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MULTE, RICERCATORI E AUTOREGGENTI

Ricerca scientifica150.000 € al giorno, tanto verrà a costarci la multa che sarà comminata da Bruxelles all’Italia per il mancato recepimento della direttiva UE 2010/63, che introduce ulteriori norme di tutela nel settore delle sperimentazioni nella ricerca scientifica.

Il testo è stato scritto “a quattro mani” in un bell’esempio di cooperazione tra mondo della ricerca e quello per la tutela dei diritti degli animali non umani.
L’Italia, l’unica dell’Unione a non aver ancora recepito la direttiva, ha già da tempo sforato il termine ultimo (il 12 novembre 2012).
Sanzioni simili erano state già paventate.
 
Uno dei motivi, se non il principale, per il quale il nostro Paese si è ritrovato così in ritardo è sicuramente riconducibile allo scontro tra mondo della ricerca scientifica ed associazionismo animalista italiano.
 
Dopo mesi passati ad osteggiare il recepimento della direttiva europea, perché considerata insufficiente dal punto di vista delle tutele, cercando di far approvare emendamenti molto più restrittivi di quanto non fossero stati già previsti in fase di elaborazione, oggi troviamo la “onorevole” Michela Vittoria Brambilla, esponente di spicco del lobbismo animalista nonché imprenditrice nel mercato alimentare ittico, che scarica la colpa di questi ritardi e delle conseguenti ripercussioni economiche sul mondo dei ricercatori italiani, accusandoli di aver fatto di tutto per ostacolare e procrastinare quanto più possibile l’iter della direttiva.
 
La deputata di Forza Italia, sempre in prima linea in certe situazioni (ma al contempo titolare del ristorante “Il Salumaio”), tuona dalle sue pagine internet, condannando a gran voce i ricercatori per questa situazione, dimenticando volutamente di dire che il mondo della ricerca, sin da subito, ha chiesto a gran voce l’approvazione tempestiva della direttiva in questione così come era stata proposta dall’Unione Europea (e redatta congiuntamente, ricordiamo, da animalisti e scienziati), mentre l’associazionismo di controparte spingeva con gran forza per far emendare quanto più possibile il testo, rendendolo in certi punti quasi paradossale.
Esponendo, anche in questo modo, il nostro Paese a sanzioni.
 
Il lobbismo toccava il suo apice con l’approvazione, sia alla Camera che al Senato dell’emendamento n°13, che prevede tra l’altro il divieto del ricorso agli xenotrapianti, pratiche correntemente e frequentemente utilizzate in campo biomedico, come nei trapianti di valvole cardiache o nella ricerca sull’eziologia e le terapie per la cura di tumori, tanto per fare degli esempi.
 
Nonostante le votazioni riportassero numeri che indicavano un’adesione più o meno trasversale tra i partiti, i più strenui detrattori della direttiva UE 2010/63 si sono potuti annoverare tra le fila del M5S, nelle figure dei Deputati Matteo Montero, Matteo dell’Osso, Walter Rizzetto e delle Senatrici Paola Taverna e Serenella Fuksia (che alla fine dell’opera si sono lavati le mani con l’astensione dal voto, in quanto giudicate le norme finanche “troppo poco restrittive”).
 
Oltre, ovviamente, alla sopracitata Brambilla, che oggi perde un’ottima occasione per tacere e si scaglia contro il mondo della ricerca, accusandolo proprio di ciò contro cui gli esponenti del settore stavano lottando dal principio, ossia un allungamento esagerato ed ingiustificato dei tempi, degenerato in un nulla di fatto.
 
E’ innegabile che in questa vicenda abbia giocato un ruolo fondamentale l’assenza di comunicazione.
Quasi sempre la scienza non è in grado di spiegare sé stessa ai non addetti ai lavori e questo limite, purtroppo, consente ai lobbisti di orientare l’opinione pubblica verso punti di vista parziali e confezionati ad hoc per essere di facile comprensione.
 
È infatti interessante osservare come alcune associazioni, come la LAV, che negli ultimi anni hanno maggiormente osteggiato la direttiva UE 2010/63, in sede europea abbiano votato a favore del testo (ed è lo stesso mondo animalista a denunciarne l’ambiguità, tramite un comunicato del PAE – Partito Animalista Europeo).
 
Da un lato abbiamo una comunità scientifica incapace di comunicare adeguatamente e dall’altro lato si avvicendano personaggi che vantano una buona scuola in campo di propaganda, soprattutto se si considerano le provenienze politiche.
 
Il risultato è una multa da 150.000€ al giorno.
 
Assistiamo al colpevole mutismo da parte di chi ormai ha assunto una nomea dai tratti quasi demoniaci, basiti di fronte ad una ex modella di intimo promossa a voce autorevole in campo scientifico, avviliti da un’innumerevole schiera di laureati in settori della scienza e della medicina all’Università degli Studi di Youtube.
 
Per quanto le opinioni possano essere differenti e legittime per vari aspetti, non possiamo dimenticare che nei laboratori e nei centri di ricerca le opinioni valgono zero.
 
Siamo un Paese che intasa gli ospedali per un mal di schiena, ci imbottiamo di farmaci per un raffreddore ma siamo al contempo pronti a denigrare la ricerca scientifica, ed in particolare quella biomedica, senza porci troppi dubbi.
 
D’altronde, non è un caso se siamo un fanalino di coda in questo campo.
 
È comunque ovvio che non sia possibile cambiare il modus di sviluppare ragionamenti di un intero Paese in poche righe, ma sicuramente è possibile ribadire dei valori fondamentali, come l’onestà intellettuale.
 
Ed è proprio questo che vorremmo chiedere a personaggi come Michela Vittoria Brambilla.
 
Difenda come vuole il proprio punto di vista, ma si faccia carico delle conseguenze delle azioni finora portate avanti, evitando di scaricare, tramite menzogne ed illazioni, inesistenti responsabilità sulla categoria dei ricercatori scientifici, una categoria già sufficientemente bistrattata.
 
Ma, purtroppo, la strategia del consenso, sempre e comunque, è incompatibile con l’onestà intellettuale.
 
 
Alessandro Orfei
Componente della Segreteria Nazionale di Democrazia Atea
www.democrazia-atea.it

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