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Migranti: Mattarella, "non solo hotspot, serve azione tutta Ue"

(AGI) – Vienna, 16 set. – Hotspot non e’ la parolina magica per risolvere la crisi ormai epocale dei migranti. Sergio Mattarella giunge per la sua prima visita ufficiale a Vienna, mentre le televisioni di tutta Europa trasmettono le immagini dei profughi colpiti dai cannoni ad acqua della polizia ungherese, delle lunghe file di siriani che tentano ora la sorte ai valichi con la Croazia, degli arrivi di barconi nel Sud Italia e in Grecia. E al suo omologo austriaco, come poi al premier Werner Faymann, il presidente della Repubblica spiega che, certo, non c’e’ nessun veto pregiudiziale alla attivazione dei centri di riconoscimento da parte del nostro Paese, ma serviranno solo se ci sara’ una serie di regole e azioni comuni, di cui gli hot spot siano solo uno dei passaggi. “Occorre – spiega – una risposta comune e complessiva dell’Unione che riguardi tutti i vari tipi di intervento e i vari adempimenti, dal salvataggio per evitare che si perdano vite umane, agli hotspot, dai respingimenti e reimpatri quando e’ necessario farlo, alle quote di accoglienza”. Insomma, va bene registrare chi fa domanda di asilo, ma gli hotspot sono inutili senza altri passaggi condivisi. E dunque, oltre ai centri di riconoscimento, serve un processo complesso che preveda regole di asilo comunitarie, con tanto di elenco unico dei Paesi di provenienza, accettazione delle quote da parte di tutti e 28 i paesi Ue, reimpatri gestiti da tutta l’Unione, aumento dell’impegno della cooperazione con i paesi d’origine dei flussi. Una posizione in linea con quella espressa per il governo dal ministro dell’Interno Angelino Alfano in serata. Sia con il presidente austriaco Heinz Fischer che in conferenza stampa, Mattarella ha ribadito quindi che “occorre una gestione complessiva dell’Unione ed e’ solo in questo modo che si puo’ avere una risposta efficace”. Dunque ben venga anche il vertice straordinario, che si dovrebbe tenere a giorni, nuovamente sollecitato da Angela Merkel, se portera’ a questo risultato. Perche’ l’Europa e’ forte, e combatte anche il terrorismo, spiega ancora una volta il Capo dello Stato, solo se dimostra con i fatti il rispetto dei suoi valori di cultura e democrazia. Finora le avvisaglie non sono le migliori, i paesi dell’Est Europa frenano, alcuni brutalmente, ma anche la Gran Bretagna non accelera. Il presidente Fischer ha fatto notare che Francia Germania, Austria, Italia, Svezia sono su un fronte comune e compatto, e da quello bisognera’ partire. Un passaggio quello di Fischer, poco prima del quale, nel colloquio a due, il Capo dello Stato aveva espresso il suo dispiacere per il fatto che ancora, nonostante tutto, alcuni Paesi non abbiano capito che solo una azione comune puo’ fronteggiare la crisi. Una linea, dunque, condivisa con Francia e Germania, oltre che con l’Austria; paesi, questi, irritati con gli Stati dell’Est, a cominciare dall’Ungheria, per le loro scelte di chiusura totale delle frontiere. Berlino e Vienna spingono per gli hotspot, in un pressing che giunge anche direttamente da Bruxelles. Lo stesso Fischer ha detto che di deve “partire subito”, ma molti sono consapevoli che il vero scoglio sono la gestione dei flussi e le quote. “Noi accoglieremo in un anno 80-100.000 rifugiati” ha annunciato Fischer, dopo aver accolto nei decenni scorsi ungheresi e cecoslovacchi, oltre a 80.000 bosniaci durante la guerra nella ex Jugoslavia. Come a dire, noi abbiamo gia’ dimostrato la nostra generosita’, la dimostreremo ancora, ma “tale sforzo – dice a chiare lettere – deve essere redistribuito fra tutti i 28, non solo fra 7-8 paesi abbandonati poi a se stessi”. Mutatis mutandis la stessa linea e’ espressa anche da Mattarella, per il quale nessun paese da solo puo’ affrontare con successo il problema. Nessun passo avanti, invece, sul tema di Schengen: sia Germania che Austria derubricano la ripresa dei controlli alle frontiere, anche con l’Italia, solo a una esigenza di maggiore sicurezza e negano che si tratti di una sospensione del trattato. Ma le ore passano, la crisi raggiunge picchi di disumanita’, anche l’Onu striglia i Paesi come l’Ungheria che trattano in modo incivile i migranti e conferma il vertice di New York a margine dell’Assemblea generale. Un uno-due, quello di Ue e Onu, su cui i Paesi fondatori puntano per convincere anche i piu’ duri a una politica di accoglienza condivisa. (AGI) .
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