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May furiosa e Trump promette punizioni per la fuga di notizie

Theresa May furiosa, Donald Trump nei panni per lui insoliti di chi deve assicurare che una giustificazione verrà trovata. L’attentato di Manchester ha raggiunto un obiettivo inimmaginabile: aprire una crepa nella soliderietà atlantica tra Londra e Washington tra due leader che fino ad oggi erano andati perfettamente d’accordo.

Lo scontro a Bruxelles

Lo scontro va in scena a Bruxelles, durante il vertice Nato, ma il profondo malumore degli inglesi per la facilità con cui i servizi americani hanno rivelato dettagli sui fatti di Manchester, da tenere segreti per il bene delle indagini, era palpabile da almeno 48 ore. I britannici non nascondono la rabbia, annunciano la sospensione della collaborazione e dello scambio di notizie riservate. Capita nel momento meno opportuno, cioè quando gli Usa cercano di mettersi alla testa di una coalizione internazionale contro l’Isis, cui la Nato stessa dovrebbe essere parte. Ma oggi non hanno tutte le carte in mano.

Nato contro Isis ma fuori da operazioni

La Nato dice sì ma senza combattere, ed il Presidente americano chiede, lui, un minuto di silenzio ai leader dell’Alleanza Atlantica in memoria delle vittime dell’attacco in Gran Bretagna, ma poi deve promettere di punire i responsabili delle fughe di notizie. Nelle sue stesse parole: sono cose “molto preoccupanti” su cui fare chiarezza. La promessa equivale più o meno a quella di punire i responsabili. Anche perché “non c’è nessuna relazione cui teniamo di più che quella con la Gran Bretagna”; quindi “la mia amministrazione andrà completamente a fondo per chiarire questa storia”.

Indagini serrate

Intanto in Gran Bretagna le indagini proseguono a ritmo serrato per individuare la rete di complici che ha aiutato Salman Abedi, il boia di Manchester. Nella prime ore del mattino di giovedì sono stati arrestati altri due uomini, sospettati di legami con Abedi, portando il totale delle persone sotto custodia ad otto. Una donna arrestata mercoledì sera è stata invece rilasciata nella notte. Dalla Germania giungono novità sugli spostamenti di Abedi prima della sua missione suicida. Prima di arrivare a Manchester, il 18 maggio è passato dalla citta tedesca di Duesseldorf, proveniente da Praga, dove era arrivato con un volo da Tripoli. Il suo nome, pare, non era su alcuna blacklist di sospetti terroristi per cui non è mai stato fermato in alcun aeroporto.

Le falle nella sicurezza britannica

Legna per il fuoco delle forti polemiche per le enormi falle nel sistema di sicurezza britannico. Un parente di Abedi aveva avvertito all’inizio dell’anno l’MI5 (i servizi segreti interni) che Abedi era diventato pericoloso. Non solo. Il Daily Telegraph riferisce che Abedi era stato ripetutamente segnalato alle autorità per le sue prese di posizione estremiste ma non è mai stato fermato né interrogato dalla polizia. L’antiterrorismo britannica è finita nel mirino proprio perché malgrado le denuncie degli amici, secondo i quali Salman andava in giro sostenendo che per lui “essere un kamikaze era okay”, non fece nulla. Fonti della polizia sostengono che ben in cinque distinte occasioni le autorità erano state informate della pericolosità di Salman nei cinque anni precedenti l’attentato di luned^. Il problema non sono solo le fughe di notizie via Washington.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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