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Mutui: Pd, ok governo a perdita casa dopo 18 rate morosità

Roma – Clausola di inadempimento facoltativa e procedura per l’acquisizione della casa da parte della banca solo dopo 18 rate di morosità, e non più sette. Sono alcune delle modifiche contenute nel parere della Commissioni della Camera al decreto del governo sui mutui e che sarebbe stata già approvata “se i Cinque Stelle non avessero impedito alla Commissione Finanze di riunirsi, ieri”. A spiegarlo è il presidente dei deputati Pd, Ettore Rosato, in conferneza stampa assieme al capogruppo in Commissione Finanze, Michele Pelillo, e al relatore del provvedimento sulle banche, Giovanni Sanga.

“Sono condizioni che riceveranno parere favorevole del governo perché con governo abbiamo condiviso questo testo. Questa è la proposta del relatore che il governo recepisce. Espressione condivisa anche con i senatori”, ha spiegato Rosato. “Nel dna dei Cinque Stelle c’è solo demolire, distruggere. E ieri hanno voluto che prevalesse questo sulle cose che stiamo facendo”, ha proseguito: “in commissione si è verificato un fatto gravissimo. Abbiamo rimarcato che è stato impedito al governo e ai parlamentari di entrare in Commissione Finanze. Questo non a caso perché i colleghi Cinque Stelle sapevano benissimo che il parere della commissione avrebbe modificato il decreto. Avendo tutti gli interessi tranne quello della chiarezza, i Cinque Stelle hanno impedito la riunione”.

Con il decreto, è stato spiegato, il governo italiano recepisce una direttiva europea che si pone l’obiettivo di aumentare il livello di protezione del consumatore. Il gruppo Pd in Commissione Finanze ha predisposto, la scorsa settimana, una bozza di parere a tutela del consumatore che prevede un’estensione delle garanzie. “Un parere che ieri non si è potuto presentare a causa della gazzarra inscenata dal Movimento Cinque Stelle”. la bozza prevede, dunque: la clausola di inadempimento è facoltativa e la banca non può obbligare il cittadino a sottoscriverla; è considerato inadempimento la morosità di almeno 18 rate; in caso di inadempimento la casa può essere messa in vendita solo con uno specifico atto di disposizione dell’immobile da parte del consumatore; viene confermato il divieto al ‘patto commissoriò; viene disciplinato per legge il cosiddetto ‘patto marcianò, già conosciuto dalla giurisprudenza: la banca può trattenere dopo la vendita della casa solo quanto ancora dovuto ed è obbligata a restituire al consumatore l’eventuale eccedenza; in ogni caso, il trasferimento del bene immobile alla banca a seguito dell’inadempimento, comporta l’estinzione del debito anche se il valore dell’immobile è inferiore a quello del debito residuo; si evita così la procedura giudiziaria, con conseguenti risparmi di spesa per il cittadino e il deprezzamento del bene immobile; la valutazione della casa, successivamente all’inadempimento, deve essere effettuata da un perito indipendente nominato dal tribunale; il consumatore deve essere assistito da un esperto di sua fiducia; su tutta la procedura vigila la Banca d’Italia. “Evitare il passaggio dal giudice serve a risparmiare tempo e a evitare il deprezzamento dell’immobile”, chiosa Rosato, “tuteliamo così la parte debole e non la parte forte. Il dibattito poteva essere svolto con grande serenità ma l’interesse di qualcuno impedisce anche alle altre opposizioni di dare un contributo. Stiamo parlando di futuri mutui non di quelli esistenti e sicuramente non quelli oggetto di surroga”. A questo punto, l’appuntamento per il parere delle Commissioni è a martedì, “movimento Cinque Stelle permettendo”, scherza Rosato. (AGI)

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