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Napolitano richiama a promesse su riforme 

Roma – Avverte che “con questa riforma della seconda parte della Costituzione io mi sono rotto la testa per questi nove anni da Presidente della Repubblica” e ammonisce che al Quirinale, su quel dossier, ricevette “dalle forze politiche perfino giuramenti” che l’avrebbero approvata. Giorgio Napolitano torna a spendere la sua autorita’, sottolinea che il suo bis al Colle fu “al solo scopo di fare le riforme”, ed entra nel merito per osservare che “al di la’ dei perfezionismi che, dicono qua e la’ alcuni professori dovrebbero essere apportati al testo, ritengo che sia legittimo e auspicabile, e io me lo auguro fortemente, che la grande maggioranza dei cittadini non faccia ancora una volta finire nel nulla gli sforzi messi in atto in due anni in Parlamento”. Il senatore a vita si rifa’ proprio alla stagione Costituente, “non un idillio” avverte, perche’ “non si deve cadere in certe forme di nostalgia” e “il momento magico della Costituente non duro’ a lungo” ma allora, ricorda, “si trovo’ una strada comune e si riusci’ a mantenere quella unita’ fino al voto finale”. Tempi diversi, segnati dal passaggio tra Guerra Mondiale e Guerra Fredda, eppure “prevalse su tutto, nonostante nel mondo si formarono due blocchi e si fu indotti a scegliere da che parte stare, la necessita’ categorica di rimettere in piedi il Paese, prevalse il senso dell’interesse comune”. Del resto, annota Napolitano, “nella seconda parte della Costituzione, che dice come deve funzionare lo stato democratico, l’opera dei padri costituenti non e’ stata perfetta e lo sapevano anche loro”. Anche Maria Elena Boschi ribadisce che “di fronte a una scelta cosi’ importante troverei singolare”, soprattutto per chi fa parte del mondo del lavoro e dell’impresa, “stare alla finestra. I liberi pensatori sono tutti contro le riforme e invece bisogna avere il coraggio di esporsi per un’idea diversa, cio’ e’ molto apprezzabile, perche’ le riforme riguardano tutti noi”. Torna direttamente in scena, ma confermando un punto di vista contrario, Silvio Berlusconi. “La riforma costituzionale e la legge elettorale potrebbero portare a un governo dei 5 Stelle, come s’e’ visto nelle recenti elezioni comunali”, segnala il leader FI uscendo dal San Raffaele dopo il ricovero per un intervento al cuore. Occasione mancata per i referendum abrogativi di norme dell’Italicum: 420mila firme non bastano (ne occorrevano 500mila) “ma sono comunque uno straordinario risultato della mobilitazione organizzata”, dicono dal Comitato nazionale e dai comitati territoriali. (AGI) 

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