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Napolitano: sto per lasciare "Mettiamocela tutta"

(AGI) – Roma, 31 dic. – Giorgio Napolitano prende commiato dalla gente, direttamente rivolgendosi alle famiglie che continuano a sentire il morso della crisi, ai giovani disoccupati, e nell’annunciare il prossimo abbandono dell’incarico (non prima di un paio di settimane, pare di capire) lancia un appello alla solidarieta’, all’unita’, alla reazione morale che puo’ rimettere in moto il Paese. E intanto chiede che le riforme siano approvate rapidamente, e che il suo successore venga eletto in un clima di serenita‘. Magari anche lui (o lei) in tempi brevi.

Prima di tutto, pero’, spiega il perche’ dell’addio. Ragioni di stanchezza e di eta’, logicamente, ma anche il fatto che proprio il percorso riformatore appare avviato esattamente come lui chiedeva quel 22 aprile del 2013 in cui, davanti alle Camere riunite, giurava per il suo secondo mandato. “Sto per lasciare le mie funzioni, rassegnando le dimissioni: ipotesi che la Costituzione prevede espressamente”, spiega, “Desidero dirvi subito che a cio’ mi spinge l’avere negli ultimi tempi toccato con mano come l’eta’ da me raggiunta porti con se’ crescenti limitazioni e difficolta’”.

Quindi e’ “positivo che ora si torni alla normalita’ costituzionale, ovvero alla regolarita’ dei tempi di vita delle istituzioni, compresa la Presidenza della Repubblica”. Detto questo, il bilancio che il Capo dello stato traccia del suo secondo mandato e’ positivo. “L’aver tenuto in piedi la legislatura apertasi con le elezioni di quasi due anni fa, e’ stato di per se’ un risultato importante”, ricorda a futura memoria, “si sono superati momenti di acuta tensione, imprevisti, alti e bassi nelle vicende di maggioranza e di governo ; si e’ in sostanza evitato di confermare quell’immagine di un’Italia instabile che tanto ci penalizza, e si e’ messo in moto, nonostante la rottura del febbraio scorso, l’annunciato, indispensabile processo di cambiamento”.

Le riforme: questo il punto centrale. “E’ innegabile che i miei auspici siano stati rispettati”, rileva ancora Napolitano con fare soddisfatto, “E il percorso va, senza battute d’arresto, portato a piena conclusione”. Messaggio implicito alle forze politiche (era stato ancora piu’ esplicito un paio di settimane fa): fate presto e non perdete tempo. Il primo banco di prova, del resto, sara’ proprio l’elezione del suo successore. A riguardo Napolitano chiede senza mezzi termini che “Parlamento e forze politiche si preparino serenamente alla prova dell’elezione del nuovo Capo dello Stato”.

Infatti “sara’ quella una prova di maturita’ e responsabilita’ nell’interesse del paese, anche in quanto e’ destinata a chiudere la parentesi di un’eccezionalita’ costituzionale”. Come dire: si capira’ in quest’occasione se davvero esiste un atteggiamento degno dei tempi che si vanno aprendo. Cio’ detto, il Capo dello stato passa ad affrontare la seconda parte del suo addio, quella in cui sprona la gente comune a non lasciarsi sconfiggere dalle crisi.

“Credo sia diffuso e dominante l’assillo per le condizioni della nostra economia, per l’arretramento dell’attivita’ produttiva e dei consumi, per il calo del reddito nazionale e del reddito delle famiglie, per l’emergere di gravi fenomeni di degrado ambientale, e soprattutto – questione chiave – per il dilagare della disoccupazione giovanile e per la perdita di posti di lavoro”, e’ la fotografia che fa della situazione. Purtroppo “tutti gli interventi pubblici messi in atto in Italia negli ultimi anni stentano a produrre effetti decisivi, che allevino il peso delle ristrettezze e delle nuove poverta’ per un cosi’ gran numero di famiglie e si traducano in prospettive di occupazione per masse di giovani tenuti fuori o ai margini del mercato del lavoro”. Allora occorre “reagire tutti, mettercela tutta tutti” con quello spirito che permise al Paese di dar vita alla Ricostruzione del dopoguerra. Uno scatto morale, di unita’ e solidarieta’, quello che chiede il Presidente che promette di “restare vicino” al suo Paese. Ma anche un intervento – si direbbe che Napolitano ne auspichi uno veramente severo – per ripulire la societa’. Non a caso parla esplicitamente dell’inchiesta sui guasti di Roma, citta’ a rischio mafia. “Gli inquirenti romani stanno appunto svelando una rete di rapporti tra ‘mondo di sotto’ e ‘mondo di sopra’”, spiega con disgustato distacco. E commenta: “Si’, dobbiamo bonificare il sottosuolo marcio e corrosivo della nostra societa’. E bisogna farlo insieme, societa’ civile, Stato, forze politiche senza eccezione alcuna. Solo riacquisendo intangibili valori morali la politica potra’ riguadagnare e vedere riconosciuta la sua funzione decisiva”.

Perche’, altrimenti, si scivolera’ inevitabilmente nell’antipolitica, quella stessa che oggi invita a uscire dall’euro. “Nulla di piu’ velleitario e pericoloso puo’ esservi di certi appelli al ritorno alle monete nazionali attraverso la disintegrazione dell’Euro e di ogni comune politica anti-crisi”: e’ l’ultimo pensiero che, forse, Napolitano dedica a quel Beppe Grillo (ma non solo a lui) che in via streaming gli sta facendo, in contemporanea, il controcanto.

Ma a Grillo, o chi per lui, Napolitano non concede l’onore della citazione diretta, nell’ora in cui dice addio agli italiani. “Restero’ vicino al cimento e agli sforzi dell’Italia e degli italiani”, promette ancora. Perche’ di strada da fare ce n’e’ ancora tanta. (AGI)

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