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Masturbarsi in pubblico non è più reato, solo multa

Roma – Va incontro a una pesante sanzione amministrativa, ma non piu’ a una condanna penale, chi viene sorpreso a masturbarsi in pubblico. Lo si evince da una sentenza con cui la Cassazione ha annullato senza rinvio “perche’ il fatto non e’ previsto dalla legge come reato” la condanna a 3 mesi di reclusione (che era stata convertita in una multa di 3.420 euro) inflitta a un 69enne finito sotto processo per il reato di atti osceni: secondo l’accusa, si era masturbato mentre passavano delle studentesse.

L’uomo, condannato sia in primo che in secondo grado dai giudici del tribunale e della Corte d’appello di Catania, aveva presentato ricorso in Cassazione lamentando la negata applicazione della causa di “non punibilita’” e la “particolare tenuita’ del fatto”: tale comportamento, a suo dire, era stata “del tutto occasionale”, l’atto di autoerotismo era avvenuto “in condizioni di ridotta visibilita’, dopo il tramonto” e la “prossimita’ della cittadella universitaria non dimostrava l’intenzione di collegare temporalmente la condotta al passaggio delle studentesse”.

La terza sezione penale della Suprema Corte, con una sentenza depositata oggi, ha rilevato, in via preliminare, “l’intervenuta ‘abolitio criminis'”, a seguito del decreto depenalizzazioni varato nello scorso gennaio, del reato di atti osceni (articolo 527 del codice penale): “il fatto – osservano gli ‘alti’ giudici – e’ ora soggetto all’applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria da 5mila a 30mila euro”.

Le disposizioni del decreto depenalizzazioni “che sostituiscono sanzioni penali con sanzioni amministrative, si applicano anche alle violazioni commesse anteriormente alla data di entrata in vigore del decreto stesso, sempre che il procedimento penale non sia stato definito con sentenza o con decreto divenuti irrevocabili, caso nel quale provvedera’ il giudice dell’esecuzione alla revoca della sentenza o del decreto”. La sentenza di condanna va quindi annullata e gli atti del processo, dunque, trasmessi al prefetto di Catania “per quanto di sua competenza”: il decreto depenalizzazioni prevede infatti che “deve farsi luogo alla trasmissione, all’autorita’ amministrativa competente all’irrogazione della sanzione, gli atti dei procedimenti penali relativi ai reati trasformati in illeciti amministrativi, salvo che il reato risulti prescritto o estinto per altra causa”. (AGI) 

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