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Mentre l'Europa parla di porti, al largo della Libia affogano 220 persone in due giorni

Più di 200 in due giorni, mille in sei mesi e quasi 35 mila in venticinque anni. Sono le cifre spaventose delle morti tra i migranti: numeri che ‘sconvolgono’ l’Unhcr, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e rimbalzano sulle pagine di tre quotidiani europei che dedicano un numero speciale al bilancio delle morti in mare dal 1993 a oggi.  

L’Unhcr è “scioccato e addolorato” dall’ultima notizia: circa 220 persone annegate a largo delle coste libiche nei giorni scorsi mentre tentavano di attraversare il mar Mediterraneo dirette in Europa. Questo porta a più di mille il numero di migranti morti affogati nel Mediterraneo nel 2018. 

Secondo i sopravvissuti, un’imbarcazione di legno che trasportava un numero imprecisato di persone si è capovolta al largo delle coste libiche martedì 19 giugno. Dei circa 100 passeggeri stimati, sono sopravvissuti solo in cinque. Sono stati salvati dalla Guardia costiera libica e sbarcati a Mayia, alla periferia della capitale Tripoli. Sono stati poi portati in un ospedale locale dalle autorità per ricevere cure mediche. Alcuni corpi sono stati recuperati dai soccorritori, altri trovati sulle spiagge.

UNHCR shocked by mass drownings off Libya, calls for urgent action https://t.co/2XM9g1YXZB

— UNHCR News (@RefugeesMedia) 21 giugno 2018

Lo stesso giorno, un gommone con circa 130 persone a bordo è affondato in un’altra località al largo della Libia. Sessanta sopravvissuti sono stati salvati da pescatori locali, che li hanno riportati a riva a Dela (35 chilometri a ovest di Tripoli). Si ritiene che 70 persone siano annegate in questo incidente.

Mercoledì, la Guardia costiera libica ha condotto un’operazione di salvataggio al largo di Garabulli, a 64 Km a est della capitale, Tripoli. I rifugiati e i migranti salvati sono stati sbarcati a Tajoura. I sopravvissuti hanno riferito che oltre 50 persone che viaggiavano con loro sarebbero annegate. “L’Unhcr è estremamente scioccato dal numero sempre crescente di rifugiati e migranti che perdono la vita in mare e chiede un’azione internazionale urgente per rafforzare gli sforzi di salvataggio in mare da parte di tutti i principali attori coinvolti, comprese le Ong e le navi mercantili, in tutto il Mediterraneo”, si legge in una nota dell’Alto commissariato.

“Allo stesso tempo – continua – dovrebbe essere garantito l’accesso alla protezione nei Paesi di primo asilo, nonché percorsi alternativi per i rifugiati in Libia che tentano di attraversare il mare in cerca di protezione e sicurezza. Tutte queste azioni sono cruciali per garantire che non si perdano più vite in mare”. 

Il bilancio delle morti in mare negli ultimi 25 anni supera così la soglia di 34.500 quando appena il 20 giugno l’organizzazione United for Intercultural Action aveva fotografato la situazione in occasione della giornata mondiale del rifugiato e fermato la conta a 34.361. Il Manifesto in Italia, il Guardian in Gran Bretagna e il Tagespiegel in Germania hanno pubblicato l’elenco dei nomi in un numero speciale. “Nonostante i dati mostrino un’ulteriore diminuzione degli arrivi sulle coste italiane rispetto ai livelli del 2017” scrive l’organizzazione, “il nuovo governo italiano ha reso i ‘migranti’ la sua priorità. La formulazione è, in questo caso, essenziale: evitando la distinzione tradizionale (nel discorso politico italiano) tra richiedenti asilo, rifugiati e migranti (economici), la coalizione giallo-verde sta riunendo intenzionalmente tutti, comprese le persone che vivono nel Paese da anni o decenni, nello stesso gruppo di denotazione negativa”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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