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Messico, storia di Dafne in carcere per un aborto spontaneo

Rischia 16 anni di prigione per un reato che non ha commesso. I processi farsa contro chi interrompe la gravidanza mentre i pro family Usa versano milioni in campagne anti-aborto in America Latina.

Lei si chiama Dafne McPherson, e nonostante il nome e cognome di origine irlandesi, è una donna messicana. Vive a San Juan del Río, lavora come commessa in un grande magazzina, ha una figlia di 9 anni che si chiama Lia. Ed è in carcere. La sua colpa? Avere avuto un aborto spontaneo per il quale rischia 16 anni di prigione. L’accusa è omicidio. A raccontare questa storia è oggi il Guardian. Una storia che si è guadagnata una notorietà internazionale quando altre donne in Messico sono scese in campo a difesa di Dafne. L’aborto in Messico rimane illegale in gran parte del Paese. Solo nella capitale è stato legittimato, ma con forti restrizioni, circa 10 anni fa. Durante il processo a Dafne il procuratore ha descritto le presunte azioni della donna come qualcosa “da non fare nemmeno a un cane”.

Una tendenza questa di criminalizzare le donne che abortiscono che si sta moltiplicando soprattutto nelle aree più conservatrici e rurali del Paese e ha come vittime soprattutto le donne povere, che non possono permettersi un avvocato.

Karla Michel Salas, legale per i diritti umani che segue il caso di McPherson, ha ricostruito la vicenda di Dafne, che si è sentita male nel bagno dei grandi magazzini, ha avuto una gran perdita di sangue ed è svenuta. La donna è stata portata in ospedale, e rilasciata quattro ore dopo. Era il 17 febbraio 2015. Da quel momento gli investigatori statali l’hanno presa di mira. Per l’avvocata Salas non è stata intrapresa alcuna indagine reale, anzi, la Procura ha cercato testimoni per confermare una versione preconcetta degli eventi.

Dafne è stata arrestata il 2 settembre 2015 e dichiarata colpevole, nel corso di un processo farsa, il 16 luglio dello scorso anno. Da quando è finita in carcere non ha più visto la figlia Lia.
I gruppi pro family Usa versano milioni in campagne anti-aborto in America Latina e nei Caraibi. Anche nel Salvador le legge che vieta l’aborto è una delle più severe del mondo. I partiti di destra hanno proposto di aumentare le pene per chi interrompe la gravidanza da un minimo di 30 anni ad un massimo di 50 anni, equiparando l’aborto al reato di omicidio aggravato con “la crudeltà estrema”.
Così un’adolescente stuprata e che aveva perso il figlio dopo essere rimasta incinta è stata condannata senza avere alcuna attenuante.

http://www.globalist.it/world/articolo/2014486/messico-storia-di-dafne-in-carcere-per-un-aborto-spontaneo.html

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