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Morte della Bonello, il capo della polizia postale sotto inchiesta anche per istigazione

bonvicini 2 SAVONA. Istigazione al suicidio e circonvenzione d’incapace.

Sono le ipotesi di reato per cui il capo della polizia postale Alberto Bonvicini è indagato dalla Procura dopo la morte dell’amica-medico Luisa Bonello chea53anni si è sparata un colpo di pistola in bocca lo scorso 19 settembre. Un suicidio in cui Bonvicini avrebbe delle responsabilità da chiarire, secondo il pm G.B.Ferro che ieri pomeriggio lo ha interrogato per oltre tre ore e mezza su richiesta dello stesso ispettore e dei suoi legali, dopo che martedì i colleghi della squadra mobile avevano perquisiti gli uffici in piazza Diaz, l’abitazione a Villapiana, il garage e le auto di Bonvicini, da mezzogiorno sino alle undici di sera. Il blitz si era concluso con il sequestro di una Lamborghini, di documenti e computer.

I verbali dell’interrogatorio di ieri, iniziato alle 15 e 30 al sesto piano della Procura, e finito alle 19, sono stati secretati.

«Abbiamo risposto a tutte le domande cercando di chiarire la natura dei rapporti tra il mio cliente e il medico Luisa Bonello.

Dopo le perquisizioni subite siamo stati noi a chiedere al pubblico ministero di essere interrogati per fornire la nostra versione dei fatti e così è successo» ha spiegato l’avvocato Gigi Gallareto, al termine dell’interrogatorio in cui il pm Ferro è stato affiancato dai vertici della squadra mobile della Questura con il dirigente Garello e il vice Satariano.

Uno degli elementi che ha trasformato il fascicolo d’indagine per istigazione al suicidio della Procura ,inizialmente aperto contro ignoti e poi incentratosi sul ruolo di Bonvicini, è stato il fatto che l’ispettore doveva sapere dell’esistenza di quei fucili in casa dell’amica-medico.

Una casa che il poliziotto,secondo le indagini di Procura e squadra mobile, frequentava di tanto in tanto.

 

L’ispettore della postale non avrebbe però segnalato ai colleghi della Questura la necessità di portare via quelle armi, compresa una pistola, regolarmente detenute in via Genova dove viveva una persona (la Bonello) che soffriva di una forte depressione, per la quale era in cura da anni, seguita da esperti psichiatri.

 

È questo l’elemento emerso dalle indagini della Procura che in un primo tempo ha fatto iscrivere sul registro degli indagati il nome dell’ispettore Alberto Bonvicini.

Nel procedere delle indagini il fascicolo del pm si è arricchito di un’altra ipotesi di reato. Quella di circonvenzione d’incapace. Per via del flusso di denaro che dal ricco patrimonio della donna era finito nelle tasche del comandante della postale.

Flusso di denaro con cui sarebbero state pagate le rate della Lamborghini per più di mille euro al mese. Denaro che nell’interrogatorio di ieri sarebbe stato giustificato come provente di prestiti tra due amici.

 

Bonvicini, secondo la versione dei suoi avvocati, era stato un paziente del medico del lavoro Bonello.

Poi il legame tra medico-paziente si era trasformato in una stretta amicizia incentrata anche sulla comune lotta alla pedofilia. Il poliziotto, nel contesto della sua linea difensiva concordata con l’avvocato Gigi Gallareto, avrebbe chiarito di non aver mai ritenuto la Bonello «incapace di intendere e di volere». E soprattutto di non essere stato in grado di certificare, lui, un’eventuale simile situazione.

Il Secolo XIX del 24-10-2014

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