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Mutilazioni genitali: una sfida per i diritti sessuali

Blog di Chiara Simonelli (In collaborazione con Dott. Stefano Eleuteri) Espresso online 15.7.16

Quando parliamo di mutilazioni genitali (MG) pensiamo spesso a quelle femminili. In effetti, un recente studio italiano, pubblicato sul The European Journal of Public Health Advance, ci mostra come il numero stimato di donne tra i 15 ed i 49 in Italia con una mutilazione genitale si aggiri intorno alle 57.000: una minoranza che inizia ad essere considerevole! Non abbiamo equivalenti dati nazionali sulla controparte, ma la letteratura ci suggerisce che anche le mutilazioni genitali maschili assumono differenti forme e che sono diffuse in circa il 25% delle società.
Ogni cultura presenta forme diverse di mutilazioni genitali, eppure esse sembrano rappresentare una sindrome comportamentale piuttosto simile: si sovrappongono nella distribuzione geografica e spesso condividono altre caratteristiche, quali la presenza di sanzioni contro le persone “non mutilate” e benefici sociali collegati alla mutilazione, un rito con forvalenza pubblica e che di solito viene praticato nel passaggio puberale. Ma come possiamo porci di fronte a questi fenomeni?

Riconoscendo che i diritti sessuali sono essenziali per l’ottenimento del miglior standard di salute sessuale raggiungibile, la World Association for Sexual Health ha dichiarato che i diritti sessuali sono basati sui diritti umani universali già riconosciuti nei documenti internazionali e regionali, nelle costituzioni e leggi nazionali, fra gli standard e i principi sui diritti umani e nelle conoscenze scientifiche relative alla sessualità umana e alla salute sessuale. Lo stesso documento riafferma l’importanza che i diritti sessuali di tutte le persone siano rispettati, protetti e soddisfatti affinché la salute sessuale sia ottenuta e mantenuta. Viene, quindi, riconosciuto che i diritti sessuali sono basati su un’intrinseca libertà, dignità e uguaglianza di tutti gli esseri umani e includono un impegno alla protezione dalla sofferenza.

Sembra, dunque, che le mutilazioni genitali ledano almeno due diritti sessuali: in primo luogo il diritto all’autonomia e all’integrità corporea che stabilisce che ogni individuo ha il diritto di controllare e di decidere liberamente sulle questioni relative alla propria sessualità e al proprio corpo. Questo include la scelta dei comportamenti, delle pratiche, dei partner e delle relazioni sessuali, con il dovuto rispetto per i diritti degli altri. La decisione libera ed informata richiede un consenso libero ed informato prima di qualsiasi test, intervento, terapia, chirurgia o ricerca correlata alla sessualità. Nelle MG invece l’individuo viene sottoposto ad un intervento, più o meno invasivo, sul piano genitale, senza che il suo consenso possa essere raccolto.

In secondo luogo, viene meno il diritto ad essere liberi dalla tortura e da trattamenti o punizioni crudeli, disumani o degradanti che afferma che ogni individuo deve essere libero dalla tortura e da trattamenti o punizioni crudeli, disumani o degradanti relativi alla sessualità, inclusi pratiche dolorose tradizionali, sterilizzazione, contraccezione e aborto forzati e tutte le altre forme di torture, crudeltà, disumanità, o trattamenti e punizioni degradanti perpetrati per ragioni inerenti al sesso, al genere, all’orientamento sessuale, all’identità e all’espressione di genere e alla diversità fisica. Sicuramente, inoltre, viene minata l’opportunità di una vita sessuale soddisfacente ed appagante, in quanto le MG hanno delle profonde ricadute sulla sfera relazionale e sessuale.

La sensibilizzazione a questi problemi, sempre più presenti in un’Italia multiculturale, deve quindi diventare un dovere importante a carico dei professionisti della salute sessuale nello specifico e della salute in generale. Affrontare tematiche di questo genere, con la dovuta delicatezza e attenzione, può aiutare a garantire un maggior rispetto dei diritti sessuali e della salute sessuale della popolazione.””

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