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Medicina di genere, la salute nella differenza

Breviario

Un prossimo convegno a Bolzano approfondirà le tematiche legate alla percezione del dolore nei due sessi. Da non trascurare anche i condizionamenti etnici e sociali.


domenica 5 ottobre 2014 15:37


Il 10 ottobre si terrà a Bolzano un interessante convegno che cercherà di rispondere alla domanda “Le donne sentono il dolore in modo diverso?” (Empfinden Frauen Schmerzen anders?). Le differenze anatomo-fisologiche tra i due sessi sono ovvie per quanto attiene ai caratteri sessuali primari e secondari (tra questi ultimi, disposizione del grasso sottocutaneo, distribuzione dei peli, voce e numero di globuli rossi). La cosiddetta “Medicina di genere” va però oltre e si chiede se pure la percezione del dolore spontaneo e/o provocato e la suscettibilità agli analgesici (e più in generale ai farmaci) siano diverse in uomini e donne. Definendo al meglio le eventuali differenze e le peculiarità di ciascun sesso riguardanti la farmacodinamica (effetto dei medicinali sull’organismo) e farmacocinetica (effetti dell’organismo sul farmaco), si potrebbe riuscire a modulare in modo ottimale la terapia del dolore nel sesso femminile, nell’ottica per altro più generale che mira ad una cura sempre più personalizzata. Ovviamente, la diversa sensibilità al dolore sia spontaneo che provocato sperimentalmente e la diversa reazione agli antidolorifici, possono dipendere oltre che dalle differenze di genere anche da fattori ambientali e psicosociali, ben presenti pertanto in chi si occupa del problema.

In effetti, uno studio comparativo condotto anni fa in un unico centro, e solo in maschi affetti da dolore cronico di intensità equivalente, ha rivelato vistose differenze etniche. Con maggiore tolleranza al dolore risultavano i francocanadesi (punteggio 28), seguiti da Wasp (bianchi anglosassoni protestanti) e irlandesi (punteggio 30-31), da italiani (punteggio 32) e infine da spagnoli (punteggio 40). Ciò suggerisce che anche differenze attribuite al diverso genere potrebbero eventualmente dipendere da caratteristiche non biologiche ma etnico-culturali e psicosociali. Pur attenti a tale possibilità, la percezione del dolore nel sesso femminile sembra oggettivamente maggiore e minore, al contrario, la risposta agli antidolorifici. Alcuni ricercatori hanno attribuito tale peculiarità alla quota prevalente di ormoni estrogeni nella donna o al fatto che, in risposta al dolore, il cervello femminile produce meno endorfine (oppiacei endogeni). Altra possibilità è un eccessivo rilascio di CCK, peptide ormonale che antagonizza l’effetto morfino-simile delle endorfine. Questo ruolo contrapposto di endorfine e CCK è ben noto a chi si occupa di “analgesia da placebo” (mediata dalle endorfine) e di “effetto nocebo” (mediato dal CCK). A prescindere dal dolore, l’essere uomo o donna può comunque condizionare insorgenza, decorso clinico e cura di una malattia. Promettente, dunque, la Medicina di genere, specie se si considera che nella donna si usano spesso farmaci sperimentati (per legge) soltanto nell’uomo.

Giorgio Dobrilla, primario gastroenterologo emerito dell’Ospedale regionale di Bolzano
(articolo pubblicato sul quotidiano Alto Adige)

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