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Merkel, il burqa è un ostacolo all'integrazione

Milano – Nel dibattito iniziato in Francia sul ‘burkini‘ (il costume da bagno integrale usato da alcune donne musulmane),definito dal premier Manuel Valls “contrario di valori francesi”, oggi si e’ indirettamente inserita il cancelliere tedesco Angela Merkel. Secondo quanto riferisce Der Spiegel il cancelliere riferendosi al burqa ha sostenuto che “una donna tedesca dalle sembianze completamente coperte ha poche chance di integrarsi”. Merkel ha quindi passato la palla al ministro dell’Interno Thomas de Maziere su un’eventuale divieto parziale di indossare il burqa, non credendo possibile che i giudici della Corte Costituzionale di Karlsrhue potrebbero accettare un bando totale. 

Si attende ora una proposta coordinata tra il ministro de Maziere e gli omologhi dei 16 Laender che sara’ illustrata domani a Berlino. La strada e’ prescelta e’ quella di vietare il burqa (non in quanto simbolo religioso contrario alla laicita dello Stato, come prevede la dottrina francese) solo per ragioni di sicurezza, in quanto non rende riconoscibili quanti lo indossano in alcune determinate occasioni: negli uffici pubblici, alla guida di un’automobile o in un tribunale quando si viene chiamati a deporre o si viene giudicati. 

Le dichiarazioni arrivano all’indomani dell’annuncio di Valls di voler vietare il burqini – il costume femminile islamico – in spiaggia.  Ed è scoppiato il caso anche in Italia. Per il ministro dell’Interno, Angelino Alfano è necessario di usare “il buon senso”. “Dobbiamo essere duri e severi”, dice a proposito dell’integralismo, “ma non provocatori. Dobbiamo e stiamo facendo arresti, controlli, indagini ed esplusioni. Ma la Costituzione Repubblicana prevede libertà di culto“. “La mia bussola – ha spiegato Alfano a Rtl – è buon senso e pragmatismo. Abbiamo espulso – ricorda – 109 soggetti e anche 9 imam. Questo e’ essere severi dentro il perimetro della legge. Altre cose che non investono la legge, l’ordine pubblico, se realizzate come puro atto ideologico possono determinare un effetto provocatorio di dire ‘noi siamo rifiutati in una comunita’ nella quale vogliamo esprimere le nostre ragioni e la nostra fede ma non violando la legge’. Questo e’ il limite che pongo. Senza provocazioni che possono attirare reazioni violente”.

Il ministro ha sottolineato quindi come il fenomeno del burkini non sia per nulla diffuso sulle nostre spiagge: “Avete visto donne in burkini? Qui non si tratta di esprimere un giudizio su quello che c’e’ dietro, si tratta di un fatto pratico: quando non c’e’ violazione di legge ne’ dilagare del fenomeno” non c’e’ da intervenire. “Rispetto per la Francia – ha aggiunto – pero’ l’Italia e’ l’Italia. Fin qui e’ stato un paese sicuro. Vorrei che tutti si rendessero conto che se questo e’ stato un paese sicuro e’ stato perche’ da un lato abbiamo fatto un lavoro di prevenzione che ha funzionato e dall’altro lato la comunita’ nazionale non ha mai tenuto un comportamento che ha dato l’impressione di una crisi di rigetto nei confronti della comunita’ musulmana. Sono stato educato alla Costituzione repubblicana che riconosce la liberta’ di culto. Liberta’ – ha concluso Alfano – che esiste da prima che esistessero gli Stati”. 

Il caso burkini in Francia – Il premier francese, Manuel Valls, si è schierato contro il burkini, sostenendo i sindaci che negli ultimi giorni hanno emesso ordinanze in cui si vieta di portare il costume femminile islamico in spiaggia. La questione ha scatenato polemiche e in un villaggio della Corsica si è arrivati a scontri fra nazionalisti corsi e turisti maghrebini.

Il burkini divide le parlamentari – Vietare o meno l’uso del burkini, il costume integrale indossato in spiaggia da diverse donne musulmane, fa discutere le parlamentari italiane. E il tema dei simboli religiosi e della liberta’ della donna divide gli schieramenti. Dopo il divieto introdotto nelle spiagge francesi e in quelle della Corsica, Alfano boccia l’ipotesi di ‘copiare’ il modello d’OltralpeUna posizione che non trova d’accordo Matteo Salvini, leader della Lega, che definisce il burkini “un simbolo di arroganza, di sopraffazione e violenza nei confronti della donna” e, per questo, va vietato. 

Un abito nato per caso nel 2000 in Australia

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