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Morta Stefanina Malu, l'ex detenuta piu' anziana d'Italia

Cagliari – E’ morta “Nonna galera”:  Stefanina Malu, 83 anni, nota alle cronache anche nazionali per essere stata la detenuta piu’ anziana d’Italia, si è spenta a Cagliari all’ospedale San Giovanni di Dio, dove un’ambulanza l’aveva condotta dopo un malore in casa,. Da una settimana era tornata agli arresti domiciliari, dopo un periodo di ricovero. Malu era gravemente malata e doveva scontare ancora poco meno di un anno di reclusione. L’ultima volta l’anziana era stata arrestata nel settembre 2014 per detenzione di cocaina ed eroina ai fini di spaccio, assieme al figlio non autosufficiente, poi deceduto.

La sua storia giudiziaria, in cui ha accumulato 30 anni di carcere, era iniziata nel 1962, quando era stata arrestata per la prima volta, sempre per spaccio di stupefacenti. Nel 2009 aveva ottenuto il differimento della pena per gravi condizioni di salute, ma poi nel giugno 2012 era tornata in carcere, per scontare una pena residua di circa 4 anni e due mesi, quando le sue condizioni di salute erano risultate compatibili con la detenzione. Il suo caso di detenuta ultrasettantenne era stato anche portato in parlamento nel settembre 2010 da un’organizzazione di sei esponenti del Pd, quando era reclusa nel vecchio carcere di Buoncammino. Poi Malu era tornata a casa anche per poter accudire un figlio non autosufficiente, ma nel settembre 2014 era stata sorpresa, assieme ad altre tre persone, nel suo appartamento di Is Mirrionis, alla periferia di Cagliari, con numerose dosi di droga. In un’intervista all’Unione Sarda, raccolta nel maggio scorso mentre era in ospedale, la donna, che era analfabeta, aveva raccontato di essere stata costretta a spacciare per mantenere i suoi otto figli, quattro dei quali, tossicodipendenti, sono poi morti.

A dicembre, tre mesi dopo l’ultimo arresto, il suo avvocato aveva presentato un’istanza di scarcerazione, respinta malgrado l’età avanzata e le condizioni di salute. “Qualcuno pensa che io sono diventata ricca con lo spaccio ma per noi la vita è sempre stata difficile”, aveva raccontato, “se avessi fatto tanti soldi, di certo, non avrei vissuto con i miei figli in una casa comunale. Tutti mi hanno sempre definito il capo nel quartiere, ma non è vero niente. Ho solo messo insieme i soldi necessari per tirar su la famiglia”. (AGI)

 

 

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