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Mattarella in stand by, Cav teme nome sgradito. Si tratta ancora

(AGI) – Roma, 28 gen. – Silvio Berlusconi prende tempo su Sergio Mattarella, pur ribadendo al premier Matteo Renzi tutte le sue perplessita’ sul nome dell’ex ministro, di cui teme la possibile ‘trasformazione’ in uno ‘Scalfaro due’, il peggior incubo che attanaglia il Cavaliere. L’impegno che Berlusconi si e’ assunto e’ di sondare i suoi, per vedere come verrebbe accolto il nome del padre della legge elettorale sostituita dal Porcellum. L’ex premier, pero’, non ha neanche chiuso del tutto la porta a un altro candidato, il cui nome – viene riferito da fonti azzurre – e’ aleggiato durante le due ore di colloquio a palazzo Chigi. Del resto, viene spiegato, Renzi non ha offerto al leader azzurro molte possibilita’, delineando uno scenario che, se si verificasse, sarebbe allarmante per l’ex premier e il suo partito: l’elezione a Capo dello Stato di Romano Prodi e, in seconda ipotesi, un tecnico come Padoan o Cantone. Tanto da spingere i fedelissimi del Cavaliere a parlare di incontro franco, non risolutivo, condito da reciproche diffidenze. Nel Cavaliere, del resto, permane il dubbio che quella di Renzi sia solo tattica, che in realta’ il premier abbia in mente ben altro nome e utilizzi quello di Mattarella per incassare il via libera del leader azzurro su un candidato che, altrimenti, Berlusconi non avrebbe mai accettato. Piu’ o meno, viene ancora riferito da fonti FI, Renzi avrebbe prospettato al suo interlocutore (accompagnato come ormai da tradizione da Verdini e Gianni Letta) questo scenario: attento che qui rischiano di passare Prodi o Bersani. Se insisti sul no a Mattarella minoranza Pd, ex grillini, 5 Stelle, Sel e magari nel segreto dell’urna danno una mano anche i frondisti azzurri, si coalizzano ed eleggono un nome a te sgradito. Non solo. Renzi avrebbe anche chiesto di stringere sui tempi: non piu’ rivelare il candidato prima del quarto scrutinio, bensi’ gia’ domani, a ridosso della prima votazione. Anche in questo caso, la motivazione e’ di tentare di sminare il terreno ed evitare che le varie ‘anime’ anti Nazareno si organizzino e puntino al blitz. Argomenti che avrebbero trovato terreno fertile in Berlusconi, tanto da indurlo a lasciare la sede del governo senza mettere il veto categorico su Mattarella. Il premier e il Cavaliere torneranno a vedersi, anche se nelle rispettive agende nessun incontro e’ ancora stato fissato, molto dipendera’ anche dalla risposta del Tribunale di sorveglianza alla richiesta di Berlusconi di poter restare a Roma nel week end. Il nuovo faccia a faccia potrebbe quindi esserci domani mattina, o venerdi’. Non ho nessuna intenzione di far saltare il patto, avrebbe garantito Berlusconi a Renzi, ma allo stesso tempo – infastidito dalle parole pronunciate in mattinata dal premier davanti ai gruppi Pd – ha messo in chiaro: a nessuno, nemmeno a te, conviene rompere adesso. A malincuore, pero’, Berlusconi e’ stato costretto ad eliminare dalla sua personale rosa il nome di Amato. Non ci sono le condizioni, mancano i numeri e sarebbe un candidato ad alto rischio franchi tiratori, avrebbe poi spiegato ai suoi, riuniti a palazzo Grazioli. Con Renzi l’ex premier condivide la necessita’ di fare presto, di eleggere il nuovo Capo dello Stato entro il week end, altrimenti il rischio e’ avere il Vietnam in Parlamento. L’unico paletto che Berlusconi non e’ disposto ad eliminare, viene spiegato, e’ che il candidato non sia ostile a lui personalmente e a Forza Italia. Non solo perche’ l’ex premier vorrebbe garanzie sul prossimo futuro (agibilita’ politica in primis), ma anche perche’ in quel caso non riucirebbe a tenere le sue truppe: non posso presentarmi dai miei, e’ in larga massima il ragionamento fatto a Renzi, con un nome che e’ visto come fumo negli occhi. Quindi, Renzi non puo’ tirare troppo la corda, avrebbe poi detto ai fedelissimi. Tra cui Gianni Letta che, raccontano, non disdegnerebbe Mattarella al Quirinale. A far sorgere dubbi tra i frondisti azzurri sulle reali trattative in atto tra Renzi e Berlusconi sono state proprio le parole del Cavaliere davanti ai grandi elettori: troppa insistenza sui Capi di Stato precedenti a noi ostili, ragiona un dissidente vicino a Fitto, come a voler preparare il terreno per un nome non proprio moderato (Veltroni, Fassino o Chiamparino) ma che equivarrebbe al minor male possibile, di fronte all’alternativa di vedersi eletto al Colle uno come Prodi. E del resto, ragionano sempre tra le file azzurre, anche l’identikit delineato in assemblea da Berlusconi fa sorgere sospetti: “un politico che abbia ricoperto incarichi istituzionali importanti, che sia conosciuto e anche popolare tra gli italiani, stimato all’estero”. Sembra rispecchiare, riflette un fittiano, il nome di Veltroni… (AGI) .
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