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Maternità: ovuli congelati, carriera assicurata

Diritti e Rovesci

Pagare la crioconservazione degli ovociti alle dipendenti che vogliono posticipare la maternit a favore della carriera non progresso, ma un’ulteriore forma di schiavismo.


venerd 17 ottobre 2014 17:32



La crioconservazione degli ovociti una straordinaria tecnica medica, che consente il congelamento degli ovuli di una donna (esiste un analogo per lo sperma), per poterli utilizzare in un secondo momento. Si pensi, per esempio, a una ragazza molto giovane, non ancora pronta per diventare madre, che a causa di una grave malattia deve sottoporsi a un intervento chirurgico o a una terapia che la renderebbe sterile: la crioconservazione degli ovuli l’unica chance per questa donna di curarsi senza perdere la possibilit di diventare madre. Solo il sadismo di certa cultura della sofferenza a tutti i costi potrebbe condannarla per aver modificato il corso naturale delle cose: la storia dello sviluppo umano la storia dell’affrancamento dell’uomo dai limiti, talvolta ciecamente crudeli, imposti dalla natura.

A una pi diffusa disapprovazione andrebbe incontro quella donna che, in assenza di particolari condizioni mediche, decida di congelare i propri ovociti semplicemente perch non si sente ancora pronta per essere madre, ma non vuole che il proprio futuro sia determinato esclusivamente da quell’inesorabile orologio biologico che ogni donna sente ticchettare dentro di s. L’idea di una piena autodeterminazione della donna in campo riproduttivo non ancora stata digerita completamente dalla societ, nonostante le battaglie sulla pillola anticoncezionale e l’interruzione volontaria di gravidanza degli anni Settanta.

Sembrerebbe dunque particolarmente illuminata e progressista la scelta di due colossi dell’informatica, come la Apple e Facebook, di coprire le spese mediche per la crioconservazione degli ovociti delle proprie dipendenti, per consentire loro di dedicarsi alla carriera e posticipare a un secondo momento la desiderata gravidanza. Un sostegno all’autodeterminazione delle donne lavoratrice, apparentemente. Ma, a ben guardare, ha del perverso l’idea che i progetti di vita delle persone si debbano piegare alle logiche di un’organizzazione del lavoro irrazionale, che non concepisce la vita delle persone nella sua totalit, ma a compartimenti stagni: oggi la carriera, dopo la famiglia. La famigerata conciliazione lavoro-famiglia – ossia, per la stragrande maggioranza delle persone, semplicemente la possibilit di tenere insieme la propria vita tout court – non pu passare per un adeguamento dei progetti e dei desideri delle persone al lavoro, ma esattamente per il contrario. il modello organizzativo del lavoro che deve piegarsi per diventare strumento di piena realizzazione personale.

A coprire le spese mediche della crioconservazione degli ovuli, come anche della pillola, dunque, in un mondo ideale, dovrebbe essere lo Stato, a reale garanzia della libert individuale, e non le aziende, che hanno un palese interesse (almeno quelle miopi, che sono purtroppo la maggior parte) a ritardare quanto pi possibile le gravidanze delle proprie dipendenti, magari nella speranza che il desiderio nel frattempo passi. Su questo punto pero necessario che la societ contemporanea si metta d’accordo con se stessa: o mettere su famiglia diritto inalienabile delle persone, che devono poter pianificare in completa libert e autonomia la propria vita, oppure si ammetta che questo sistema produttivo e di organizzazione del lavoro intimamente incompatibile con il “diritto alla felicit” di cui ciascuno di noi titolare. Se si sceglie la prima opzione, allora si mettono in campo tutte quelle politiche che consentono alle persone – donne e uomini (perch la summenzionata questione della conciliazione lavoro-famiglia non una questione femminile) – di organizzare la propria vita nel modo pi libero possibile. Se si sceglie la seconda, saremo costretti a riconoscere che la cura della famiglia e il lavoro sono incompatibili e a tornare a una netta separazione dei ruoli tra chi va a caccia in cerca di cibo e chi rimane in caverna ad accudire la prole.

Cinzia Sciuto, animabella

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