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Mattarella al Colle con 665 voti; FI si spacca, Fitto sotto accusa

(AGI) – Roma, 31 gen. – Il nuovo Capo dello Stato e’ Sergio Mattarella. Con 665 voti, 105 sono state le schede bianche. Sono questi i due dati che fotografano la giornata. Al quarto scrutinio arriva la fumata bianca: “Il mio pensiero va soprattutto e anzitutto alle difficolta’ e alle speranze dei nostri concittadini”, dice il presidente della Repubblica. Lungo applauso dell’Aula, “e’ un garante imparziale delle riforme costituzionali”, gioisce Giorgio Napolitano; “Buon lavoro, Presidente Mattarella! Viva l’Italia”, twitta Matteo Renzi. Mattarella – la sua prima visita alle Fosse Ardeatine – giurera’ martedi’: si attende il suo discorso e di capire quale sara’ il suo staff (per il ruolo di segretario generale si parla di Sandro Pajno che e’ stato capo di gabinetto quando Mattarella fu ministro alla Pubblica Istruzione, ma anche di Ugo Zampetti, segretario generale alla Camera dal 1999 al 2014), poi iniziera’ il dopo-Napolitano. “E’ un giurista. Non e’ uno che fa passare qualsiasi cosa. Certe sciocchezze incostituzionali non le fara’ passare”, ha puntualizzato subito Pier Luigi Bersani. Osservazioni che non sono state accolte con giubilo dai renziani. “La verita’ e’ che noi siamo riuscito dove loro hanno fallito. Renzi – spiega un esponente dem – ha chiaramente messo in conto che Mattarella sara’ una figura autonoma, e’ stato stesso lui a sottolineare la sua imparzialita’”. Detto questo, anche un ministro fa notare come ora si apra una fase nuova nel rapporto tra le istituzioni. Il premier e’ riuscito a compattare la maggioranza e soprattutto a inviare un segnale a chi – soprattutto a livello internazionale – guardava all’elezione del presidente della Repubblica come un nuovo caso europeo dopo la Grecia. Anzi, sarebbero gia’ arrivati segnali di felicitazioni al governo da diverse cancellerie e anche dall’amministrazione americana per il risultato raggiunto oggi. Maggioranza ampia in Parlamento al Colle e maggioranza che, dicono fonti parlamentari del Pd, si amplia anche nel partito di Largo del Nazareno. “Ora – ribattono dalla minoranza del Pd – saremo noi quando sara’ necessario a fare opposizione”. Si guarda all’Italicum quando tornera’ alla Camera. Ma lo stesso premier ha spiegato ai suoi che non giova affatto avere una liquefazione di FI. Ma intanto nel partito azzurro e’ cominciata la resa dei conti. Sul banco degli imputati sono finiti gli ambasciatori del Nazareno ma anche i capigruppo. E non e’ solo Raffaele Fitto ad alzare la voce, c’e’ ‘una terra di mezzo’ tra i frondisti e il ‘cerchio magico’ che vuole chiarimenti sulla gestione della partita del Quirinale. “Il patto e’ morto, porteremo avanti le riforme ma il clima e’ cambiato”, spiega Giovanni Toti. Il Cavaliere ha sentito i suoi, ha mantenuto fino alla fine il punto sulla scheda bianca, non nascondendo i dubbi sulla strategia portata avanti. All’appello mancano 30-40 voti e – dicono i fittiani – non sono nostri. Ora Fitto fara’ passare qualche giorno prima di tornare alla carica. “Ho imparato dai democristiani, un passo alla volta…”, dice Maurizio Bianconi. Ma il colloquio durato venti minuti tra Toti e Civati alla Camera rappresenta comunque una novita’. La telefonata di due giorni fa tra Renzi e Berlusconi ha lasciato trascichi. E anche in Ncd ci sono ripercussioni dopo il tira e molla di Angelino Alfano che questa mattina alla riunione di gruppo, pur scindendo le questioni Quirinale e governo ha comunque detto che da lunedi’ si aprira’ una riflessione: si e’ dimesso da capogruppo Sacconi, si e’ dimessa da portavoce Barbara Saltamartini. “Non ci sono lividi nella maggioranza, Il Pd ha suturato le ferite del 2013, si va avanti con le riforme”, taglia corto Lorenzo Guerini mentre in Transatlantico a festeggiare – lacrime agli occhi – erano soprattutto gli ex Dc. .
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