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Natale a Londra, Lillo e Greg tra Soliti ignoti e Ocean's Eleven

di Andrea Cauti

Roma – ‘Ocean’s Eleven’ all’italiana. ‘I soliti ignoti’ fin troppo noti, una banda sgangherata che tenta il colpo della vita. Tante espressioni per sintetizzare in una battuta ‘Natale a Londra – Dio salvi la regina’, nuovo cinepanettone Fimauro di Volfango De Biasi giunto alla quinta settimana di lavorazione su otto previste (sette a Roma e l’ultima a Lonbra), in sala dal 15 dicembre. E’ lo stesso regista, sul set di Palazzo Massimo (che nel film diventa Buckingham Palace) a Colle Oppio (curiosamente la stessa del cinepanettone targato Fausto Brizzi), a raccontare il suo film alla presenza degli attori, tra cui gli ‘inseparabili’ Lillo, Greg e Paolo Ruffini.

“E’ un gruppo di incapaci, una banda sgangherata che decide di fare il colpo della vita: rapire i cani della regina d’Inghilterra – racconta il regista -. E’ un’action comedy del genere iniziato con ‘Natale col boss’ dello scorso anno – spiega ancora – con rimandi alla commedia tipo ‘Ocean’s Eleven’ e altri ai film di Bud Spencer e Terence Hill. Vedrete una scena in cui Lillo e Greg picchiano come fabbri…”.

‘Natale a Londra’ racconta la storia di un gruppo di persone, tra cui un boss romano cattivissimo (Ninetto Davoli) e i suoi figli, uno legittimo schizofrenico che alterna una personalità da boy scout a una da malavitoso (Greg) e uno naturale (Lillo); un barone siciliano ex mafioso emigrato a Londra dove ha aperto un ristorante (Nino Frassica) e sua figlia chef (Eleonora Giovanardi) con il giovane spasimante (Paolo Ruffini); una coppia di ristoratori napoletani eccentrici (gli ‘Arteteca’: Monica Lima e Enzo Iuppariello); un personaggio, ‘il mago’ (Enrico Guarneri), autentica mente del rapimento e il ‘barese’ (Uccio De Santis). In questo cinepanettone, assicura De Biasi, “dirigo un gruppo di professionisti straordinari, uniti nella volontà di divertire in maniera onesta, mai volgare”.

Secondo Ninetto Davoli, che nel film interpreta ‘er Duca’, un boss romano come c’erano una volta, “questo film segna il ritorno alla commedia all’italiana, quella che non si fa più da tempo. Secondo me – aggiunge – potrebbe essere lo spunto per altri registi per riprendere il discorso della commedia all’italiana. Questo è il motivo per cui ho accettato di lavorarci: mi diverte tornare a fare questo genere di cinema”. (AGI)

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