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Mucca pazza, allo studio test urine per diagnosi morbo

Londra – E’ possibile rilevare nelle urine i prioni, quei depositi di proteine anomale responsabili del danno cerebrale nel morbo di Creutzfeldt-Jakob, la variante umana del morbo della mucca pazza. Lo ha scoperto un gruppo di ricercatori britannici in uno studio pubblicato sulla rivista Jama Neurology. Il team del Medical Research Council ha riferito che il prototipo del loro test ha ancora bisogno di essere affinato prima di poter essere utilizzato di routine. Il morbo di Creutzfeldt-Jakob e’ una malattia neurodegenerativa rara e conduce alla morte chi ne e’ colpito. Nella maggior parte (85 per cento) dei casi di CJD la malattia e’ sporadica. Nel restanti casi l’origine e’ genetica o raramente iatrogena, indotta cioe’ da trattamenti medici (iniezioni di ormone della crescita e trapianto di dura madre provenienti da individui affetti). Le forme genetiche sono dovute a specifici difetti nel gene per la proteina prionica. A partire dalla meta’ degli anni Novanta, sono stati registrati anche rarissimi casi della malattia legati al consumo di carne bovina infetta. Questa variante della CJD, denominata CJD, e’ distinguibile dalla forma “classica” per alcune caratteristiche cliniche ed eta’ di insorgenza piu’ precoce. Attualmente non esiste un test semplice per rilevare questa malattia fatale. Per diagnosticarla i medici hanno bisogno di analizzare un campione di liquor cerebrospinale e tessuto cerebrale oppure attendere di fare un esame post-mortem. Quello che i medici cercano sono depositi di proteine prioniche. Basandosi su un precedente studio americano, Graham Jackson e colleghi dell’University College London, hanno trovato ora che e’ possibile rilevare i prioni nelle urine. Questo potrebbe offrire un modo per diagnosticare rapidamente il morbo di Creutzfeldt-Jakob. Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno esaminato campioni di urina di 162 persone: 91 sane, 34 affette da malattia neurologica ma non da morbi di CJDm e 37 con CJD. Ebbene, il test delle urine non ha dato risultati “falsi positivi”, ovvero non ha rilevato la malattia nei pazienti noti per non averla. Tuttavia, e’ risultato meno affidabile quando si trattava di individuare casi concreti. Sono stati infatti rilevati poco meno della meta’ dei pazienti con CJD sporadica e ancor meno pazienti con vCJD. I ricercatori sperano, quindi, di migliorare ulteriormente il test in modo che possa rilevare in modo affidabile tutti i tipi di CJD. “Anche se non esiste attualmente alcuna cura per questa malattia, una diagnosi accurata e precoce e’ estremamente importante per i pazienti e le loro famiglie”, ha concluso Jackson. .

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