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'ndrangheta arresti

Da Cirò Marina alla Germania, passando per il Centro e Nord Italia, conquistando il monopolio in diversi settori imprenditoriali. Leader indiscussi nell’economia e capaci di controllare direttamente enti locali e decine di aziende. Quando in Calabria si pronuncia il nome della cosca Farao Marincola, la mente va subito ad uno dei “locali” di ‘ndrangheta più antichi della regione. Un potere conquistato sul campo, capace di progredire e svilupparsi nel tempo. L’operazione “Stige”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e condotta dai carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Crotone, ha svelato questa capacità di adeguarsi ai tempi con ordinanze di misure cautelari nei confronti di 169 persone.

Il boss indica una nuova strada

L’anziano boss Giuseppe Farao, 71 anni, detenuto nel carcere di Opera di Milano, aveva capito questa esigenza di evolversi, al punto da indicare la strada: basta violenze, relegate agli uomini di secondo piano, e via libera agli investimenti. Finita, dunque, l’epoca delle infiltrazioni, la ‘ndrangheta ha piazzato i propri uomini alla guida di importanti aziende e di diversi Comuni calabresi, fino alla presidenza della Provincia di Crotone. In manette, infatti, il presidente della Provincia e sindaco di Cirò Marina, Nicodemo Parrilla, il sindaco di Strongoli, Michele Laurenzano, quello di Mandatoriccio, Angelo Donnici, e diversi amministratori locali. Manette ai polsi di tanti imprenditori. 

La “mutazione genetica” della ‘ndrangheta

Volti più o meno “puliti” dell’economia non solo calabrese, ma con ramificazioni in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Lazio. Una infinita rete di contatti e di affari, con 57 società sequestrate, insieme a 70 immobili e 400 autoveicoli, per un importo complessivo di oltre 50 milioni di euro. Il panorama del controllo economico attuato dalla cosca di ‘ndrangheta è assolutamente vario e non lascia alcun settore, compreso il diretto controllo “in via esclusiva” dei porti di Cirò Marina e Cariati, come dichiarato dal procuratore aggiunto Vincenzo Luberto. Il magistrato ha sottolineato la “mutazione genetica della ‘ndrangheta”, pronta a inserirsi direttamente e con propri rappresentanti sia nell’azione amministrativa e politica che in quella imprenditoriale. Dai rifiuti al settore alimentare, dalle aste boschive ad una casa di accoglienza per immigrati, tutto veniva tradotto in affari e soldi, fino a monopolizzare il semilavorato per pizza in diverse città tedesche.

“La più grande operazione in 23 anni”

Un potere capace di corrompere, di legare politici a doppio filo, al punto che nelle ultime elezioni comunali di Cirò Marina, nel 2016, entrambi i candidati erano espressione della cosca. Affari sempre più sporchi e tutti da chiarire, come quelli nel settore dei rifiuti speciali, con una inquietante intercettazione in cui i boss facevano riferimenti espliciti a “decine di viaggi al giorno per portare in Calabria rifiuti speciali dall’Ilva di Taranto”.

Numeri imponenti, dunque, al punto da fare dire al procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, che si tratta della “più grande operazione fatta negli ultimi ventitré anni per numero di arrestati. Non nasce a caso, ma è il frutto di un progetto, di un’idea”. Sono serviti mille carabinieri per portare a termine questa immensa operazione, al punto che anche il comandante generale dell’Arma, generale Tullio Del Sette, ha voluto presenziare alla conferenza stampa. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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