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Mentre Biglino si nega al confronto, altre conferme di Gesù padre di Paolo di Tarso

12782283_10206920070734390_664912118_n[1]Mentre Biglino si nega ad un confronto dicendo ad Alessandro Raffa, blogger di Nocensura.com, che non siamo ufficialmente riconosciuti, forse non sapendo che le nostre scoperte sono state portate davanti ad egittologi ed archeologi dal ricercatore storico universitario Andrea Di Lenardo, ed omettendo di dire che è il mondo accademico a non riconoscere la validità delle sue tesi su presunti alieni nella Bibbia, compreso il Gesù per lui alieno figlio del Gibborim Gabriele, che dice essere nato dall’unione dei Nephilim con le donne terrestri, le scoperte su un Gesù di sangue imperiale romano non si fermano. Augurando a Biglino di riuscire a confrontarsi con Monsignor Ravasi, in un “importantissimo confronto” che vede da una parte la chiesa sostenitrice di un Gesù resuscitato dalla morte e figlio di Dio e dall’altra un Gesù ed un Giovanni Battista alieni, ho trovato altre conferme di Gesù padre di San Paolo. La scoperta partì nel 2014 quando trovai le prove che Maria Boeto, moglie del re Erode il Grande, era la Maria dei Vangeli attraverso gli scritti dello storiografo Tito Giuseppe Flavio. Da tale comparazione emergeva che tutti i parenti di Maria Boeto (Simone, Lazzaro, Marta, Gesù, Nicodemo, Salomè, Anna, Giovanna, Elisabetta e Maria) erano presenti nei vangeli con le stesse relazioni di parentela della casata dei Boeto. Non solo, Gesù Boeto risultava essere il marito di Erodiade, dal cui matrimonio nacque Salomè che ritroviamo sotto la croce di Gesù nel Vangelo di Marco. Gesù, figlio di Maria Boeto, risultava essere discendente da parte del nonno Simone Boeto di Simone il Giusto, padre di Gesù Giusto e Onia I il Giusto. L’epiteto Giusto lo ritroviamo in molti personaggi dei vangeli, compreso Gesù e San Paolo a dimostrazione che era veramente il figlio del Cristo Romano. Paolo di Tarso scrive:

Corinzi 2 – Capitolo 2,12-13

Giunto pertanto a Troade per annunziare il vangelo di Cristo, sebbene la porta mi fosse aperta nel Signore, non ebbi pace nello spirito perché non vi trovai Tito, mio fratello; perciò, congedatomi da loro, partii per la Macedonia.

Sappiamo pertanto che Paolo era andato a Troade e che non trovando suo fratello Tito partì per la Macedonia, ed è qui che finalmente incontra suo fratello Tito:

Atti – Capitolo 18,5-7

Quando giunsero dalla Macedonia Sila e Timòteo, Paolo si dedicò tutto alla predicazione, affermando davanti ai Giudei che Gesù era il Cristo. Ma poiché essi gli si opponevano e bestemmiavano, scuotendosi le vesti, disse: «Il vostro sangue ricada sul vostro capo: io sono innocente; da ora in poi io andrò dai pagani». E andatosene di là, entrò nella casa di un tale chiamato Tito Giusto, che onorava Dio, la cui abitazione era accanto alla sinagoga.

In molti manoscritti “Tizio” è sostituito dalla variante “Tito”, e la conferma che si tratta di un errore di trascrizione è data dal fatto, come scoperto da Andrea Di Lenardo, che l’accento di Tizio cade nella seconda iota, rendendo il nome “Tizìo” invece di “Tizio”. Quindi essendo Tito fratello di Paolo ne consegue che anche quest’ultimo abbia lo stesso epiteto (cognomen). Ma a parte questo, è importante notare come abbia l’epiteto di Giusto lo stesso Gesù che era a Roma quando Paolo era in carcere e manda i saluti ai suoi amici in Colossesi 4:10-11

Vi salutano Aristarco, mio compagno di carcere, e Marco, il cugino di Barnaba, riguardo al quale avete ricevuto istruzioni – se verrà da voi, fategli buona accoglienza e Gesù, chiamato Giusto.

Paolo di Tarso scrive questa lettera mentre è in carcere a Roma in attesa di processo nel 62, mandando anche il saluto di Gesù Giusto, ovvero Gesù dei vangeli vivo e vegeto che, come visto in precedenza, fece espellere i giudei da Roma sotto suo cugino l’imperatore Claudio. L’epiteto Giusto è dovuto al fatto che un antenato di Gesù, Simone, era chiamato Giusto ed ebbe due figli di cui uno era chiamato anch’egli Gesù Giusto fratello di Onia Giusto, dalla cui discendenza si avrà Simone Boeto nonno materno di Gesù. Dal discorso di Santo Stefano negli Atti – Capitolo 7 , 51-52 leggiamo:

O gente testarda e pagana nel cuore e nelle orecchie, voi sempre opponete resistenza allo Spirito Santo; come i vostri padri, così anche voi. Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete divenuti traditori e uccisori;

Stefano sta parlando di Gesù e lo nomina come Giusto a conferma del fatto che Gesù Giusto era proprio il Gesù dei vangeli. Questo epiteto era inoltre presente nei fratelli di Gesù, Giacomo il Giusto e in Giuseppe Giusto detto Barsaba come dimostrato in precedenti articoli.

Ancora in Atti – Capitolo 22, 12-14 leggiamo:

Un certo Anania, un devoto osservante della legge e in buona reputazione presso tutti i Giudei colà residenti, venne da me, mi si accostò e disse: Saulo, fratello, torna a vedere! E in quell’istante io guardai verso di lui e riebbi la vista. Egli soggiunse: Il Dio dei nostri padri ti ha predestinato a conoscere la sua volontà, a vedere il Giusto e ad ascoltare una parola dalla sua stessa bocca,

Ancora una volta Gesù è chiamato Giusto, e nelle Lettere di San Paolo in Lettera a Filemone Capitolo 1,23-24 Paolo di Tarso conferma Colossesi 4:10-11 quando dice:

Ti saluta Epafra, mio compagno di prigionia per Cristo Gesù, con Marco, Aristarco, Dema e Luca, miei collaboratori.

Aristarco è infatti menzionato anche in Colossesi quando Paolo di Tarso manda anche i saluti di Gesù Giusto da Roma. In Leggenda Aurea in San Pietro, il vescovo Jacopo Da Varagine ci informa che secondo le testimonianze di Lino e Leone, Pietro prima di essere crocifisso incontrò a Roma, nel luogo dove si eleva la chiesa di S. Maria ad Passus, Gesù. Gesù era quindi a Roma in molti periodi della sua vita, e la prima volta che lo troviamo nell’urbe si rese artefice dell’espulsione dei Giudei mentre era imperatore suo cugino Claudio come riportato da Svetonio dove nell’originale latino presente in Vita Claudii, 25.4, recita: – Iudaeos impulsore Chresto assidue tumultuantis Roma expulit, la cui traduzione in italiano è: “[Claudio] espulse dalla città i Giudei che per istigazione di Cresto erano continua causa di disordine”.

L’apologeta cristiano Paolo Orosio (375-420 ca.), discepolo e collaboratore di sant’Agostino, riporta il passo di Svetonio nelle sue Historiae adversus paganos (ultimate poco prima di morire), rimanendone colpito e informandoci che di questa vicenda aveva parlato anche Giuseppe Flavio nelle sue opere:

Nel nono anno dello stesso regno, racconta Giuseppe che per ordine di Claudio i giudei furono espulsi dall’Urbe. Ma più mi colpisce Svetonio, che si esprime così: “Claudio espulse da Roma i Giudei in continuo tumulto per istigazione di Cristo”; dove non si riesce a capire se egli ordinò di infrenare e di reprimere i giudei tumultuanti contro Cristo, oppure se volle che anche i cristiani fossero espulsi con essi, come gente di religione affine”.

Dalla testimonianza dello storiografo cristiano, veniamo a sapere che anche Giuseppe Flavio in un brano delle sue opere riferiva dell’espulsione dei Giudei da Roma, avvenuta nell’anno 49 sotto il regno di Claudio. Questo brano non esiste negli scritti di G. Flavio in quanto è stato tagliato per coprire la scomoda verità di un Gesù espulsore dei Giudei a Roma, che lo scrittore ebreo identifica con Cristo. Che Gesù fosse soprannominato Cristo da Giuseppe Flavio lo sappiamo anche dallo stesso G. Flavio in Antichità giudaiche, XX, 200:

Così (il sommo sacerdote Anano) convocò i giudici del Sinedrio e introdusse davanti a loro un uomo di nome Giacomo, fratello di Gesù, che era soprannominato Cristo, e certi altri, con l’accusa di avere trasgredito la Legge, e li consegnò perché fossero lapidati.

Anche Giacomo fratello di Gesù era soprannominato Giusto, così come l’altro loro fratello Giuseppe. Nella Storia di Giuseppe falegname infatti Giuseppe, fratello di Gesù, è chiamato nell’elenco dei suoi fratelli Iustus, Giusto. Così negli Atti degli Apostoli si trova Giuseppe Iustus, Giusto, detto Barsaba. Di Giuseppe Barsaba Giusto Jacopo da Varazze riferisce che era fratello di Giacomo, figlio di Alfeo (Cleopa/Khalpai – Alfeo/Halphai). Ed ecco Giacomo soprannominato Giusto:

Questo è il discorso pronunziato in Gerusalemme da Giacomo il Giusto e scritto da Mareim, uno dei sacerdoti.

Guardate verso Colui che parla, e cercate Colui che tace! Conoscete Colui che è venuto quaggiù, e afferrate Colui che se ne è andato via.

Io sono “il Giusto”. Io non giudico. Io non sono un padrone, sono invece un aiuto. Egli fu respinto prima che stendesse la sua mano […]. Ed Egli mi fece udire per questa casa il rumore delle vostre trombe dei vostri flauti e delle vostre arpe. Ma il padrone, che vi ha fatto schiavi, ha chiuso le vostre orecchie, affinché non possiate udire il suono delle mie parole, e i vostri cuori non prestino attenzione a me che in seguito voi chiamerete “il Giusto”.

Giacomo chiama Giusto Gesù per poi dire che sarà chiamato Giusto dopo la sua morte descritta sempre nella II Apocalisse di Giacomo.

Il giorno, tutto il popolo e l’intera moltitudine erano in subbuglio e apparve evidente che non si trovavano d’accordo. Egli si alzò e andò via, dopo che aveva parlato cosi. In quello stesso giorno, tuttavia, egli venne di nuovo e parlò ancora per altre poche ore. Io invece, mi intrattenevo con i sacerdoti. Non rivelai loro nulla sulla nostra parentela poiché essi dicevano tutti concordemente: «Lapidiamo il Giusto!». Si alzarono dicendo: «Su, andiamo! Uccidiamo quest’uomo! Togliamolo di mezzo a noi. Egli, non ci sarà di alcun giovamento».

Gesù Giusto, Giacomo Giusto, Giuseppe Giusto, ed i figli di Gesù Tito Giusto e Paolo, fratello di Tito Giusto che è a sua volta Paolo Giusto. Ora si riesce a capire il motivo per cui cercò di creare la nuova dottrina su un Gesù mai crocifisso in croce da Pilato ma dai Giudei nel 68 d.C. come riportato da Giuseppe Flavio in Guerra Giudaica versione russo antico:

E oltre a queste iscrizioni ve n’era una quarta, negli stessi caratteri, la quale menzionava Gesù come re, che non aveva regnato, crocifisso dai Giudei perché preannunciava la distruzione della città e la desolazione del tempio.

Un Gesù antigiudeo che accusava gli ebrei di essere gli adoratori del diavolo nel vangelo, che sbaraccò i tavoli di questi usurai nel tempio di Gerusalemme, romano di sangue imperiale che i giudei volevano morto nel processo sotto Pilato e che invece si salvò tanto da far litigare lo stesso Paolo di Tarso con i Giudei asserendo che suo padre era ancora vivo.

Erode Gesù, come narratoci da Tito Giuseppe Flavio, sposò Erodiade e da questa relazione nacque Salomè, che ritroviamo sotto la croce di Gesù nel vangelo di Marco. L’altra moglie di Gesù fu Marta, sorella di Maria e zia di Gesù, che sposò in tarda età, nel 62 d.C. e dalla cui relazione non nacquero figli. Salomè, figlia di Erodiade e Gesù, sposò il tetrarca Filippo e dopo la sua morte Aristobulo IV, figlio di Erode di Calcide fratello di Erodiade.

Giuseppe Flavio, Antichità Giudaiche, libro XVIII, 136,137:

Erodiade, loro sorella, fu moglie di Erode (Gesù), figlio di Erode il Grande, natogli da Mariamme, figlia del sommo sacerdote Simone. Essi ebbero una figlia, Salomè, dopo la quale, Erodiade, agendo contro la legge dei nostri padri sposò Erode (Antipa), fratello di suo marito, dello stesso padre, che era tetrarca della Galilea. Salomè poi, sua figlia, sposò Filippo, figlio di Erode, tetrarca della Traconitide, il quale morì senza figli; dopo la sua morte, lei sposò Aristobulo, figlio di Erode, fratello di Agrippa: nacquero loro tre figli: Erode, Agrippa, Aristobulo.

Salomè sotto la croce del padre Gesù era un pericolo da eliminare per gli esegeti, che cercarono di coprire il fatto che fosse sua figlia cercando di par passare Salomè come la madre dei figli di Zebedeo. Marco si lascio sfuggire Salomè, ovvero la figlia di Gesù e di Erodiade, costringendo gli esegeti a dire che ella era la moglie di Zebedeo. Ma in nessun verso dei vangeli si parla di Salomè moglie di Zebedeo. Vediamo ancora una volta chi vi era sotto la croce di Gesù nel Vangelo di Marco:

C’erano anche alcune donne, che stavano ad osservare da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome, che lo seguivano e servivano quando era ancora in Galilea, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme.

Torniamo ancora a Paolo di Tarso che asseriva che Gesù nel 58 d.C. era ancora vivo:

Atti – Capitolo 25,1-19

Festo dunque, raggiunta la provincia, tre giorni dopo salì da Cesarèa a Gerusalemme. I sommi sacerdoti e i capi dei Giudei gli si presentarono per accusare Paolo e cercavano di persuaderlo, chiedendo come un favore, in odio a Paolo, che lo facesse venire a Gerusalemme; e intanto disponevano un tranello per ucciderlo lungo il percorso. Festo rispose che Paolo stava sotto custodia a Cesarèa e che egli stesso sarebbe partito fra breve. «Quelli dunque che hanno autorità tra voi, disse, vengano con me e se vi è qualche colpa in quell’uomo, lo denuncino». Dopo essersi trattenuto fra loro non più di otto o dieci giorni, discese a Cesarèa e il giorno seguente, sedendo in tribunale, ordinò che gli si conducesse Paolo. Appena giunse, lo attorniarono i Giudei discesi da Gerusalemme, imputandogli numerose e gravi colpe, senza però riuscire a provarle. Paolo a sua difesa disse: «Non ho commesso alcuna colpa, né contro la legge dei Giudei, né contro il tempio, né contro Cesare». Ma Festo volendo fare un favore ai Giudei, si volse a Paolo e disse: «Vuoi andare a Gerusalemme per essere là giudicato di queste cose, davanti a me?». Paolo rispose: «Mi trovo davanti al tribunale di Cesare, qui mi si deve giudicare. Ai Giudei non ho fatto alcun torto, come anche tu sai perfettamente. Se dunque sono in colpa e ho commesso qualche cosa che meriti la morte, non rifiuto di morire; ma se nelle accuse di costoro non c’è nulla di vero, nessuno ha il potere di consegnarmi a loro. Io mi appello a Cesare». Allora Festo, dopo aver conferito con il consiglio, rispose: «Ti sei appellato a Cesare, a Cesare andrai». Erano trascorsi alcuni giorni, quando arrivarono a Cesarèa il re Agrippa e Berenìce, per salutare Festo. E poiché si trattennero parecchi giorni, Festo espose al re il caso di Paolo: «C’è un uomo, lasciato qui prigioniero da Felice, contro il quale, durante la mia visita a Gerusalemme, si presentarono con accuse i sommi sacerdoti e gli anziani dei Giudei per reclamarne la condanna. Risposi che i Romani non usano consegnare una persona, prima che l’accusato sia stato messo a confronto con i suoi accusatori e possa aver modo di difendersi dall’accusa. Allora essi convennero qui e io senza indugi il giorno seguente sedetti in tribunale e ordinai che vi fosse condotto quell’uomo. Gli accusatori gli si misero attorno, ma non addussero nessuna delle imputazioni criminose che io immaginavo; avevano solo con lui alcune questioni relative la loro particolare religione e riguardanti un certo Gesù, morto, che Paolo sosteneva essere ancora in vita.

Paolo di Tarso poté appellarsi a Cesare in quanto di sangue romano e parente di Agrippa II suo cugino carnale e di Claudio e Nerone cugini di suo padre Gesù. Forte di queste sue parentele si spiegano adesso le sue azioni:

Atti – Capitolo 22,24-29:

il tribuno ordinò di portarlo nella fortezza, prescrivendo di interrogarlo a colpi di flagello al fine di sapere per quale motivo gli gridavano contro in tal modo. Ma quando l’ebbero legato con le cinghie, Paolo disse al centurione che gli stava accanto: «Potete voi flagellare un cittadino romano, non ancora giudicato?». Udito ciò, il centurione corse a riferire al tribuno: «Che cosa stai per fare? Quell’uomo è un romano!». Allora il tribuno si recò da Paolo e gli domandò: «Dimmi, tu sei cittadino romano?». Rispose: «Sì». Replicò il tribuno: «Io questa cittadinanza l’ho acquistata a caro prezzo». Paolo disse: «Io, invece, lo sono di nascita!». E subito si allontanarono da lui quelli che dovevano interrogarlo. Anche il tribuno ebbe paura, rendendosi conto che Paolo era cittadino romano e che lui lo aveva messo in catene.

E sotto il procuratore Felice, prima di Porcio Festo troviamo ancora i Giudei che vogliono uccidere Paolo ma il tribuno avvertito dal figlio della sorella di Paolo:

Fece poi chiamare due dei centurioni e disse: «Preparate duecento soldati per andare a Cesarèa insieme con settanta cavalieri e duecento lancieri, tre ore dopo il tramonto.

Paolo di Tarso, un personaggio importantissimo, cittadino non solo romano, ma anche parente degli imperatori dalla gens Giulio Claudia spiega ora il motivo dell’ingente scorta di ben legionari a salvaguardia della sua l’incolumità. Ecco altre prove della sua parentela con Aristobulo, suo cognato che sposò sua sorella Salomè nella Lettera ai Romani: Salutate i familiari di Aristòbulo. Salutate Erodione, mio parente.

Ed a Giuseppe Flavio: Da parte loro, Costobaro e Saul, raccolsero bande di malviventi; loro stessi erano di stirpe reale e raccolsero favori a motivo della loro parentela con Agrippa, ma erano sfrenati e pronti a spogliare le proprietà dei più deboli. Fu da quel momento, in particolare, che la malattia piombò sulla nostra città e ogni cosa andò scadendo di male in peggio. I maggiorenti, vedendo che ormai non potevano più soffocare la ribellione e che loro sarebbero poi stati i primi a subirne le pericolose conseguenze da parte dei Romani, si preoccuparono di declinare la loro responsabilità e mandarono ambasciatori sia a Floro, capeggiati da Simone figlio di Anania, sia ad Agrippa, tra cui primeggiavano Saul, Antipa e Costobar, legati al re da vincoli di parentela.

Certo, era il cugino di Agrippa II e cognato di Aristobulo di Calcide, ma anche fratello di Costobar come riportato da Tito Giuseppe Flavio. Se vediamo la genealogia di Erode il Grande, sappiamo da Giuseppe Flavio che il re Erode avrebbe avuto a che fare con un certo Costobaro. Quando Erode assunse il potere regale, designò Costobaro governatore della Idumea e di Gaza, gli diede (in moglie) sua sorella Salome. Costobar fu il marito di Salomè sorella del re Erode il Grande, quindi il Costobar fratello di Paolo di Tarso/Saul era il nipote di Costobar, o il figlio del nipote. Da Costobar e Salomè nacque Berenice che nel 18 a.C., sposò il cugino Aristobulo, figlio di Erode il Grande e della principessa asmonea Mariamne; i due ebbero cinque figli: Agrippa I, Erode di Calcide, Aristobulo, Erodiade e Mariamne. Se Saul/Paolo di Tarso dice di essere imparentato con Agrippa II, non poteva di certo essere il figlio di Agrippa I, altrimenti avrebbe detto di essere fratello di Agrippa II e non suo parente; inoltre anche Costobaro sarebbe stato figlio di Agrippa I e fratello di Agrippa II. Sappiamo inoltre che Agrippa I aveva come figli Agrippa II, Berenice di Cilicia, Drusilla e Mariamne. Passiamo ora ad Aristobulo che sposò Iotapa, figlia del re di Edessa Sampsiceramo II, da cui ebbe una figlia, Iotapa, sordomuta e nessun’altra figlia, quindi va escluso anche lui. Erode di Calcide sposò in prime nozze la cugina Mariamne, che gli diede un figlio di nome Aristobulo di Calcide, il quale divenne in seguito signore dell’Armenia minore, poi alla morte di Mariamne, Erode sposò la nipote, Berenice di Cilicia, figlia di Agrippa, da cui ebbe due figli, Bereniciano e Ircano. Rimane ancora Mariamne e Erodiade come possibili madri di Saul/Paolo di Tarso. Mariamne sposò Archelao, ma anche da questo matrimonio non risultano esserci stati figli. Sapete chi è rimasto? Solamente Erodiade, moglie di Erode Gesù, a ulteriore conferma delle iniziali prove.

Ancora in Lettera ai Romani, 16:

Salutate Erodione, mio parente. Salutate quelli della casa di Narcìso che sono nel Signore. Salutate Trifèna e Trifòsa che hanno lavorato per il Signore. Salutate la carissima Pèrside che ha lavorato per il Signore. Salutate Rufo, questo eletto nel Signore, e la madre sua che è anche mia.

I cinque figli di Gesù e Erodiade sono quindi: Salomé, Costobar, Rufo, Tito e Paolo di Tarso. Ora possiamo capire il motivo per cui Paolo saluta Aristobulo di Calcide, ovvero suo cognato che sposò Salomè, sorella di Paolo. Inoltre Paolo era anche cugino di Agrippa II, in quanto sua madre Erodiade era sorella di Agrippa I padre di Agrippa II. Non solo, essendo Gesù imparentato con tutti gli imperatori della gens Giulio Claudia, come visto nei precedenti articoli e nel libro Cristo il romano, siamo riusciti a capire la sua sfrontatezza contro i giudei che lo volevano uccidere in più di un’occasione, sapendo che le sue parentele ed il suo sangue romano imperiale lo avrebbero salvato in più di un’occasione. La famosa conversione di Paolo di Tarso è stata solamente un’abile mossa politica di un romano che voleva fare sul padre Gesù il messia risorto re d’Israele. Verità storiche che risorgono dalle ceneri di falsificazioni durate oltre 2000 anni, scomode al potere del vaticano e dei giudei. Scomode, ma così eclatanti che neanche l’oltraggioso depistaggio di Biglino, che vuol far passare come alieno Gesù per coprire il suo antigiudaismo e il dio della Bibbia Yahweh e gli Elohim in altrettanti alieni al fine di deresponsabilizzare le guerre dei giudei attribuendole ad inventati alieni riuscirà a fermare. Scoperte che avranno un clamoroso seguito con Andrea Di Lenardo che svelerà per la prima volta in assoluto il vero Graal, la linea di sangue di Gesù indietro fino alla XVII dinastia egizia e in avanti fino agli attuali discendenti.

Alessandro De Angelis scrittore ricercatore di antropologia delle religioni

Ricerche ed analisi tratte dal libro Cristo il Romano acquistabile su macrolibrarsi: http://www.macrolibrarsi.it/libri/__cristo-il-romano-libro.php

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