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Ne Dio ne libero arbitrio, siamo dentro Matrix, ecco le prove scientifiche

matrix-copertinaL’esperimento delle due fessure ad azione ritardata dei fisici Wheleer e Mandel hanno dimostrato che la realtà non è oggettiva come sembra e che siamo noi a crearla con l’atto di osservare. Le particelle subatomiche sono delle onde che collassano in particella non quando vengono misurate ma quando vengono osservate, facendo così credere ai fisici che siamo co-creatori della realtà. Ricordiamo che quando le particelle subatomiche vengono fatte passare come onde nelle due fessure, in questi esperimenti la misurazione viene eseguita dopo che le onde sono già passate.

Osservando con una debole luce cosa avviene nella prima fessura, senza interferire con la seconda, l’onda collassa e diventa particella, ma il secondo fronte d’onda che è già transitato dalla seconda fessura scompare. Se continuiamo a considerare “oggettivo” l’universo, l’esperimento in questione, se considerato su scala astronomica, può produrre risultati sbalorditivi, come nel caso dei quasar, la cui luce per giungere a noi impiega miliardi di anni essendo lontanissimi. Se la luce di un quasar durante il suo percorso incontra una grande galassia, questa può funzionare come una lente gravitazionale, facendo dividere il fascio di luce del quasar in due fasci che aggirano la galassia da due parti opposte. Se il quasar si trova a dieci miliardi di anni luce di distanza dalla terra e la galassia a otto miliardi e noi vogliamo osservare il quasar, possiamo scegliere di far produrre interferenza ai due fasci, oppure di rivelare i singoli fotoni di ciascun fascio. Ma se otto miliardi di anni fa il singolo fotone è passato da entrambi i lati della galassia comportandosi come un’onda, oppure da un lato solo comportandosi come una particella, dipende da come decidiamo di osservarlo noi oggi.

Tutto questo porta a considerare il fatto che il tempo è mera illusione e che se decidiamo di osservare un fascio, facendo scomparire l’altro senza che ci sia stata interferenza, la spiegazione è che era scritto che noi osservavamo proprio quel fascio e non l’altro. L’intera vita dell’universo, compresa ogni nostra singola azione è dunque già scritta? Le particelle subatomiche si devono trovare istantaneamente nel passato, presente e futuro per poter tornare indietro prima della galassia distante otto miliardi di anni luce e scegliere di passare da un solo lato, ovvero quello che noi abbiamo deciso di osservare. Ma se cosi fosse, se tutta la nostra vita è già scritta e stiamo solamente compiendo azioni già predeterminate in una sorta di videogame cosmico dove entriamo per l’illusorio tempo che chiamiamo vita, allora non avremmo nessun libero arbitrio e l’illusione di poter scegliere di compiere un’azione invece di un’altra è solo nella nostra immaginazione. I ricercatori Libet e Dylan hanno compiuto esperimenti per vedere se abbiamo oppure no il libero arbitrio.

Nel 1977 il neurofisiologo Benjamin Libet fece un esperimento che consisteva in uno studio per verificare in quale diventiamo coscienti dell’azione che compiamo. Per questo esperimento il soggetto deve guardare un orologio e riferire il tempo cronometrico della sua intenzione cosciente di agire, chiedendogli di compiere un’azione semplice come flettere un dito senza decidere preventivamente quando farlo,al fine di separare il processo di preparazione dell’azione da quello dello svolgimento dell’azione. Durante l’esperimento viene registrata l’attività elettrica cerebrale con un elettroencefalogramma per vedere i cambiamenti di potenziale elettrico precedenti rispetto alla decisione di compiere l’azione di flettere il dito. Quando avviene il cambiamento di potenziale che precede il movimento, quello è il potenziale di prontezza motoria, che inizia 550 ms prima dell’azione, mentre la consapevolezza inizia solo 200 ms prima dell’azione, con ben 350 ms di scarto tra il tempo della decisione e il tempo neurale.

Libet

Quindi quando si sceglie di fare premere il mouse al cervello occorre circa mezzo secondo per diventare consapevole dell’evento. Ma allora come è possibile che si avverta il tocco contemporaneamente alla decisione di toccare il mouse invece che con mezzo secondo di scarto? Questo effetto avviene grazie ad un meccanismo cerebrale che ritarda la consapevolezza di un evento, in modo da farla coincidere con il tempo in cui si pensa di generare l’evento. Viviamo quindi in perenne ritardo sulla realtà non di mezzo secondo, ma addirittura di sette secondi come dimostrato con l’esperimento più avanzato di Dylan, tanto che Libet disse:

Dovremmo modificare il punto di vista esistenziale dell’esperienza dell’”ora“: è un’esperienza perennemente in ritardo.

L’esperimento di Dylan è stato molto più sofisticato di quello di Libet, ed è stato eseguito dai ricercatori del del Max Planck Institute for Human Cognitive and Brain Sciences di Lipsia del professor John-Dylan Haynes. Il gruppo per riproporre l’esperimento di Libet ha utilizzato uno scanner cerebrale per verificare che cosa succede nel cervello prima di prendere una decisione. Questo studio è stato eseguito grazie a sofisticati programmi per computer creati per riconoscere l’attività cerebrale che precede ciascuna delle due scelte. Al soggetto, per l’esperimento veniva chiesto di prendere una decisione nel premere uno tra due pulsanti con la mano destra o con quella sinistra, mentre su uno schermo veniva mostrato un flusso di lettere alla velocità di una ogni mezzo secondo, ed i volontari dovevano segnalare la lettera presente sullo schermo al momento della loro scelta. I risultati della risonanza magnetica funzionale sono stati poi “decodificati” per poter prevedere quale pulsante il soggetto avrebbe premuto prima che ne divenisse cosciente. L’analisi dei dati ha mostrato che i primi segnali cerebrali provenienti dalla corteccia fronto-polare, erano visibili 7 secondi prima cje i soggetti premessero il mouse, inoltre visto che le tecniche di imaging scontano un ritardo di circa 3 secondi, il gruppo di Dylan ritiene che il lasso di tempo che intercorre tra la decisione presa dal cervello e la consapevolezza di averla presa è addirittura di 10 secondi. Se sommiamo le conclusioni dell’esperimento delle due fessure a questo dei neurofisiologi, giungiamo all’inevitabile conclusione che tutte le azioni che compiamo risultano essere già scritte in una sorta di pellicola cosmica bidimensionale, dove questa pellicola, da dove si originano le fluttuazioni quantistiche che portano alla materializzazioni di queste onde-particelle, è una sorta di computer quantistico che simula una realtà virtuale facendola apparire reale. Infatti se noi rallentiamo un film scritto su una pellicola, alla fine vedremo i singoli fotogrammi della pellicola che scorrendo ad alta velocità ci mostra un’azione continua; allo stesso modo Planck ha dimostrato che anche lo spazio e il tempo sono discreti, esattamente ad un miliardesimo di miliardesimo di secondo il tempo e a 10cm seguito da 34 zeri lo spazio. Un film cosmico generato da un supercomputer quantistico che spiega il motivo per cui le particelle sono entagled, come ha dimostrato il fisico e direttore dell’università di Parigi Aspect ed il suo team nel 1982, dimostrando che le particelle subatomiche rimangono collegate anche a distanze di anni luce. Apparentemente sembra un rimando ad altre inquietanti domande: chi c’è al di la di questo “computer quantistico”? Che senso ha vivere per un tempo illusorio questo percorso che noi chiamiamo vita? Cosa esiste al di fuori di questa Matrix? All’età di 17 anni ebbi un’esperienza premorte che mi diede risposta a questi quesiti, facendomi indirizzare i miei studi universitari sul campo demo-etno-antropologico e storico delle religioni, ma non potendo dare dimostrazione empirica di questa NDE e conscio del fatto che avrebbero strumentalizzato le mie scoperte storico-documentali sul Nuovo e Antico Testamento in maniera negativa, ho messo la soluzione a questi quesiti nel libro “Matrix, Oltre la mente di Dio”, scritto in chiave romanzata al fine di evitare strumentalizzazioni da parte di chi cerca di denigrare le scoperte su un Gesù uomo politico antigiudeo e su un Mosè egizio traditore del suo popolo che si alleò con gli ebrei per non essere riuscito a salire sul trono come gli competeva essendo il primogenito del faraone Amenhotep III come dimostrato nei libri Exodus, scritto in collaborazione con Andrea Di Lenardo, e sul libro Cristo il Romano acquistabili su macrolibrarsi.

Alessandro De Angelis scrittore, ricercatore di antropologia delle religioni.

Per l’acquisto dei libri Matrix Oltre la mente di Dio, Exodus e Cristo il romano:

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