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Negli Usa è in atto una rivolta anti Rom, e i media non sono senza colpe

Nella città di California, un piccolo centro di settemila anime nello Stato della Pennsylvania, la popolazione è in rivolta. Nell’ultimo consiglio cittadino, qualche giorno fa, sono volate parole di fuoco. Al centro delle polemiche le tensioni provocate dall’arrivo di una comunità di rifugiati rom, giunta un paio di mesi fa dalla Romania. Una quarantina in tutto, in fuga dalla zona di Bucarest per scampare a persecuzioni, pregiudizi e discriminazioni. Sono arrivati a California grazie ad un programma del dipartimento dell’immigrazione.

Né l’amministrazione, né il capo della polizia locale, però, pare siano stati avvertiti in anticipo dal governo o dalle autorità competenti. Il caso ha fatto il giro della nazione grazie a un articolo pubblicato dal quotidiano locale, la Pittsburgh Post-Gazette, sull’ultimo rovente consiglio comunale. La storia è stata poi ripresa dal canale televisivo Fox News, con il giornalista e commentatore politico Tucker Carlson in prima fila a denunciare le magagne dell’integrazione in America. Le accuse sono feroci, i “crimini” giudicati inaccettabili.

Solo preconcetti? 

Secondo i residenti, i nuovi arrivati getterebbero la spazzatura in giardino, non pulirebbero adeguatamente il proprio cortile, non rispetterebbero il codice della strada né le buone maniere nei negozi. Ma, soprattutto, qualcuno dei bambini sarebbe stati visto defecare in pubblico. Il magazine Newsweek non usa mezzi termini: la lettura offerta da Fox e degli altri media conservatori può essere definita a pieno titolo “antiziganismo, ovvero pregiudizio contro i rom”. E’ proprio il giornale a sottolineare quanto questi preconcetti siano radicati. In Europa, dove 220mila perirono per mano nazista durante l’Olocausto, ancora oggi i rom vivono ai margini della società. Secondo la Banca Mondiale restano la minoranza più vulnerabile dell’Europa dell’Est, con il 71% della comunità che fa i conti con la povertà.

“I rom decapitano i polli” 

Severo è anche il giudizio di Media Matters for America, un ente di sorveglianza, che denuncia l’esagerazione dei titoli di alcune testate. Come il sito di estrema destra Breitbart News che strilla: “In Pennsylvania i residenti protestano contro gli immigrati che defecano per strada e decapitano polli”. Inutile girarci intorno: i rom continuano ad essere oggetto di odio e pregiudizio. In Europa come pure negli Stati Uniti, dove sono in tutto un milione. “Siamo scappati non perché siamo poveri, ma a causa del razzismo. Cerchiamo asilo politico qui in America” spiega un giovane rom al giornale locale. Ma le voci che si levano da California, non sentono ragioni.

Ma qualcuno li ha accolti senza pregiudizi

Tra esse c’é quella di Janet Bateman, residente da oltre mezzo secolo. “Come hanno fatto ad arrivare qui? Questo non é lo Stato della California, pieno di sole. Qui siamo in un’altra California, un piccolo paese in Pennsylvania. Chi ha lanciato una freccetta a caso sulla mappa colpendo la nostra cittadina?” dice indignata la signora alla Pittsburgh Post-Gazette. Eppure il paese ha anche un altro volto, quello di coloro che stanno cercando di accogliere e comprendere. Sono in tanti ad aver allargato le braccia ai nuovi arrivati. I quali, sottolinea qualcuno, non hanno mai fatto nulla di particolarmente grave o violento. La pensa così la giovane Charlene Redmond, decisa a stabilire un dialogo:

“Mi hanno invitato a cena a casa loro, abbiamo mangiato sotto il portico. E’ stato bello”. Chissà cosa penserebbe dei suoi compaesani Viola Liuzzo, la cittadina più illustre di California. é proprio in questo piccolo centro, infatti, che nacque nel 1925 l’attivista ed eroina del Civil Rights Movement, l’unica donna bianca a sacrificare la sua vita durante la stagione del movimento per i diritti civili degli afroamericani, negli anni Sessanta. Se il Ku Klux Klan non l’avesse assassinata a 39 anni, forse oggi Viola sarebbe nel giardino dei suoi vicini immigrati, intenta a imparare qualche parola di romani.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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