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Negli Stati Uniti è tornata la peste bubbonica. Anzi, non se ne era mai andata

Per secoli è stata il flagello per eccellenza. Era considerata un castigo divino e il suo spettro ha aleggiato in numerosi capolavori della letteratura, dal Decamerone ai Promessi Sposi. Oggi di peste non si muore quasi più e quei mille o duemila casi che si registrano annualmente nel mondo si verificano quasi tutti in Africa, dove non è certo l’emergenza sanitaria più grave. Ma suscita comunque impressione vedere riapparire in uno dei Paesi più industrializzato del mondo il batterio della peste bubbonica.

Allarme in Arizona

Le autorità sanitarie di due contee dell’Arizona, Navajo e Coconino, hanno avvertito i residenti di aver rilevato delle pulci portatrici del batterio Yersinia Pestis, all’origine della malattia. Dati gli indubbi progressi compiuti dalla medicina dai tempi del Medio Evo, a rischiare la vita – leggiamo sul Washington Post – sono però soprattutto cani e gatti, più che i loro padroni, invitati a tenere i loro animali al guinzaglio e a evitare di toccare carogne. 

Come si cura la peste

Oggi, negli esseri umani, la peste bubbonica può essere curata facilmente con gli antibiotici se diagnosticata in tempo ma quando iniziano ad apparire i suoi sintomi più iconici, dalle vesciche sulla pelle agli arti che diventano neri, è spesso già troppo tardi. Perire di peste nel XXI secolo è nondimeno faccenda assai rara. Gli ultimi casi mortali negli Stati Uniti risalgono agli anni ’20, quando il contagio era ancora endemico, soprattutto nell’area sudoccidentale. Oggi si registrano circa sette casi all’anno negli Usa, gli ultimi due dei quali sono stati diagnosticati nel Nuovo Messico lo scorso giugno.

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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