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Migranti: Ocse stima nel 2015 un milione richieste asilo nell'Ue

(AGI) – Parigi, 22 set. – L’ondata migratoria in atto in Europa rappresenta una “crisi umanitaria ” con “un costo umano spaventoso e inaccettabile”, che nel solo 2015 potrebbe portare a un milione di richieste di asilo nell’Ue: e’ quanto si legge nel rapporto 2015 sulle ‘Prospettive delle migrazioni internazionali’ elaborato dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse), presentato alla vigilia del Consiglio Europeo straordinario di domani a Bruxelles. Nel documento si afferma che l’attuale numero di migranti “non trova paragoni recenti” e si ipotizza pertanto che entro l’anno nei Paesi dell’Ue potranno essere presentate complessivamente un milione di richieste di asilo, ma con tutela garantita solo per “350.000-450.000” persone. Si tratta di un fenomeno destinato a durare a lungo, viene osservato, eppure per l’Ocse l’Ue puo’ farcela. Anche se la situazione “e’ particolarmente difficile da affrontare”, non soltanto per “la grande diversita’ dei percorsi seguiti, dei Paesi d’origine e delle motivazioni” a lasciarli, ma anche per altri fattori tra i quali spicca “l’elevato numero” dei minorenni coinvolti, ben il 4 per cento del totale l’anno scorso. Insomma, “all’interno di questa crisi ce ne sono parecchie, e cio’ rende la questione complicata” anche perche’ “non se ne vede la conclusione”, ha commentato Jean-Christophe Dumont, responsabile Ocde per le migrazioni internazionali. “A breve termine, sono esili le prospettive di vedere stabilizzarsi la situazione nei principali Paesi d’origine” dei profughi o migranti economici che dir si voglia. Tutto questo, sempre stando alle conclusioni del rapporto, appare suscettibile di “generare in molti Stati una sensazione di angoscia” proprio perche’ “si va forse al di la’ della mera urgenza immediata per approdare invece a una condizione strutturale”. E tuttavia, “il messaggio-chiave e’ che l’Europa dispone della capacita’, dei mezzi e dell’esperienza per rispondere” all’emergenza. Del resto, ha chiosato Dumont, “i fatti sono evidenti: l’immigrazione non ha un impatto negativo sul mercato del lavoro, non rafforza i deficit di bilancio, gli immigrati contribuiscono piu’ di quanto non ricevano in termini di benefici individuali”. Soprattutto quelli siriani, “maggiormente qualificati rispetto ad altri”, e in particolare a quelli che affluirono negli anni ’90, durante le guerre nell’ex Jugoslavia. Dunque, ha sottolineato ancora l’esperto francese, il fenomeno “non minaccia la nostra identita’”, anche se “si tratta evidentemente di un messaggio che non funziona da un giorno all’altro, e che occorre spiegare e ripetere”. La soluzione risiede in una “strategia politica globale”, e non trovarla “non rappresenta un’opzione”, ha ammonito ancora Dumont: “I costi politici ed economici sarebbero troppo elevati”, e “rimanere passivi di fronte all’urgenza rischia di compromettere gli sforzi per un miglioramento a lungo termine”. (AGI) .
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