeto), cugino di Maria. Questi personaggi li ritroviamo nei Vangeli e nell’agiografia, sempre imparentati a con Maria, così come Lazzaro Boeto, Marta Boeto e Gesù che diventerà sommo sacerdote nel 63 d.C.

Era allora malato un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella. Maria era quella che aveva cosparso di olio profumato il signore e gli aveva asciugato i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, il tuo amico è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di dio, perché per essa il Figlio di dio venga glorificato. Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro».

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: «Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?». Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me»1.

Gesù si trovava a Betània nella casa di Simone il lebbroso. Mentre stava a mensa, giunse una donna con un vasetto di alabastro, pieno di olio profumato di nardo genuino di gran valore; ruppe il vasetto di alabastro e versò l’unguento sul suo capo. Ci furono alcuni che si sdegnarono fra di loro: «Perché tutto questo spreco di olio profumato? Si poteva benissimo vendere quest’olio a più di trecento denari e darli ai poveri!». Ed erano infuriati contro di lei2.

Erode il Grande conosceva molto bene Cleopatra, sapeva della nascita di Maria figlia di Cleopatra e Simone e, quando ella ebbe 14 anni, la volle come sposa quando egli, il re, era sulla soglia dei 50 anni. Maria non poteva di certo opporsi a questo sopruso e fu costretta, contro la sua volontà a sposare il re arabo idumeo. Maria aveva discendenza davidica da parte del padre Simone Boeto e tolemaica da parte di Cleopatra. Prova di questo è che rimase incinta di Gesù da parte di Giuseppe, figlio del suo fratellastro Alessandro Elio. Questo matrimonio tra consanguinei non deve scandalizzare in quanto la dinastia dei re tolemaici, che subentrò ai faraoni egizi, segui le loro tradizioni che prevedevano il matrimonio fra consanguinei. Il motivo per cui Erode I cercava la sacra famiglia per ucciderla era la scoperta dell’adulterio dopo che i fratelli di Maria , sottoposti a tortura, come narrato dallo storiografo ebreo Tito Flavio Giuseppe (nato Giuseppe figlio di Mattia), evento in perfetta sovrapposizione temporale con il racconto della Maria dei Vangeli che fugge in Egitto cercata dal re Erode I.

Si trovò che anche Mariamme [ellenizzazione, così come Mariamne, Mariame e Maria, di Maryam o Miriam], la figlia del sommo sacerdote, era partecipe della congiura; lo svelarono, infatti, i suoi fratelli sottoposti alla tortura. Della colpa materna il re punì anche il figlio, cancellando dal testamento Erode (Gesù), suo figlio, che vi era nominato come successore di Antipatro3.

In queste accuse venne coinvolta anche la figlia del sommo sacerdote, che era moglie del re, perché, consapevole di ogni cosa, non aveva voluto dire nulla. Per questo motivo Erode divorziò da lei e cancellò la parte del testamento nella quale suo figlio era nominato suo successore al trono; depose inoltre il sommo sacerdote Simone, suo suocero, figlio di Boeto, e al suo posto designò Mattia, figlio di Teofilo, nativo di Gerusalemme4.

Il veleno fu portato dall’Egitto da Antifilo, al quale era stato dato da suo fratello, che è un medico, e Teudione lo portò da noi. Dopo fu preparato da Antipatro per usarlo contro di te; io lo ricevetti da Ferora, e io stesso l’ho custodito5.

Scoperta la congiura, la sacra famiglia fu costretta a fuggire in Egitto, dove si rifugerà a Menfi dal “faraone” de iure. Questi era Alessandro Elio, che, dopo la morte di Ottavia minore nell’11 a.C., torno in Egitto come ci viene detto dal Vangelo arabo dell’infanzia del Salvatore, che si rifarebbe a un testo attribuito, come detto nell’incipit6, al sommo sacerdote di Gerusalemme Giuseppe (figlio di) Caifa (Caiafa). Gesù, Giuseppe e Maria incontrano anche il faraone (de iure).

Quanto segue l’abbiamo trovato scritto nel libro del pontefice Giuseppe vissuto al tempo di Cristo; alcuni dicono che egli sia Caifa7.

A Matarea. Si diressero poi a quel sicomoro che oggi è detto Matarea. Gesù fece scaturire una sorgente a Matarea, nella quale la signora Maria lavò la sua camicia… Indi discesero a Misr [Egitto]Visto il Faraone rimasero tre anni in Egitto8.

Nel Vangelo di Luca possiamo leggere la seguente genealogia: Gesù-Giuseppe-Eli.

Gesù quando incominciò il suo ministero aveva circa trent’anni ed era figlio, come si credeva, di Giuseppe, figlio di Eli9.

Le Toldoth Yeshu parlano della vita di Gesù. Sono racconti non codificati di matrice ebraica su Gesù e sul primo Cristianesimo, trasmessi inizialmente in forma orale e posti in forma scritta fra il IV e il VI secolo d.C.

Il testo racconta che il padre di Gesù viveva a Betlemme, in Giudea.

Vicino alla sua casa abitavano una vedova e la sua bella e casta figlia, chiamata Miriam, che era promessa a Giovanni, un uomo istruito della legge e della stirpe reale di David. Alla fine di un Sabbath, Giuseppe Pandera, bello e simile a un guerriero, avendo ammirato Miriam con lussuria, bussò alla sua porta e la ingannò, fingendo di essere il suo promesso sposo, Giovanni. Anche così, ella fu stupita da questa cattiva condotta e si sottomise soltanto controvoglia. Più tardi, quando venne da lei Giovanni, Miriam si lamentò del suo comportamento, così diverso da quello consueto. Fu così che i due si resero conto del misfatto di Giuseppe Pandera e del terribile sbaglio da parte di Miriam che era stata ingannata. In seguito a ciò, Giovanni andò dal maestro Shimeon ben Shetah e gli raccontò del tragico inganno che Miriam aveva subito da parte di Giuseppe. Poiché mancavano i testimoni necessari per la punizione e Miriam aveva concepito un figlio, Giovanni partì per Babilonia [mentre altre traduzioni leggono: “per l’Egitto”]. Il bambino che nacque a Miriam ebbe il nome di Giosuè, che fu poi deformato in Gesù10.

Il termine Panthera si riferisce specificamente alla pantera. I sacerdoti egizi e anche la regina-faraone Cleopatra, madre di Alessandro Elio e nonna paterna di Giuseppe, indossavano abiti di pelle nera di pantera nelle loro cerimonie nel tempio del Sole d’Egitto. Il termine sembrerebbe essere connesso con l’egiziano Pan-neter-Ra, un titolo che significa “Figlio di Ra” (figlio del Sole). Nei tempi più antichi il re era chiamato Neter-nefer. Giuseppe viene chiamato Panthera, ovvero “figlio del (re/faraone) Sole”, epiteto ripreso dal padre Alessandro Elio, Helios, in greco, ossiaSole”.

Giuseppe era il figlio del faraone de iure Alessandro, cui fu aggiunto il nome Elio, “Sole”, e Ra era il dio-Sole di Eliopoli, spesso rappresentato simbolicamente con un occhio (l’occhio di Ra o di Horo). Ra, a partire dalla XII dinastia (1900 a.C. ca.) fu unito al dio tebano Amon, diventando Amon-Ra, la più importante divinità del pantheon egizio, tranne nel periodo di Akhenaton, che impose l’adorazione di Aton/Adonai, uno degli dèi le cui tradizioni confluirono nel dio ebraico, conosciuto con altri teonnimi tra cui Yahweh.

Lascio il seguito dell’articolo al saggista Andrea Di Lenardo, che si occuperà nel libro in prossima uscita Aton, il dio egizio della Bibbia11 della nascita del monoteismo giudaico e della storia dei regni di Israele e Giuda tra II e I millennio a.C.

Alessandro De Angelis

Ricercatore indipendente

di storia delle religioni

Autore tra gli altri di

Cristo il romano12 e

coautore di Exodus13

Eli

Secondo il Vangelo di Luca, il nonno paterno di Gesù si chiamava Eli14. Così viene traslitterato nelle edizioni italiane. Letto così, il nome del padre di Giuseppe, padre di Gesù, sembrerebbe essere un nome teoforo ebraico contenente il teonimo “El”. “Eli” significherebbe dunque “Mio Dio”. Potrebbe ovvero essere un diminutivo di un nome teoforo iniziante con “Eli”, come “Eliachim” o “Eliezer”.

Tuttavia se così fosse, come potrebbe apparire di primo acchito a un’analisi superficiale, il nome dovrebbe comparire secondo un’analoga grafia anche nel testo latino di Luca, da cui viene tradotto quello italiano, e in quello greco da cui Sofronio Eusebio Gerolamo (san Gerolamo) tradusse la sua Vangata.

Eppure il testo latino così recita:

III 23 Et ipse Iesus erat incipiens quasi annorum triginta, ut putabantur, filius Ioseph, qui fuit Heli,

Nella Vulgata Heli è un’anomalia, perché presenta un’aspirazione (una “h”) iniziale, a differenza della parola ebraica “El”. Si può trattare di un errore? Ritengo di no, dal momento che nei versetti successivi i nomi teofori vengono riportati sempre correttamente senza aspirazione iniziale.

III 23 Et ipse Iesus erat incipiens quasi annorum triginta, ut putabantur, filius Ioseph, qui fuit Heli,

24 qui fuit Matthat, qui fuit Levi, qui fuit Melchi, qui fuit Iannae, qui fuit Ioseph,

25 qui fuit Matthatiae, qui fuit Amos, qui fuit Nahum, qui fuit Esli, qui fuit Naggae,

26 qui fuit Maath, qui fuit Matthathiae, qui fuit Semei, qui fuit Iosech, qui fuit Ioda,

27 qui fuit Ioanna, qui fuit Resa, qui fuit Zorobabel, qui fuit Salathiel, qui fuit Neri,

28 qui fuit Melchi, qui fuit Addi, qui fuit Cosam, qui fuit Elmadam, qui fuit Her,

29 qui fuit Iesu, qui fuit Eliezer, qui fuit Iorim, qui fuit Matthat, qui fuit Levi,

30 qui fuit Simoen, qui fuit Iudae, qui fuit Ioseph, qui fuit Iona, qui fuit Eliachim,

Come si nota subito nomi come «Elmadam»15, «Eliezer»16 o «Eliachim»17 non presentano alcuna aspirazione iniziale, quindi propendere per inferire riguardo a un errore per “Heli” e “Heli” soltanto parrebbe un’ipotesi non molto consistente.

Per sfatare ulteriormente il dubbio di un errore di S. Eusebio Gerolamo, si controlli ora il testo greco.

III 23 Καὶ αὐτὸς ἦν Ἰσοῦς ἀρχόμενος ὡσεὶ ἐτῶν τριάκοντα, ὢν υἱός, ὡς ἐνομίζετο, Ἰωσήφ τοῦ Ἡλεί,

In caratteri latini il versetto appare così:

III 23 Kaì autòs en Isûs archómenos hoseì etôn triákonta, òn yiós, os evomízeto, Ioséf tû Heleí,

Come si appalesa subitamente, anche il greco riporta uno spirito aspro (che esprime un’aspirazione) dinanzi alla “e”, eta in questo caso, a differenza invece dei nomi teofori inizianti con “El” riportati nei versetti immediatamente successivi18.

Si può affermare a questo punto che “Eli” (Heli) non è l’ebraico per “mio Dio” né un diminutivo di un teoforo contenente “Eli”. In ebraico non esiste il nome “Heli” (con aspirazione, resa in greco con lo spirito aspro e in latino con una “h” all’inizio di parola), ma esiste invece in greco, con la desinenza maschile singolare ος (os), al nominativo. Elio (Helios) è il dio del Sole e nome di Tolomeo Elio, figlio di Marco Antonio e Cleopatra VII d’Egitto.

Si ringrazia il saggista Alessio De Angelis della casa editrice Altera Veritas per la collaborazione a questa indagine filologica ed eziologica sul nome “Eli” (Heli).

Andrea Di Lenardo

Studente di Storia all’Università

“Ca’ Foscari” di Venezia

Autore di Israelti e Hyksos19

e coautore di Exodus20

1Gv 12, 1-6; cfr. Mt 26, 6-13; cfr. Mc 14, 3-9.

2Mc 14, 3-5.

3T. FLAVIO GIUSEPPE, Guerra giudaica, I, 599, 600.

4T. FLAVIO GIUSEPPE, Antichità giudaiche, XVII, 78.

5Ibid., XVII, 73.

6Vangelo arabo dell’infanzia del Salvatore, 1, 1.

7Ibid., 1, 1.

8Ibid., 24, 1.

9Lc 3, 23.

10Si ringrazia: consulenzaebraica.forumfree.it/?t=42712578&st=30.

11A. DI LENARDO, Aton, il dio egizio della Bibbia. Da Mosè a Gesù: storia dei regni di Israele e Giuda, Altera Veritas, Roma 2017, inedito, di prossima pubblicazione.

12A. DE ANGELIS, Cristo il romano, Altera Veritas, Roma.

13A. DE ANGELIS, A. DI LENARDO, Exodus. Dagli Hyksos a Mosè: analisi storica sui due Esodi biblici, Altera Veritas, Roma 2016.

14Lc 3, 23.

15Lc 3, 28.

16Lc 3, 29.

17Lc 3, 30.

18Lc 3, 28-30.

19A. DI LENARDO, Israeliti e Hyksos. Ipotesi sul II Periodo Intermedio d’Egitto e la sua cronologia, Kimerik, Patti (Me) 2016.

20A. DE ANGELIS, A. DI LENARDO, op. cit.

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.