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Nascita deI primi conventi cristiani. 280

Abbiamo visto nel post precedente che nei primi insediamenti romiti i monaci vivevano piuttosto liberamente, senza regole fisse e senza obblighi. Ma, all’inizio del IV secolo, il copto Pacomio, che aveva trascorso molti anni nel servizio militare e poi era diventato un asceta di Serapide, fondò il primo chiostro in un villaggio disabitato a nord di Tebe, presso il Nilo, imponendo ai compagni che vivevano nelle celle regole molto rigide e obbedienza incondizionata.
Al posto dell’originaria libertà degli eremiti subentrò allora il koinòs bios, la vita comunitaria irregimentata, una forma di vita militare di tipo conventuale. Questo nuovo ordinamento non riguardò solo i maschi ma trovò diffusione anche in campo femminile e determinò la nascita dei primi conventi di monache. Il primo di questi fu fondato da Pacomio per la sorella.
Questa nuova forma di ascesi impose un sistema di vita che ricordava quella militare di una caserma. Ogni monaco indossava la stessa uniforme, compreso cinturone di pelle; la cucina comune provvedeva al sostentamento una volta al giorno e la comunità mangiava in un refettorio comune. Il riposo notturno era regolato con precisione, la preghiera avveniva in orari specifici e le pratiche di pietà venivano svolte in comunità. In questi chiostri fu ben presto introdotta l’antica frusta egiziana della polizia che impartiva severe punizioni corporali non solo ai maschi ma perfino alle donne. Scenute, un cristiano copto molto eminente ai suoi tempi, torturava e bastonava manu propria i suoi monaci.
Verso la fine del IV secolo il monachesimo si diffuse anche in Occidente, soprattutto in Irlanda, dove superò addirittura la rigidità dell’ascesi dei monaci egizi, dando vita a forme punitive sotto forma di fustigazioni o bastonature, anche per le più banali mancanze, come starnutire o tossire durante il servizio divino.

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