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Migranti: scontri a Budapest La polizia chiude la stazione 

(AGI) – Roma, 1 set. – L’emergenza migranti continua a mandare in tilt gli Stati europei, che adesso guardano con preoccupazione alla rotta balcanica. La principale stazione ferroviaria di Budapest, prima evacuata e poi riaperta dopo un’ora di chiusura, ma non ai profughi, allontanati dall’ingresso da un cordone di agenti. La tensione nella capitale dell’Ungheria, il cui premier, Viktor Orban, vedra’ giovedi’ i vertici dell’Ue, e’ lo specchio delle pressioni sulle frontiere orientali e meridionali d’Europa, presa d’assalto da un’ondata di profughi.

Piu’ di 350.000 migranti hanno attraversato il Mediterraneo da gennaio, secondo gli ultimi dati Oim, e almeno 2.643 sono morti in mare: oltre 118mila sono sbarcati in Italia, gli altri si sono divisi tra Spagna e l’isola di Malta. Ma e’ la rotta dei Balcani che desta maggiore allarme in queste ore. Un totale di 3.650 migranti sono arrivati in treno a Vienna solo nella giornata di lunedi’, mai cosi’ tanti in un solo giorno dall’inizio dell’anno.

In Germania, in Baviera, che confina con l’Austria, la polizia ha registrato il numero record di arrivi di 2.200 nelle ultime 24 ore. Il numero e’ schizzato verso l’alto perche’ alcuni treni, carichi di centinaia di migranti, hanno lasciato l’Ungheria e attraversato l’Austria, diretti verso la Baviera. Successivamente le autorita’ ungheresi hanno impedito la partenza dei migranti: centinaia di profughi furenti hanno allora inscenato una manifestazione di protesta davanti alla stazione ferroviaria, sventolando i biglietti, scandendo ‘Germania, Germania’.

Il portavoce del governo magiaro ha motivato la chiusura con il tentativo di Budapest di applicare la normativa Ue, che richiede agli extracomunitari che vogliano muoversi all’interno dell’area Schengen di aver un passaporto e un visto. La situazione e’ cosi’ confusa che la Germania si e’ sentita in dovere di far presente che la normativa europea inerente il diritto di asilo e che impone ai rifugiati di presentare la richiesta di asilo politico nel primo punto di approdo, non e’ sospesa. “La Germania non ha sospeso (i regolamenti di) Dublino”, ha sottolineato il portavoce del governo, “chiunque arrivi in Ungheria deve registrarsi li’ e sottoporsi li’ alla procedura di richiesta d’asilo”.

Confortata dalla nuova posizione di Berlino sul tema, ‘Italia andra’ “ancora con piu’ determinazione” al vertice straordinario dell’Unione europea, in programma il 14 settembre sull’emergenza migranti, ha detto il sottosegretario agli Affari europei, Sandro Gozi, ai microfoni di inBlu Radio, network delle radio cattoliche italiane. “Quello della Merkel e’ un altro passo importante”, ha spiegato Gozi, commentando le affermazioni del cancelliere tedesco che ha sottolineato la necessita’ di aiutare l’Italia per far fronte all’emergenza migranti e ha rivolto un appello agli altri Paesi europei ad accogliere “in modo equo” i rifugiati.

“A maggio abbiamo convinto la Commissione europea che ha fatto proposte che parlano italiano, oggi abbiamo la Germania dalla nostra parte”, ha spiegato Gozi. “E’ da un anno e mezzo”, ha aggiunto, “che spieghiamo ai tedeschi e agli svedesi, che sono i due Paesi piu’ esposti a livello di richiedenti asilo, che il costo della non-Europa e dell’assenza di politiche comuni europee in materia di immigrazione e asilo lo pagano piu’ alto Italia, Germania e Svezia. Questa della Merkel ieri e’ un’evoluzione che per noi e’ una conferma non una novita’”.

Per Gozi, la posizione assunta dalla Merkel “e’ il risultato del lavoro che il governo ha fatto in questi mesi”. Roma, pero’, ha poco di che rallegrarsi. La Corte europea dei diritti dell’Uomo di Strasburgo ha condannato l’Italia per la detenzione “illegale” di tre migranti tunisini nel Centro di prima accoglienza di Lampedusa. Il ricorso si riferiva a fatti avvenuti nel settembre 2011, quando i tre erano stati prima trattenuti nel Centro di prima accoglienza dell’isola e poi caricati su navi-prigione a Palermo, in attesa del rimpatrio. I tre dovranno essere risarciti con 10mila euro a testa.

E dal freddo islandese sembra arrivare una lezione ai governi. Dopo che il governo di Reykjavik si era limitato ad offrire ospitalita’ a massimo 50 rifugiati siriani, 12mila cittadini (il 4% della popolazione di 330mila abitanti) hanno aderito a una petizione lanciata su Facebook, sollecitando l’esecutivo e fare di piu’ e mettendo a disposizione le proprie case. A lanciare l’iniziativa era stata domenica la professoressa Bryndis Bjorgvinsdottir. Il successo della petizione e’ stato tale che lo stesso premier, Sigmund David Gunnlaugsson, ha ora convocato una speciale commissione interministeriale per ‘mappare’ le risorse locali e studiare un piano di ospitalita’ piu’ ampio. Ma soprattutto ha annunciato che non vi sara’ un numero prefissato di rifugiati da accogliere.(AGI)

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