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Al centro ci sono loro: Arabia Saudita e Iran. Si contendono la supremazia nel Medio Oriente stringendo alleanze politiche, firmando accordi commerciali e intervenendo militarmente in appoggio ai propri alleati. Mai come oggi la contrapposizione è stata così serrata, portando a un diretto coinvolgimento anche altre potenze globali: dagli Stati Uniti, storici alleati di Riad, alla Russia che sostiene volentieri Teheran. E ora il presidente russo Vladimir Putin cerca di riempire il vuoto creato dalla decisione del capo della Casa Bianca Donald Trump di sostenere incondizionatamente l’Arabia Saudita. Inoltre, il riconoscimento da parte di Trump di Gerusalemme come capitale di Israele non ha fatto altro che aumentare le distanze e favorire il consolidamento delle nuove alleanze tra Russia, Iran e Turchia.

Arabia Saudita

Il regno sunnita, custode della terra santa dei musulmani, guidato formalmente dal re Salman ma gestito dal figlio erede al trono Mohammed bin Salman, è uno dei maggiori esportatori di petrolio del mondo ed, è ovviamente, tra i più ricchi (anche se negli ultimi mesi è stato costretto a rivedere i conti a causa della crisi degli idrocarburi e delle eccessive spese militari finora sostenute). L’Arabia Saudita teme da sempre l’egemonia iraniana sul Medio Oriente e tenta di limitare il coinvolgimento e l’influenza dello Stato sciita nella regione.

La strenua opposizione alla nazione degli Ayatollah ha trovato forte sostegno dal presidente americano Donald Trump che, al contrario del predecessore Barack Obama, si è apertamente alleato con Riad. Intanto il principe ereditario porta avanti una purga interna contro i nemici dello Stato, ritenuti corrotti, e una guerra nello Yemen contro gli Houthi, i ribelli che secondo i Salman rappresentano l’ennesima intromissione degli iraniani nella regione. L’Arabia Saudita sostiene inoltre i ribelli siriani in guerra contro il presidente Bashar Al Assad, di famiglia sciita e principale alleato dell’Iran. L’Arabia Saudita è uno dei maggiori importatore di armi nel mondo: a maggio ha firmato contratti con gli Stati Uniti per 110 miliardi (l’obiettivo è arrivare a 350 in 10 anni) e a ottobre, durante la visita del re Salman a Mosca, è stato siglato un preliminare per oltre 3 miliardi di dollari.

Iran

E’ una repubblica islamica dal 1979, dopo il rovesciamento della monarchia e il passaggio del potere alla guida suprema Ayatollah Khomeini. La stragrande maggioranza degli 80 milioni di iraniani sono sciiti, e il Paese è la più grande forza sciita nella regione. L’attuale leader supremo, Ali Khamenei, ha l’ultima parola sulle importanti questioni estere e nazionali. Negli ultimi dieci anni, l’influenza dell’Iran è cresciuta notevolmente, specialmente dopo la cacciata di Saddam Hussein (l’ex dittatore iracheno finito sul patibolo il 30 dicembre 2006).

L’Iran ha sostenuto il presidente siriano Bashar Al Assad (di famiglia Aliwita, ramo sciita) nella sua guerra contro i ribelli sunniti, sostenuti dall’Arabia Saudita, e i miliziani dello Stato islamico. L’Iran, a sua volta, accusa l’Arabia Saudita di tentare di destabilizzare il Libano, dove il gruppo filo-Teheran di Hezbollah ha ruolo di primo piano. Il 4 novembre scorso il premier libanese Saad Hariri aveva annunciato le proprie dimissioni proprio da Riad, ritirate poi il 5 dicembre. L’Iran conta di un imponente apparato di forze armate e considera gli Stati Uniti il principale nemico. La Russia rappresenta invece un valido alleato.

Stati Uniti 

Le relazioni tra Washington e Teheran sono descritte come perlomeno tese. Gli eventi più significativi che hanno influenzato la loro relazione sono stati il rovesciamento del primo ministro iraniano del 1953, coordinato dalla Cia, la rivoluzione islamica in Iran e l’attacco all’ambasciata Usa a Teheran negli anni ’80. Con l’amministrazione di Obama c’era stata una distensione dei rapporti anche attraverso l’accordo sul nucleare siglato nel 2015. Un accordo che poi Donald Trump ha promesso di stracciare definendolo “un imbarazzo per gli Stati Uniti”. 

Al contrario, l’Arabia Saudita è stata a lungo un alleato degli Stati Uniti, sebbene il loro rapporto sia stato teso durante l’amministrazione Obama, soprattutto a causa dell’approccio di Washington nei confronti dell’Iran. Trump non ha mai criticato l’approccio islamista intransigente dell’Arabia Saudita nello stesso modo in cui associa l’Iran al terrorismo. I sauditi non sono stati inclusi nel “travel ban”. L’attuale capo della Casa Bianca ha visitato Riad nel suo primo viaggio all’estero in Medio Oriente: ha incontrato leader sauditi e israeliani, sottolineando ancora una volta la necessità di ridurre l’influenza iraniana nella regione. L’Arabia Saudita rappresenta il principale cliente degli Usa nel settore degli armamenti. 

Russia

È un alleato sia dell’Arabia Saudita che dell’Iran, con stretti legami economici. Ha venduto armi sofisticate a entrambe le parti. Mosca ha espresso la volontà di svolgere il ruolo da mediatore nella crisi tra Riad e Teheran, riuscendo così ad estendere la propria influenza e a occupare quel vuoto creatosi dalla scelta del presidente americano di appoggiare solo l’Arabia Saudita. L’intervento russo nella guerra siriana ha cambiato il corso degli eventi per il presidente siriano Bashar Al Assad e per i combattenti iraniani che lo sostengono. Allo stesso tempo, ha rappresentato un duro colpo per la coalizione guidata dai sauditi appoggiati dagli Usa.

Turchia 

La forza sunnita, guidata da Recep Tayyip Erdogan ha stabilito stretti legami con l’Arabia Saudita alla luce della dottrina e dell’opposizione comune del governo siriano. Nonostante la sfiducia nell’Iran, la Turchia ha però stretto un’alleanza con Teheran per arginare l’influenza curda nella regione, considerati una minaccia per entrambi i Paesi. I rapporti con gli Stati Uniti si sono fatti però tesi dopo il riconoscimento da parte di Trump di Gerusalemme come capitale di Israele. Erdogan sembra puntare a sostituire il principe bin Salman nella guida sunnita dell’area, facendosi portavoce del malcontento arabo-musulmano nei confronti della fuga in avanti di Usa e Israele. Dall’altra parte la Russia mantiene un profilo più cauto, proprio per non perdere le alleanze in costruzione con il mondo musulmano. L’ultima visita di Putin in Turchia conferma il riavvicinamento in corso, dopo un periodo di gelo a causa delle divergenze sulla gestione della crisi siriana.

Israele

Nonostante la dichiarazione dell’istituzione dello Stato di Israele nel 1948, non ha relazioni diplomatiche nel mondo arabo se non con l’Egitto e la Giordania. I rapporti in particolare tra Iran e Israeliani non hanno mai avuto una fase di avvicinamento. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha fortemente esortato la comunità internazionale a impedire all’Iran di acquisire armi nucleari e ha chiesto l’annullamento dello storico accordo nucleare con Teheran per limitare quella che definisce una politica “aggressiva” nella regione. Le tensioni dopo il riconoscimento di Gerusalemme ovviamente sono aumentate. Tuttavia, in passato c’erano stati dei periodi di cooperazione tra Israele e altri paesi arabi, tra cui Riad. L’alleanza torna a essere solida invece con gli Stati Uniti. 

Egitto

Ha spesso svolto un ruolo fondamentale nella politica in Medio Oriente e ha avuto migliori relazioni con l’Arabia Saudita, soprattutto dopo la rivoluzione islamica. Riad ha sostenuto l’esercito egiziano isolando il leader islamista Mohamed Morsi nel 2013. Ma in alcune occasioni c’è stato un riavvicinamento tra l’Egitto e l’Iran, come quando Teheran sponsorizzò un accordo petrolifero egiziano-iracheno dopo che Saudi Aramco sospese le esportazioni di petrolio in Egitto nell’ottobre 2016. Mentre la tensione tra Arabia Saudita e Iran è aumentata di recente, il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha chiesto “di evitare l’escalation nella regione, ma non a scapito della sicurezza e della stabilità del Golfo”. Il Cairo mantiene rapporti buoni con gli Stati Uniti e ha ripreso quelli con la Russia: le relazioni avevano subito un duro colpo in seguito all’attacco terroristico a un aereo il 31 ottobre 2015, in partenza da Sharm e diretto a San Pietroburgo, in cui persero la vita 224 turisti russi.

Siria

Damasco è fedele alleato di Russia e Iran, grazie anche all’importante appoggio ottenuto per combattere la lunga guerra innescata dalla primavera araba del 2011. Il territorio siriano è ritenuto altamente strategico sia per la vicinanza al Libano (per l’Iran) che per lo sbocco sul Mediterraneo (per la Russia). 

Libano

I dissidi tra Iran e Arabia Saudita hanno una diretta influenza sulla politica interna di Beirut: il premier Saad Hariri è fedele sostenitore di Riad, il movimento armato di Hezbollah rappresenta invece l’Iran. Questa condizione, quasi paradossale, aveva portato alla crisi innescata nel novembre scorso con le dimissioni di Hariri, ritirato poi un mese dopo. 

I Paesi del Golfo

In passato, Qatar, Bahrein e Kuwait avevano legami più stretti con l’Arabia Saudita che con l’Iran. I rapporti tra Qatar e Arabia Saudita sono però franati il 5 giugno 2017 quando Riad ha interrotto ogni rapporto perché Doha aveva ripreso le relazioni con l’Iran, dopo un blocco durato oltre un anno. Seguendo l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, l’Egitto e il Bahrain hanno imposto un boicottaggio contro il Qatar a luglio. Per risposta, l’Iran ha aperto un ponte aereo con Doha per fornire gli aiuti necessari. Nel mese di ottobre il ministro della Difesa russo ha visitato Doha per siglare nuovi accordi militari.

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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