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Negazionisti, razzisti e hooligan. Chi sono gli impresentabili del nuovo Bundestag

Sono 94 i deputati dell’AfD, Alternative fur Deutschland, che entreranno in Parlamento. Il partito di estrema destra ha fatto il pieno di voti e si appresta a far sedere al Bundestag la sua variopinta rappresentanza. Tra di loro, ci sono nostalgici e veri e propri negazionisti, fino agli hooligan. Proprio il volto presentabile del partito, Frauke Petry, ha annunciato che non farà parte del gruppo parlamentare dell’AfD e siederà al Bundestag da indipendente.

Il Corriere della Sera ricorda che tra le fila del partito c’è “gente come il giudice di Dresda Jens Maier, 55 anni, mai stanco di castigare “il culto della colpa dei tedeschi” o la “produzione di popoli meticci”. O come Wilhelm von Gottberg, 77 anni, candidato in Bassa Sassonia, che liquida l’Olocausto come “l’efficace strumento per criminalizzare i tedeschi”. Poi c’è l’hooligan Sebastian Muenzenmaier, 28 anni, indagato per lesioni gravi dopo aver guidato una banda di ultras del Kaiserlautern all’assalto di un bus di tifosi del Mainz, pieno di donne e bambini. Su tutti, spicca il co-leader del partito, l’ineffabile Alexander Gauland, che ai primi di settembre ha rivendicato (sic) “il diritto di essere fieri delle imprese dei soldati tedeschi in due guerre mondiali”.

Due anime del partito. Una è presentabile

Per La Stampa “lo scontro fra l’anima presentabile e quella impresentabile dell’Afd è solo all’inizio. E una conferma viene dalla lista degli oltre 90 eletti che dalla prossima seduta fino al 2021 siederanno in Parlamento. Se tra i ‘presentabili’ c’è Beatrix von Storch, candidata a Berlino, che ammira i Tea Party e vorrebbe una squadra di calcio senza stranieri, al suo fianco c’è Wilhelm von Gottberg, ex poliziotto, ex Cdu, che oggi ha 77 anni, vive in Bassa Sassonia e ritiene un “mito” lo sterminio di massa degli ebrei da parte dei nazisti: “L’Olocausto – disse una volta – è un dogma che dovrebbe essere lasciato fuori da qualsiasi ricerca storica”. Un altro che vorrebbe iscrivere la Shoah nel capitolo “acqua passata” è Jens Meier, giurista, candidato a Dresda, che tra le sue affermazioni più note registra quella secondo cui “i tedeschi dovrebbe finirla con questo culto della colpa”. 

Vicino a personaggi rozzi come questi, ci sono anche figure più stilizzate, tra cui spicca Armin-Paul Hampel, 60 anni, alta borghesia della Sassonia: ama presentarsi come viaggiatore e conoscitore delle cose del mondo – è stato corrispondente per il canale televisivo Ard dal Sudest asiatico fino al 2008 – e si è ritagliato negli anni il ruolo di mediatore e consulente per varie imprese commerciali tra India e Germania. Grazie a un passato nella marina, Hampel ha molti buoni amici tra gli alti gradi delle gerarchie militari, altro bacino elettorale dalle tonalità nostalgiche che guarda con interesse alle politiche dell’Afd. E che dire dello storico Stefan Scheil, teorico delle ambizioni militari della Polonia, che avrebbe per questo iniziato la guerra contro la Germania, e che oggi si erge a “eterna vittima”? Tra i più anziani c’è poi Detlev Spangenberg, 73 anni, nato nella Ddr, arrestato durante un tentativo di fuga verso l’Ovest, riesce infine a trasferirsi in Nordreno Westfalia, dove si iscrive alla Cdu. Dopo la caduta del Muro decide di ritornare all’Est, dove partecipa al gruppo estremista ‘Lavoro, Famiglia, Patria’, che ha tra i suoi principi ispiratori l’odio per i musulmani e il ripristino dei confini tedeschi al 1937. Una lunga lista di curriculum pasticciati e sgangherati, quella dei parlamentari Afd, che risponde alla confusione presente nel loro elettorato: in parte violento, in parte inconsapevole, in altra parte ancora spregiudicato e avventuriero. E che adesso, a dispetto di tutto, entrerà a pieno titolo nel patrimonio politico tedesco”.  

Nutrito il gruppo dei negazionsiti

La Repubblica cita il leader antisemita dell’Afd in Turingia, Bjoern Hoecke, uno che ha detto che “non tutto di Adolf Hitler è da buttar via” e che il monumento berlinese all’Olocausto è “una vergogna”. Un altro candidato che entra al Bundestag è Enrico Komning, del Meclemburgo-Pomerania. Su Facebook si vanta di cantare la prima strofa nazista dell’inno tedesco con la figlia. Fa parte di una fratellanza di destra di Greifswald, Rugia, che pullula di negazionisti. Eletto in Baviera, Benjamin Nolte si è fatto notare qualche anno fa a un incontro di ex studenti, quando ha allungato una banana a un partecipante di colore. Successivamente si è unito a Danubia, una nota fratellanza bollata dai servizi segreti tedeschi come di estrema destra che annovera tra i suoi membri il negazionista Horst Mahler.

Sempre nel Land più ricco, il numero due della lista elettorale Afd era il teorico di complotti Peter Boehringer, convinto che il mondo sia governato da una spectre, la NWO, che avrebbe infiltrato il governo, le ferrovie, la Csu e organizzazioni qua e là. Ovviamente i profughi sono marionette mandate dalla Siria e da altre zone di guerra per disgregare la Germania. Anche tra le file del partito più giovane del panorama politico tedesco non mancano gli ex come il noto antisemita Martin Hohmann, cacciato dalla Cdu per aver sostenuto anni fa che ci sia una censura sul fatto che ebrei avrebbero ammazzato miriadi di persone durante la rivoluzione bolscevica. Naturalmente anche la critica ai suoi deliri è “guidata da una certa parte”, ha spiegato poi. Anche tra i candidati che non sono stati eletti c’è qualche curriculum da segnalare.

Identitari e anti-islamisti

Numerosi infatti i simpatizzanti degli ‘Identitari’, un movimento di estrema destra che cerca di darsi un tono hipster per piacere ai giovani. Robert Teske, ad esempio, candidato a Brema, è convinto che i neonazisti di Charlottesville siano stati ‘provocati’. Dubravko Mandic, candidato a Tubinga, sogna di una fusione tra Identitari e Afd e definisce Barack Obama un “negro da quota”. Numerosi anche i fautori di una fusione tra gli anti islamisti di Pegida e l’Afd: perThomas Goebel la Germania è invasa da “scrocconi e parassiti che mangiano la carne dei tedeschi”. Correva per un seggio in Sassonia.

Come sottolineava poco prima delle elezioni Lettera43, “una novità assoluta dell’ultima corsa elettorale fin troppo tranquilla, per i partiti tradizionali tedeschi, è proprio il numero di giudici, procuratori e anche poliziotti iscritti ad AfD, diversi dei quali in campagna per un seggio al Bundestag: un tasso più alto che in tutte le altre formazioni moderate e comunque non xenofobe”. Come per esempio “Jens Maier, il giudice civile del tribunale regionale di Dresda, città roccaforte di AfD, e caso più controverso, iscritto da giovane ai socialdemocratici (Spd) per poi passare all’ala neo-nazista degli euroscettici, è stato sottoposto a un procedimento disciplinare del partito e anche della Corte del Land di Dresda per la “comprensione” espressa in pubblico già all’inizio del 2017 verso l’autore delle stragi in Norvegia Anders Breivik. Maier si definisce anche il “piccolo Höcke”, per la vicinanza all’esponente estremista di AfD Björn Höcke che, sempre nel gennaio scorso, a Dresda in proposito del memoriale sull’Olocausto di Berlino auspicò la “necessità di una svolta a 180° nelle politiche di commemorazione”.

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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