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Morta sotto ferri: gip, incapacita' professionale del chirurgo

(AGI) – Potenza, 25 ott. – Il chirurgo che avrebbe operato per primo la donna morta a Potenza nel corso di un intervento al cuore, secondo il gip Amerigo Palma ha “dimostrato un’incapacita’ professionale che non poteva non destare allarme e sconcerto”. Nell’ordinanza dei giudice delle indagini preliminari emergono i fatti accaduti la mattina del 28 maggio 2013, nella sala operatoria del S. Carlo di Potenza, dove e’ deceduta la 71enne Elisa Presta. Secondo il gip l’operazione sarebbe iniziata alle 8,35 e non alle nove, come riportato nel registro operatorio dal primario Nicola Marraudino. Ad avviare l’intervento e’ stato il giovane chirurgo Matteo Galatti, reduce dal turno notturno, e per questo esonerato dal servizio, salvo “pregnanti esigenze”. Nell’applicare il divaricatore sternale, secondo il gip Galatti avrebbe compiuto una manovra “non corretta, troppo energica o troppo profonda o troppo rapida” determinando la rottura della vena anonima di destra e della cava superiore. Il protocollo sarebbe stato violato anche nelle fasi successive, con l’arrivo del primario Marraudino e del dottor Michele Cavone. Ai due il gip contesta il fatto di aver proseguito l’intervento della valvola aortica, limitandosi al “clampaggio” della vena, senza avere prima riparato la lacerazione da dove fuoriusciva sangue. I dati infatti confermerebbero che la donna aveva parametri vitali compromessi gia’ alle 9,15. Di tutto questo nel registro dell’intervento non vi e’ traccia, mentre e’ scritto che la paziente e’ stata trasferita in terapia intensiva alle 16,30, dove sarebbe deceduta pochi minuti dopo per arresto cardiocircolatorio. Il primario Marraudino, secondo il giudice delle indagini preliminari che ha firmato i tre arresti, avrebbe scritto un verbale falso per “coprire anomalie procedurali, causa di errori durante l’intervento”. Come pure non e’ riportato il fatto che l’intervento e’ stato avviato da un solo chirurgo, contro i protocolli che ne prevedono almeno due. La presenza di un assistente, secondo i periti, avrebbe consentito di gestire in “maniera migliore e piu’ tempestiva la complicazione avvenuta”. .
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