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Mosul: offensiva da sud e da est, battaglia è vicina

di Fabio Greco – @fabiogreco

Roma – L’offensiva per la riconquista di Mosul, capitale della provincia irachena di Nineveh, ricca di petrolio, ha preso il via il 17 ottobre scorso, ma la battaglia vera per strappare la seconda città dell’Iraq all’Isis deve ancora cominciare. “Sarà dura”, affermò in quelle ore Barack Obama, che ha impegnato gli Stati Uniti nel più importante conflitto in corso nel paese arabo da quando i soldati a stelle e strisce lo lasciarono, nel dicembre del 2011.

L’Isis prepara l’inferno

A combattere sono, sul versante anti Isis, oltre 30.000 unità filogovernative: il grosso è costituito dall’esercito di Baghdad – che si è mosso da sud, ovvero dalla base di Qayyarah – e da circa 4.000 peshmerga curdi, che invece agiscono a est, e che in queste ore cercano di conquistare Bashiqa e tagliare così le linee di rifornimento verso Mosul, a circa 15 km. Sulla stessa linea di Bashiqa, verso sudest, c’è Bartella, riconquistata il 20 ottobre scorso dall’esercito iracheno, che, nonostante la copertura aerea fornita dai caccia americani, ha trovato nelle ultime ore una inaspettata resistenza da parte dello Stato islamico a Qaraqosh, nota anche come Hamdaniya, la più grande città cristiana dell’Iraq.

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I primi sette giorni di battaglia erano parte della fase iniziale dell’offensiva. “Sono stati raggiunti tutti gli obiettivi”, ha fatto sapere il Pentagono. Isis non è riuscito a opporre seri ostacoli all’avanzata, se non mettendo a punto attentati suicidi o cortine fumogene innescate da incendi: nessuna delle parti coinvolte del conflitto – e questo fa parte della propaganda di guerra – fornisce dati certi sulle vittime nel proprio campo. L’offensiva entrerà nella seconda fase quando, rispettivamente da est e da sud, peshmerga e esercito saranno prossimi alla periferia della città.

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La vera battaglia di Mosul si svolgerà a novembre e dicembre, e tutto lascia pensare che i 5.000 miliziani jihadisti si stiano preparando soprattutto per quell’appuntamento, in cui rischiano l’inizio della fine delle proprie ambizioni ideologiche e territoriali cominciate in una moschea di Mosul il 29 giugno 2014 quando Abu Bakr al Baghdadi proclamò il Califfato.

La durata della battaglia, più che il suo esito (già deciso vista la sproporzione delle forze in campo), dipenderà anche dalla sorte dei civili. Se ai miliziani non importa nulla della loro sopravvivenza (molti saranno usati come scudi umani, probabilmente), diversa è la percezione della loro importanza per la coalizione a guida americana: si tratta di 1 milione e mezzo di persone (ve ne erano circa due milioni nella città prima che Isis ne prendesse il controllo, due anni fa).

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A entrare a Mosul, infine, saranno solo l’esercito e la polizia iracheni. La soluzione è stata condivisa con le forze curde, ma per quella partita si preparano diversi giocatori, e tra questi Ankara, sempre attenta a come si muove il Kurdistan. Il governo turco ha fatto sapere che sta partecipando all’offensiva con il bombardamento di postazioni jihadiste da Bashiqa, ma pronta è arrivata la risposta di Baghdad, che ha smentito. (AGI)

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