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Milano, medici allo sbaraglio Visitano i profughi in tenda

Milano, medici allo sbaraglio Visitano i profughi in tendaUna lettera al ministero della Salute, al Prefetto e alla Asl Lombarda per denunciare le condizioni «indecorose» in cui si trovano ad operare i medici volontari che prestano assistenza sanitaria in Stazione Centrale. Peccato che nessuno si sia degnato non tanto di fare qualcosa, ma addirittura di rispondere. Nella tensostruttura che è stata allestita all’ingresso della Stazione per visitare e prestare i primi soccorsi ai 38mila profughi che sono transitati da Milano dal 18 ottobre 2013 le condizioni di lavoro non sono compatibili con uno studio ambulatoriale. I pazienti vengono visitati sopra un lettino da campo, senza alcuna strumentazione né personale infermieristico. Non c’è nulla. Solo una tenda e un lettino. Non uno stetoscopio, un disinfettante, una siringa. Alcuni dottori si portano la strumentazione da casa, ma non basta.

«Non deve accadere – spiega il presidente dell’Ordine dei Medici della Lombardia Roberto Rossi – nella grande Milano che i medici si trovino a visitare chiunque sopra un lettino da campo, manco fossimo sotto i bombardamenti! Le visite vanno fatte in un ambiente medico sicuro, di qualità e controllato, con strumentazione adeguata e personale. Così non si può andare avanti!».

Alcuni medici, che prestano servizio volontario, si sono lamentati del presidio «da campo» allestito in Centrale. Così hanno preso carta e penna e scritto alle istituzioni, senza ricevere alcuna risposta. E dire che dottori e pediatri lombardi hanno risposto subito all’appello lanciato dal Comune di Milano – servono volontari per visitare i profughi -. Un’unica richiesta: avere un spazio chiuso e coperto per potere visitare i bambini. Tradotto: «basta un camper, ma non visiteremo i bimbi sui gradini della stazione». «Abbiamo già coperto i turni di ottobre e novembre, siamo molto soddisfatti della risposta dei nostri iscritti» racconta il presidente della Società di Pediatria Lombarda, Gian Vincenzo Zuccotti.

Malattie contagiose? Al sindacato «Ugl polizia di stato» preferiscono affidarsi all’amaro sarcasmo. «Per non farci ammalare si dispongono delle circolari esplicative, con tanto di diapositive dove fanno bella mostra mascherine, guanti in lattice e tute di protezione – ci spiegano -, che non abbiamo mai visto, almeno qui a Milano! Le belle immagini mostrano una polizia sempre pronta a far vedere che tutto funziona ed è sempre programmato alla perfezione. La realtà? Quando si diffondono notizie di malattie contagiose provenienti dall’Africa o viene accertato un “pregresso contatto con il microorganismo” il neo direttore della nostra Direzione centrale di Sanità precisa che “può essere avvenuto anche molti anni fa”. Cioè: sei malato, ma chissà quando è successo. Cornuto e mazziato, insomma!».

Dal Sap (Sindacato autonomo di polizia) di Milano e per bocca del segretario provinciale aggiunto Davide Ferrari, ascoltiamo invece un’esperienza che fa pensare. «Alla Polaria di Linate esistono 5 squadre Dsa (dispositivo di sicurezza aeroportuale) composte da minimo tre colleghi e addette alla vigilanza nei saloni dove arrivano e si fermano anche gli stranieri. Sono poliziotti formati ad Abbasanta, in Sardegna, dove hanno seguito corsi antiterrorismo per gestire le situazioni critiche, ma a Linate la polizia è sotto organico, da due anni non arriva personale, così capita spesso che qualcuno venga staccato dalla squadra Dsa per fare il “tappabuchi“ altrove».«Qualche giorno fa abbiamo notato un senegalese corpulento che tremava come se avesse la febbre – prosegue Ferrari -. Quando si è messo a infastidire un altro passeggero, non sapevamo come intervenire, avevamo paura: non abbiamo sfollagenti, spray urticanti, mascherine adatte, guanti, occhiali! E se avesse avuto l’ebola che si trasmette con la saliva e col sangue, ma anche oralmente? Alla fine lo straniero ha rotto una costola a un collega (ne avrà per 30 giorni), è stato arrestato e stava per essere giudicato per direttissima, ma per 48 ore non è stato trovato un interprete. Così l’udienza è stata sposta a dicembre, il senegalese lo hanno lasciato andare e, sperando che non abbiano contratto alcuna malattia, i colleghi – intervenuti in fretta senza portarsi dietro le radio – dovranno pagarsi da soli le spese sanitarie e potrebbero essere sottoposti a un provvedimento disciplinare. Un centinaio di mascherine, intanto – quelle adatte, non le “fascette“ verdi da chirurgo – ce le ha regalate un farmacista amico. Ho visto la fattura, ha speso 500 euro, le distribuiamo ai colleghi noi del Sap… Il farmacista è stato generoso, ma le maschere sono insufficienti. Cosa fa la nostra Direzione centrale di sanità?».

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