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Msf, "vittime in mare raddoppiate nel 2016"

Roma – Il numero dei migranti morti in mare nel tentativo di raggiungere l’Italia è raddoppiato nel primo semestre del 2016 rispetto allo stesso periodo del 2015. A confermarlo all’Agi è Loris De Filippi, presidente di Medici Senza Frontiere. Le vittime, infatti, sono state 2.920 nei primi sei mesi dell’anno in corso, a fronte delle 1.870 nel primo semestre 2015. “La nostra esperienza ci ha portato a constatare che sono in aumento le imbarcazioni di fortuna, semplici gommoni con centinaia di persone ammassate a bordo, spinte a partire dalla difficile situazione in Libia”.

I soccorritori, in prima linea le equipes di Msf, si trovano di fronte a scene a dir poco drammatiche. “Quando ci avviciniamo con i nostri mezzi la prima cosa da fare è calmare la gente – racconta De Filippi -. Sono disidratati, stressati, hanno paura. Molti non sanno nuotare e sono ansiosi di mettersi in salvo per primi”.

Msf opera da due anni attraverso due navi di ricerca e soccorso di sua proprietà, la Bourbon Argos, 77 metri ed equipaggio di 12 persone, e la Dignity, 45 metri e dieci uomimi a bordo. Presta poi servizio per la parte sanitaria sulla Acquarius, di proprietà di Sos Mediterraneè. 
“In tutto siamo una trentina di operatori umanitari e ci alterniamo nell’attività. Tutte e tre le navi vanno a circa 25 miglia dalle coste libiche e attendono gli ‘sos’ inoltrati dal Coordinamento della Marina Militare che li dispaccia all’imbarcazione piu’ vicina”. Spesso partecipano anche vecchi pescherecci libici o egiziani, che hanno una maggiore capienza. “Nei soccorsi le situazioni sono positive – osserva De Filippi – è raro fronteggiare una situazione con vittime sotto i nostri occhi, quelle si verificano in mare aperto, dove sono assenti i soccorsi”. 

Secondo l’osservatorio di MSf la situazione dei migranti è sempre piu’ drammatica, e richiede un impegno maggiore da parte dell’Europa. “Bisognerebbe aumentare la capacità di ricerca e soccorso in mare da parte degli stati membri della Ue, che dovrebbero anche mandare piu’ aiuti nel lungo raggio – sottolinea De Filippi -. Inoltre noi diciamo sempre, ma forse è utopia, che sarebbe utile dare ai profughi l’opportunità di utilizzare vie legali e sicure per arrivare in Europa. Questo significherebbe mettere da parte i barconi e prendere i voli charter. Penso, ad esempio, alla grande crisi umanitaria del Lago Ciad, dove un numero crescente di nigeriani è in fuga dagli orrori di Boko Haram. L’unica strada da percorrere è quella dei corridoi umanitari, come sperimentato dalla Comunità di Sang’Egidio”.

La crisi umanitaria continuerà anche nei prossimi anni, considerando che “60 milioni di persone sono in fuga dai loro paesi nel mondo. Molti di questi, pero’, rimangono nel loro paese o nei paesi limitrofi. Quelli che arrivano da noi sono una minoranza, che tuttavia bisognerà prepararsi ad accogliere perchè i muri non servono”. In Italia, secondo i dati del ministero dell’Interno, “negli ultimi due anni e mezzo su un totale di 270mila arrivi soltanto 110mila si sono fermati, gli altri hanno proseguito verso il Nord Europa o altre destinazioni”. (AGI) 

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