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Milano vuole l’Agenzia Europea del Farmaco: colosso da 900 dipendenti e 300 milioni di budget

Mentre il Parlamento britannico approva la legge che consente di dar via alla Brexit, tra gli Stati membri della Ue si intensifica la competizione per ospitare l’Agenzia Europea del Farmaco quando sarà costretta a traslocare da Londra. L’European Medicines Agency (Ema), creata nel 1992, fa gola a tutti: con 890 dipendenti, un budget da 300 milioni di euro e un programma di eventi ricchissimo, è una delle agenzie comunitarie che attira più fondi e visibilità.

Sarà una battaglia senza esclusione di colpi

“Dimenticatevi della solidarietà, sarà dura, sarà brutta, sarà ognun per sé”, racconta al ‘Financial Times’ un’anonima fonte diplomatica al lavoro sul dossier per conto del suo Paese. La politica italiana è sempre stata unanime nel sostenere Milano come nuova sede dell’Ema e lo scorso settembre il governo ha presentato ufficialmente la candidatura, sebbene l’accelerazione impressa da Bruxelles per chiudere la questione in tempi brevi ha fatto saltare il progetto, caldeggiato dal sindaco Beppe Sala, di utilizzare l’area di Rho-Pero dove verrà costruito lo Human Technopole, che non risulta ancora agibile.

La cabina di regia istituita lo scorso 3 febbraio a Roma sta quindi esaminando l’opzione alternativa proposta dal presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, ovvero l’ex area Falck di Sesto San Giovanni, dove sorgerà una cittadella della sanità. I ricavi generati dall’indotto promettono di essere interessantissimi e la città che vincerà la partita è destinata a diventare un vero e proprio hub farmaceutico, che attrarrà conferenzieri, ricercatori e lobbisti da tutto il mondo. La concorrenza che Milano dovrà sbaragliare è però agguerritissima.

Barcellona

La città catalana è considerata, insieme a Milano, quella che ha maggiori probabilità di spuntarla. Il governo della Catalogna si è però mosso prima di quello italiano, istituendo una cabina di regia ad hoc già lo scorso luglio. E, nonostante le frizioni legate alle velleità secessioniste della Regione, il governo di Madrid ha promesso il massimo sostegno. Barcellona è uno dei maggiori hub biotecnlogici europei e ospita 230 laboratori farmaceutici, ovvero il 50% di quelli presenti in tutto il territorio spagnolo. La Catalogna è da sola il quinto produttore di farmaci dell’Eurozona. La Spagna è però già sede di ben tre agenzie, l’Euipo (proprietà intellettuale) ad Alicante, l’Eash (sicurezza sul lavoro) a Bilbao e L’Efca (settore ittico) a Vigo.

Copenhagen

La Danimarca aveva inizialmente cercato di presentare insieme alla Svezia la candidatura congiunta di Malmo, unita al territorio svedese dal ponte di Oresund. Stoccolma ha però deciso successivamente di correre da sola, ufficializzando la propria corsa lo scorso dicembre e costringendo Copenhagen a muoversi in autonomia. Si tratta della candidatura più recente, ufficializzata dal ministro degli Esteri, Anders Samuelsen, mercoledì scorso. “Non c’è dubbio che la competizione sarà dura”, ha ammesso Samuelsen. Sia la Danimarca che la Svezia ospitano una filiera farmaceutica ricca e tecnologicamente avanzata.

Amsterdam

Anche Amsterdam è sede di un’industria farmaceutica fiorente, che conta per il 4% della produzione complessiva europea. Quella della capitale olandese è la candidatura più recente e non è stata ancora formalizzata. A sollevarla sono stati il ministro della Salute, Edith Schippers, e il ministro degli Esteri, Bert Koenders, che lo hanno comunicato al Parlamento lo scorso mese. Per i Paesi Bassi potrebbe trattarsi di una soluzione di ripiego. Amsterdam si era proposta infatti come sede della European Banking Autority, l’altra agenzia comunitaria che dovrà sloggiare da Londra ma sembra avere sempre meno chance rispetto a Parigi e a Francoforte. Secondo Koenders, l’importante è scegliere in fretta: “il lavoro dell’Ema è troppo importante per rimandare il problema alla fine dei negoziati sulla Brexit”.

Dublino

In Irlanda si parla inglese come in Inghilterra e Dublino è la capitale europea più vicina a Londra, quindi quale soluzione più pratica? Questi gli argomenti con il quale il ministro della Salute irlandese, Simon Harris, intende convincere gli altri Stati membri a scegliere la verde isola. “Data la vicinanza, i contrattempi verranno ridotti al minimo”, ha assicurato Harris. Tra i tanti litiganti a godere però potrebbero essere i Paesi finora rimasti ai margini. Nei corridoi dei palazzi Bruxelles (dove la decisionale finale dovrà essere presa all’unanimità da tutti gli Stati membri) sempre più funzionari concordano che sarebbe più giusto far cadere la scelta su quelle nazioni che ancora non ospitano nemmeno un’agenzia: Bulgaria, Cipro, Croazia, Romania e Slovacchia. Quanto ai rappresentanti dell’industria farmaceutica, molti di loro preferirebbero che la sede restasse Londra. Secondo Andrew Witty, amministratore delegato di GlaxoSmithKline, il trasloco causerà “disagi tremendi”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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