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“MATTEO, STAI SERENO”: DALLA CHIESA SOSTEGNO AL NUOVO ESECUTIVO

Renzi e LettaROMA-ADISTA. Dopo la staffetta tra i due leader Pd, anche il mondo cattolico si interroga, “affezionato” com’era al governo del presidente Enrico Letta e inizialmente infastidito per il burrascoso passaggio di consegna avvenuto con metodi non proprio garbati, ma comunque pronto a offrire un’apertura di credito al nuovo esecutivo, chiedendo un atteggiamento chiaro nei confronti dei temi cari (come la famiglia tradizionale) e di quelli meno cari (come le famiglie non tradizionali).

In ogni caso, la Chiesa italiana, ancora una volta, dimostra di sentirsi a proprio agio con i governi moderati prodotti dalle larghe intese – poco coraggiosi “a sinistra”, principalmente sui temi della laicità, della scuola, della vita e dei diritti civili – e offre il suo sostegno, non incondizionato ma nemmeno troppo cauto, all’esecutivo guidato da Renzi, che il 22 febbraio ha prestato giuramento e il 24/25 febbraio si è recato alle Camere per chiederne la fiducia.

 

Controprova della serenità che attende la Chiesa cattolica italiana di fronte al nuovo corso parlamentare è l’intervento dell’Uaar (Unione degli Atei e Agnostici Razionalisti) del 22 febbraio (www.uaar.it). Un’analisi dettagliata della figura del neopremier e dei suoi ministri, per concludere quanto si legge nel titolo: «Governo Renzi: uno stile né nuovo né laico».

I vescovi aspettano al varco

Il 18 febbraio, nel corso delle celebrazioni per l’anniversario dei Patti Lateranensi (11 febbraio 1929) e di quello per la revisione del Concordato (18 febbraio 1984), il segretario generale ad interim della Cei, Nunzio Galantino, aveva espresso di fronte ad una delegazione diplomatica italiana un po’ sotto tono (Letta, Alfano, Bonino e Patroni Griffi) «attese forti per la famiglia, per il lavoro, per un riequilibrio sociale» riguardo al nuovo esecutivo.

Tre giorni dopo è arrivata anche l’imbeccata di mons. Giancarlo Bregantini (arcivescovo di Campobasso-Boiano e presidente della Commissione episcopale per i Problemi sociali e il Lavoro) dai microfoni di Radio Vaticana. «Famiglia e giovani, questo è il grande problema che noi abbiamo. L’accoglienza degli immigrati, l’integrazione, l’appoggio anche a quello che ha fatto la ministra Kyenge, la detassazione per chi assume in modo tale da favorire tutto quello che è di sostegno, di incitamento all’occupazione giovanile». Mons. Bregantini ha poi invitato Renzi ad ascoltare i lavoratori dei campi e delle fabbriche, ricordandogli che «la politica è al servizio della gente». Di fronte alla domanda dell’intervistatore sull’eventualità che Renzi tenti di affrontare la spinosa questione delle unioni civili, Bregantini ha concluso l’intervista con un suggerimento: «I temi etici, che dividono maggioranza e minoranza, li tratti dopo. Primariamente, i temi sociali».

Il quadro economico e politico, nazionale ed europeo, è desolante e non è cambiato di una virgola, ha avvertito il direttore di Avvenire Marco Tarquinio in un commento pubblicato il 25 febbraio. Eppure, ha poi aggiunto, nel discorso a braccio di Renzi al Senato «qualcosa di nuovo è accaduto. Per ora solo a parole. Ma in un modo che non ha precedenti nelle cronache parlamentari». «Abbiamo ascoltato intenzioni e attenzioni che rovesciano lo schema abituale alto-basso. Abbiamo sentito un presidente del Consiglio parlare al Parlamento soprattutto della vita delle nostre città e della gente comune. Furbizia? Azzardo? Illusione?». Tutto è possibile, ha commentato il direttore mettendosi ai ripari da toni troppo enfatici, ma sembra evidente che questo nuovo stile punti a raccogliere la fiducia non tanto tra i banchi del Parlamento, quanto piuttosto in un popolo ormai sfiduciato e lontano dalla politica. Tarquinio ha descritto il discorso di Renzi al Senato come un fiume in piena, ricco di proposte e grandi promesse. Sarà più facile abituarsi al nuovo premier e al suo stile, è stata la chiosa, «se alle parole seguiranno i fatti con la rivoluzionaria rapidità che, in modo persino provocatorio, è stata promessa. Altrimenti, per lui e per tutti noi, non sarà arduo trarre le conseguenze dell’impegno a “non cercare alibi” per il non-fatto o il fatto male».

«Patto di speranza»

Carico di aspettative e di speranza anche l’intervento di Franco Miano (presidente nazionale dell’Azione cattolica), in un comunicato del 22 febbraio. «È doveroso augurarsi che queste due ultime settimane di “passione” siano la premessa di un’azione di governo riformatrice, ispirata a criteri di solidarietà, che sappia dare risposte concrete e rapide ai tanti problemi con i quali quotidianamente gli italiani si confrontano, primi fra tutti quelli prodotti dai durissimi effetti della crisi economica sulla vita delle famiglie e delle imprese». L’aspettativa è che il governo Renzi sappia offrire una svolta decisiva, dopo anni di politiche d’austerità odiose, che hanno logorato i ceti medio-bassi e i lavoratori «senza mai colpire significativamente la piaga dell’evasione e dell’elusione fiscale, i privilegi e le rendite di casta». Al neopremier chiediamo, si legge ancora nel comunicato, «un’azione ispirata da spirito di equità, nella consapevolezza che forme di gradualità e “compromesso” risultano oggi impraticabili». Riforme veloci e orientate agli strati di popolazione più deboli e marginali, con un occhio di riguardo alle esigenze delle famiglie italiane, «attraverso un fisco più equo ed efficaci politiche di sostegno alla natalità». «Obiettivi perseguibili – ribadisce il comunicato – se c’è serietà, costanza e impegno (e non fumose chiacchiere) nella rimozione di sacche di spreco nella pubblica amministrazione centrale e locale». Proprio di credibilità e di moralizzazione parla Miano poco più avanti. La riforma della legge elettorale e una revisione «etica della politica (numero dei parlamentari, costi dei partiti e delle istituzioni, democrazia interna) sono temi ineludibili», conclude Miano, con tanti auguri a Renzi, avvisando però che forse questa è davvero l’ultima occasione per il Paese. (giampaolo petrucci)

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