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Mezzo milione di londinesi sono infuriati per lo stop a Uber

Londra ha sfidato la Storia, e se nella battaglia a Uber è quest’ultima a soccombere, sul lungo termine il progresso è inarrestabile e destinato a prevalere. A darne la misura è la reazione dei cittadini londinesi alla decisione del ‘Transport for London’, l’ente regolatore dei trasporti della città, di revocare la licenza alla startup che ha riscritto il concetto stesso di spostamento. Nel giro di ventiquattrore una petizione a difesa di Uber aveva già raccolto mezzo milione di firme, di londinesi infuriati.

“Un grave errore”

“Quelle persone non erano arrabbiate per la reputazione di Londra come casa dell’innovazione, anche se ovviamente non aiuta l’aver cacciato la più grande startup al mondo” scrive sul Financial Times Robert Colvile, autore di ‘The Great Acceleration’ e redattore di ‘CapX’. “Né per i 40mila autisti dell’azienda. Erano arrabbiate perché Uber è diventata rapidamente – e inesorabilmente – parte delle nostre vite”. Ridurre Uber a concorrente dei taxi, ‘vero’ simbolo di Londra, sarebbe un errore. L’azienda americana, con il suo servizio, ha letteralmente rovesciato l’establishment dei taxi che, per le tariffe che applicavano, erano un privilegio per pochi.

Il ceo di Uber, Dara Khosrowshahi, ha scritto uan lettera aperta ai londinesi per annunciare “ricorso contro questa decisione”, e per “ringraziare tutti quelli che hanno utilizzato Uber negli ultimi giorni per il loro supporto”.

Uber ha rivoluzionato il modo delle persone di muoversi in città a livello globale, ma è vero che abbiamo fatto degli errori. A nome di Uber, chiedo scusa per gli errori compiuti

L’ente regolatore ha giustificato la sua decisione spiegando che Uber non garantirebbe la sicurezza dei suoi clienti e impedirebbe agli enti l’accesso al servizio per controllarne le caratteristiche o per ragioni giudiziarie. Un articolo del Sun di maggio svelava che la polizia metropolitana di Londra aveva condotto 32 indagini su autisti di Uber per violenza sessuale, nel periodo tra maggio 2015 e maggio 2016, poi confermato dalle stesse autorità. “So che Uber è un servizio popolare tra I londinesi” ha detto il sindaco di Londra, Sadiq Khan, “Ma sarebbe un errore se il Tfl desse la licenza a Uber, se questo potesse comportare un rischio per la sicurezza dei cittadini”. Se da un lato Tfl e comune di Londra sostengono che Uber non ha denunciato delle violenze perpetrate dagli autisti affiliati, l’azienda risponde che “la scelta di inoltrare o meno un esposto alle forze dell’ordine (per le violenze subite, n.d.r.) dovrebbe spettare alla vittima”.

Non saremo perfetti ma vi ascolteremo; cercheremo di essere partner di lungo termine della città e opereremo con umiltà, integrità e passione

Ma per Colvile l’unica vera ragione per la quale Khan e il Tfl hanno ottenuto la rimozione della licenza di Uber, è la schiacciante pressione esercitata dai sindacati. Il mercato di Uber tende naturalmente al monopolio, che peraltro è l’unico modello di business che la renderebbe veramente efficiente. Ma quel monopolio, anzichè escludere i clienti dal mercato, ne avrebbe attratto di nuovi, costruendo una nuova domanda di utenti che hanno bisogno di spostarsi. E sebbene i sindacati facciano resistenza per proteggere il ruolo del tassista, il progresso rappresentato dalla app non può che insidiare il loro corporativismo. Così come le macchine che si guidano da sole, un giorno, sostituiranno gli autisti di Uber, in un costante avvicendarsi dei fattori produttivi.

La licenza di Uber scadrà il 30 settembre ma ancora non è detta l’ultima parola. L’azienda ha a disposizione ancora 19 giorni per impugnare la decisione dell’ente regolatore e, fino a quando il ricorso rimarrà in sospeso, Uber potrà continuare a lavorare come di consueto. 

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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