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Migrant, Renzi: "Ue apra porte o veto su bilancio"

di Paolo Molinari

Roma – Matteo Renzi avverte l’Europa: senza il rispetto delle regole da parte di tutti sui migranti, l’Italia è pronta a mettere il veto sul bilancio dell’Unione Europea. Un messaggio che il presidente del consiglio invia ai paesi dell’Est, quelli che rispondono con i muri all’emergenza migranti. Ma anche alle istituzioni europee che non fanno prevalere il principio della solidarietà nella gestione dei flussi. Tutto questo nel giorno in cui Bruxelles fa recapitare la lettera con le richieste di chiarimenti al governo sulla legge di bilancio, appena approvata dal consiglio dei ministri e in discussione in Parlamento. “Di violazioni alle regole europee ce ne sono tante”, premette Renzi: “Da nove anni la Francia è sopra il 3 per cento, la Spagna ha un deficit che è il doppio del nostro. Sì, il nostro debito è cresciuto dello 0,1 per cento nel secondo trimestre del 2015. Ma l’Italia ha rispettato tutte le regole in questa legge di Stabilità”. E questo, nonostante il Paese si sia trovato a dovere affrontare due emergenze, che per il presidente del consiglio giustificano ampiamente il ricorso alle clausole eccezionali previste dal regolamento Ue: flussi dei migranti e terremoto.

Sulla prima, in particolare, Renzi mette in guardia: “Noi non siamo più in condizione di reggere questa situazione. Abbiamo tempo sei mesi massimo. O blocchiamo l’afflusso entro il marzo 2017 o l’Italia non riuscirà più a reggere quello che è successo quest’anno”. Ciò significa che “il meccanismo dei venti miliardi da mettere” da parte dell’Italia “e 12 da prendere non regge più'”. Per questo, “siamo pronti a mettere il veto. I contanti non passano dai muri, se tiri su un muro i soldi degli italiani te li scordi”, chiaro riferimento a quei Paesi, come l’Ungheria, che affrontano le crisi umanitarie e le ondate di migranti che ne derivano alzando muri ai confini.

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Il capitolo terremoto, per Renzi, si compone di due paragrafi: la ricostruzione e la messa in sicurezza del territorio. E del secondo fa parte l’edilizia scolastica: da Bruxelles “possono scrivere tutto quello che vogliono ma Amatrice, Accumoli e Arquata le rimettiamo su come Dio comanda” e le scuole “le mettiamo in sicurezza perché per me i nostri figli sono dieci volte più importanti di Bruxelles”. Per quanto riguarda l’interpretazione delle clausole eccezionali, poi, non c’ènemmeno da discutere: “Le due clausole eccezionali” nella legge di Bilancio sottoposta alle istituzioni europee “sono per il terremoto e gli immigrati. Tutto ciò che serve per rimettere a posto lo mettiamo fuori dal computo del Patto di Stabilità. Dopo sette anni abbiamo avuto tre terremoti uno peggio dell’altro. Il genitore che ha il bambino che va a scuola vuole che la scuola sia sicura perchè non si sa quando e dove arriverà il prossimo sisma. I soldi che servono per l’edilizia scolastica stanno fuori dal patto di stabilità. Un po’ meno di cinque miliardi”. Il governo, tuttavia, mostra di non preoccuparsi dell’effetto della lettera. Nello studio di Bruno Vespa, assieme a Renzi, c’è il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calende. è a lui che il presidente del consiglio lascia la parola quando si tratta di spiegare a cosa èe quali effetti derivano dalla missiva di Bruxelles: “La lettera è una richiesta di maggiori approfondimenti nella legge di bilancio e noi la prendiamo come fosse un esame, ma è un processo di discussione. Tema inesistente: l’Italia è uno dei pochissimi Paesi che non è in procedura di infrazione. Una semplice lettera che chiede maggiori spiegazioni, come sempre succede, come sempre si fa”, sottolinea Calende. (AGI)

 

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