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Media Usa incoronano Dylan, "va oltre la letteratura"

Roma – Il Nobel per la Letteratura a Bob Dylan mette d’accordo per una volta tutti i grandi media americani. Nella pioggia di omaggi al cantautore del Minnesota spicca quello del New Yorker che gli dedica una delle sue leggendarie copertine in cui il poeta della musica, stilizzato in nero su sfondo bianco, è riconoscibile nella classica posa con occhiali da sole, bavaglio del cappotto alzato e capelli scompigliati.

Dal New York Times alla rivista specializzata Rolling Stone (che deve il nome proprio dall’omonimo brano di Dylan), la linea e’ la stessa: il sommo riconoscimento per la letteratura sorprende sì, ma è un tributo che era da tempo dovuto. Dwight Garner del New York Times lo afferma a chiare lettere nella colonna a sua firma “Bob Dylan the Writer: An Authentic American Voice”: “Il Nobel stabilisce ciò che per molto tempo abbiamo percepito: il signor Dylan è tra le voci più autentiche che l’America abbia mai prodotto, un creatore di immagini audaci e risonanti al pari di Walt Whitman e Emily Dickinson“.

Su un’altra pagina dello stesso giornale, il giornalista Greil Marcus lo definisce “Maestro di cambiamento” e, rassicura il Premio Nobel che 52 anni fa ‘confidava’ in “I Shall Be Free No. 10”: “Sono un poeta, lo so, spero di non rovinare tutto”: “Non lo hai fatto” afferma Marcus.

Per Carolyn Kellogg del Los Angeles Times, “Dylan è entrato nel pantheon, oltrepassando i confini della definizione di “letteratura” come ha superato molti altri limiti nel campo musicale”, ha osservato nell’articolo a sua firma “In a ‘radical’ choice, Bob Dylan wins the Nobel Prize in literature”.

Dal Boston Globe il titolo più forte: “Bob Dylan isn’t literature. He’s better”. Parola di Ty Burr, secondo cui il menestrello varca le categorie di genere letterario con i suoi testi evocativi che raggiungono il massimo solo se interpretati con la sua voce. “I suoi testi poetici hanno bisogno della voce di Dylan per funzionare. Puoi anche scriverli sulla carta e chiamarli ‘letteratura’ e forse qualcosa ne verrà fuori”, ma la loro potenza va oltre la scrittura.

Sul San Francisco Chronicle, Aidin Zaviri rispolvera i più grandi successi della leggenda della musica americana per ‘convincere’ i detrattori che “sì. Bob Dylan merita il Nobel”.

Rob Sheffield di Rolling Stone, invece, si lancia in un ardito paragone scomodando addirittura il filosofo e saggista statunitense Ralph Waldo Emerson che nella sua analisi del 1850 su William Shakespeare parlava di una”sangue grezzo e caldo” che scorreva nel processo creativo e nei lavori” del Bardo. “Lo stesso che anima le canzoni di Dylan”. Non solo: come il neo Premio Nobel, il drammaturgo più famoso al mondo – aggiunge Sheffield – “non era meno meritevole di ammirazione perché alla portata di tutti”.

Howard Cohen del Miami Herald, invece, si rivolge direttamente all’Accademia svedese, con tono tra il soddisfatto e il provocatorio: “Figo! Buon per te, Dylan. Ma voi, membri della Commissione, per la prossima volta vi consiglio di sfogliare un’antologia di artisti. Che ne è di Paul Simon, Bruce Springsteen, Joni Mitchell, Stevie Wonder, Patti Smith, Leonard Cohen (il Dylan canadese)?”, chiede nell’editoriale “Bob Dylan won a Nobel Prize. But what about Bruce? Joni? Paul Simon?”.

Non ha dubbi invece Jon Bream, dello Star Tribune, quotidiano del Missesota, la terra che ha dato i natali al menestrello di Duluth: “Merita senz’altro il premio” e lo spiega nel suo “Is Bob Dylan Nobel Prize-worthy? Yes, and his words still deliver a sting”. “Dylan ha reinventato la musica popolare. Ha inventato un nuovo lavoro chiamato “cantautore” e ancora scrive con la stessa acutezza, urgenza e intensita’ degli anni piu’ alti della sua carriera”. (AGI) 

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