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Nei caveau di Lugano l’ultimo Fort Knox degli evasori italiani

Articolo di Ettore Livini (Repubblica 30.10.16) “Il reportage. Continua a crescere il numero delle cassette di sicurezza anonime per custodire il “nero”.”

“”LUGANO – Ciao ciao Agenzia delle entrate. Cari saluti alla voluntary disclosure. Gli evasori tricolori hanno scoperto il nuovo Fort Knox: decine di migliaia di cassette di sicurezza anonime a prove d’erario spuntate dal nulla negli ultimi anni in caveau blindatissimi a Lugano e dintorni. Un Far West dove né forze dell’ordine né fisco possono mettere il naso e «di cui non abbiamo una mappa precisa» ammette Fabio Tasso, Commissario capo della polizia ticinese. E dove da qualche giorno, complice la caccia ai contanti minacciata dal governo, sono tornati a bussare i nostri concittadini in cerca di un tetto sicuro per il loro “nero”. Come funziona l’ultima trincea dei furbetti delle tasse? Repubblica, per capirlo, è andata in Svizzera e ha provato ad affittare una di queste cassette. Ecco come è andata.
«Pronto? Buongiorno. Sì, riceviamo solo su appuntamento… Domani alle 12.30? Ok». Il Bengodi degli evasori tricolori è più accessibile di quanto si immagini. Dista una telefonata e 76 km da Milano. I nomi degli specialisti – legalissime società private con pochissimo capitale – sono un libro aperto (basta digitare su Google “cassette di sicurezza Lugano”). Noi abbiamo scelto la Helvetic Securgest che affitta 900 cassette in piena «affidabilità e riservatezza». Quello di cui abbiamo bisogno.
Giovedì 20 ottobre, ore 12.30. Arriviamo puntuali all’appuntamento. La sede è in una palazzina con muri rinforzati. L’ingresso è blindato e un adesivo invita a disattivare il cellulare. «Benvenuto. Questa era un’agenzia di Corner Bank. La banca ha chiuso e ho rilevato i caveau. Venga che le mostro». La coreografia è all’altezza delle attese. Dietro un portone corazzato spesso 50 cm c’è una camera tappezzata da centinaia di cassette d’acciaio. «Quelle piccole da 6 cm x 30 x 48 vanno bene per gioielli, soldi e orologi e costano 825 euro l’anno. Le grandi 2.750». Sicure? «Siamo in Ticino… – sorride paterno – Comunque c’è la sorveglianza 24 ore su 24». Dopo il tour nel caveau, ci accomodiamo in ufficio. «Dobbiamo sistemare un po’ di soldi, senza pubblicità», spieghiamo. Messaggio ricevuto. «Questo è il posto giusto». Il motivo? «Io non sono una banca e non c’è bisogno di aprire un conto corrente». C’è solo un contratto d’affitto, «come prendere un box dove parcheggiare i mobili». I soldi non sono mobili… «Ma che ne so io di cosa mette in cassetta? Lei entra quando vuole. Le consegno le chiavi in busta sigillata, si chiude in una stanza e fa quello che crede. Io non devo fare comunicazioni a nessuno». «Come le altre banche svizzere?». «Meglio. Loro sono vincolate agli accordi di scambio informazioni tra Roma e Berna. E sono soggette a un’autorità di vigilanza. Io no. Sono un onesto affitta-spazi. Niente polizia, niente magistrati, zero controlli ». Ci ha convinto. Non ha chiesto i documenti. Anche il contratto finale è una formalità: due foglietti con dati anagrafici e un referente per aprire la cassetta in caso di decesso. Prima di firmare, meglio togliersi gli ultimi dubbi. «Nella cassetta posso depositare quello che voglio?». «Eh no! – è la risposta che rompe la magia -Vietato depositare cose illegali!». Lascia salire la tensione, poi ride. «E per illegale intendo droga, esplosivi e oggetti deperibili. Il resto tutto ok, anche una pistola». Pfiuuu… «I suoi soldi qui sono sicuri, altro che le cassette in Italia!». È l’ultima spallata alla concorrenza: «Ho un’amica che ne ha una a Milano. Nei giorni scorsi ha dovuto aprirla tre volte e sa cos’è successo? L’ha chiamata subito l’Agenzia delle entrate: “Ci hanno segnalato accessi anomali. Si metta a disposizione per aprirla assieme”. Qui non succederà mai». È il colpo di grazia. Siamo pronti a firmare in bianco. «Consulto casa e domani chiudiamo». Usciamo un po’ increduli. Ma Paolo Bernasconi, avvocato ed ex-procuratore di Pizza Connection, ci assicura che non siamo su “Scherzi a parte”. «È tutto vero: queste realtà non sono sottoposte ad alcuna vigilanza – spiega – Sono un approdo dove sono arrivati un sacco di soldi dall’Italia». La polizia cantonale ha segnalato il buco, ma per Berna non ci sono rischi di terrorismo e riciclaggio.””

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