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Mezza ricchezza globale nelle mani dell’1% del mondo. In Italia, 1,3 milioni di milionari

Da repubblica.it 14.11.17 (ANSA) “Il rapporto di Credit Suisse: crescono i patrimoni, ma anche le disparità. Al 70 per cento più povero della popolazione restano le briciole, con il 2,7% della ricchezza. I Millennials sono la “generazione sfortunata”: faranno più fatica ad accumulare patrimonio e vivranno in un mondo con maggiori disparità”

“”La ricchezza mondiale è esplosa del 27% dallo scoppio della grande crisi finanziaria ad oggi, un decennio nel quale si è via via polarizzata nelle mani di pochi. Oggi, dice il Credit Suisse, una volta sottratti i debiti “basta” un patrimonio di 3.582 dollari per essere nella metà più ricca del mondo. Non certo una cifra da Paperon de Paperoni. Con quasi 77mila dollari si entra nel top 10% dei detentori della ricchezza globale e si sale a 770mila dollari per il ristretto club dell’1%. Significa che tanto è in mano a pochissimi. Ordinando la popolazione mondiale per richezza si vede che la metà inferiore possiede meno dell’1 per cento della ricchezza totale, il 10% in cima ne detiene l’88% e l’1% di super-ricchi arriva a concentrare la metà di tutta la ricchezza. Numeri contenuti nell’ottava edizione del Global Wealth Report prodotto dalla banca svizzera, che mostrano come le risorse siano andate a concentrarsi in sempre meno mani. L’1 per cento più ricco aveva il 42,5% del patrimonio globale nel 2008, ed è ora salito al 50,1% con 140mila miliardi di dollari.
Nell’ultimo anno sono nati 2,3 milioni di milionari, che portano la truppa totale a 36 milioni: è come se esistesse uno Stato delle dimensioni della Polonia abitato solo da milionari. Questo Stato ha nelle sue casseforti quasi 130mila miliardi di dollari accantonati. Dall’altra parte della barricata ci sono 3,5 miliardi di adulti poveri, che hanno meno di 10mila dollari ciascuno. Sono il 70 per cento della popolazione in età lavorativa, ma hanno solo il 2,7% del patrimonio del mondo.
Restando sui trend più recenti, secondo il Credit Suisse da metà 2016 a metà 2017 la ricchezza mondiale complessiva è aumentata a un tasso del 6,4 per cento (o di 16,7 mila miliardi di dollari) – il più elevato dal 2012 – fino a raggiungere 280 mila miliardi di dollari. “Tale incremento riflette i guadagni realizzati su vasta scala nei mercati azionari, in combinazione con incrementi analoghi in campo non finanziario, che per la prima volta hanno toccato livelli superiori a quelli del 2007, anno precedente alla crisi”. Il patrimonio medio pro capite tra la popolazione adulta è cresciuto quindi del 4,9 per cento, fino a raggiungere un nuovo massimo storico di 56.540 dollari. L’Italia ha fatto la sua parte entrando nella top ten dei Paesi in cui la ricchezza è cresciuta maggiormente: 1 milione e 288 mila milionari nel 2017 (milionari in dollari), 138 mila in più rispetto al 2016: è italiano il 4% dei milionari del mondo.
Gli Stati Uniti hanno proseguito la loro avanzata dopo la crisi finanziaria, favoriti da solide condizioni di mercato: il paese di Donald Trump ha contribuito con 8,5 mila miliardi di dollari alla crescita della ricchezza mondiale: una quota che equivale alla metà della ricchezza generata a livello globale nei 12 mesi a metà 2017. La Svizzera nel 2017 si confermaleader globale in termini di ricchezza media e ricchezza mediana per adulto, mentre l’Europa nel suo complesso ha visto accrescere il patrimonio del 6,4%.
Un approfondimento del rapporto è dedicato ai Millennials, definiti la “generazione sfortunata” che ha dovuto “affrontare difficoltà iniziali e condizioni di mercato avverse nei primi anni dell’età adulta”. Una falsa partenza che “con ogni probabilità finirà per limitare le loro prospettive di arricchimento. Oltre a essere stata colpita dalle perdite di capitale dovute alla crisi finanziaria globale, questa generazione è stata infatti esposta direttamente alle sue conseguenze: disoccupazione, maggiori disparità di reddito, aumento dei prezzi degli immobili, inasprimento delle norme sulle ipoteche e, in alcuni paesi, aumento significativo del debito studentesco. Rispetto alle generazioni precedenti, avrà inoltre un accesso meno agevole alla pensione”. Un dato, relativo agli Usa, cristallizza le difficoltà dei trentenni: il patrimonio medio detenuto dalle persone di 30-39 anni (72 400 dollari) nel 2017 è risultato inferiore del 46% al patrimonio detenuto a quell’età dalle persone che nel 2017 avevano un’età compresa tra 40 e 49 anni (134 800 dollari).
E il futuro non è roseo: secondo le prospettive generali “i Millennial non solo dovranno affrontare maggiori difficoltà nella costruzione del proprio patrimonio, ma continueranno anche a scontrarsi con una distribuzione più iniqua della ricchezza”. Nannette Hechler-Fayd’herbe del Credit Suisse sintetizza: “” Millennial stanno affrontando con decisione sfide e opportunità, ad esempio con uno stile di vita più attivo e salutare e partecipando alla sharing economy. Tuttavia non si può dire che la loro sia una ‘generazione fortunatà se confrontata con quella dei baby boomer, i cui patrimoni avevano beneficiato di una serie di fattori fra cui circostanze ampiamente favorevoli legate alla crescita dei prezzi sui mercati immobiliari e azionari”.””

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