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Nel II secolo lassismo e mondanizzazione erano già molto diffusi nella Chiesa. 273

 Le prime comunità cristiano-ellenistiche che si svilupparono in Oriente (Siria e Turchia attuali),giudicando la fine del mondo ormai prossima, vivevano appartate dalla società, applicando una rigorosa condotta morale. Chi le guidava non veniva imposto dall’alto o eletto dai fedeli ma derivava la sua autorità per il carisma spirituale che sapeva emanare. Era chiamato Profeta ed era considerato in grado di avere visioni e di comunicarle alla comunità.
Assieme al Profeta c’era anche un altro personaggio importante nella comunità, chiamato Maestro, il cui compito consisteva nell’istruire i fedeli su Dio. Il cristianesimo più antico fu dunque carismatico e profetico. Accanto a queste due guide spirituali c’erano altre persone, incaricate di funzioni prevalentemente economico-amministrative e sociali: raccolta delle offerte, assistenza dei bisognosi, allora molto numerosi, servizio alle mense e così via. Godevano di un prestigio notevolmente inferiore rispetto ai Profeti e ai Maestri ma erano indispensabili. Ricorrendo alla terminologia pagana, erano chiamati diaconi (gli inservienti più comuni),presbiteri (quelli di rango più importante) e vescovi (i controllori).
Quando, in seguito al procrastinarsi della parusia, nel II secolo, l’influenza degli spirituali (Profeti e Maestri),andò scemando, crebbe per contro, l’influenza dei vescovi e dei presbiteri, i quali, essendo i dispensatori di denaro e di altri beni, acquisirono sempre più importanza e prestigio. In un tempo relativamente breve, i vescovi subordinarono i presbiteri e poterono disporre, ad libitum, di tutte le entrate e le donazioni della comunità, senza dover render conto a nessuno del loro operato.
Il Sinodo di Antiochia (nel 341),tentò, inutilmente, di mettere sotto controllo il comportamento amministrativo dei vescovi. Essi continuarono a servirsi dei capitali ecclesiastici autonomamente, soprattutto per consolidare la loro posizione personale. Per accrescere le loro entrate si dedicarono in particolar modo alla conversione dei ricchi, con la conseguente rivalutazione della ricchezza e dei ceti superiori.
L’affluire di sempre maggiori ricchezze nelle mani dei vescovi determinò, come ci fa sapere Origene, gravi fenomeni di decadenza morale e religiosa, tanto che Vescovi, presbiteri e diaconi furono spesso accusati di avarizia, avidità di potere, ambizione arrogante e simonia. La Chiesa si era trasformata in una spelonca di lucratori senza scrupoli e si era rapidamente mondanizzata.
La situazione peggiorò quando i vescovi aggiunsero alle funzioni economiche anche quelle pastorali ed eucaristiche. Alla fine del II secolo essi avevano tutto il potere nelle loro mani: economico, giuridico e pastorale (celebrare l’eucaristia, ammettere nuovi fedeli, somministrare il battesimo e così via); inoltre erano inamovibili fino alla morte e governavano la loro comunità come monarchi assoluti.
Erano eletti dal popolo, ma avendo la carica vescovile un enorme potere economico suscitava sempre enormi e smodati appetiti per cui alla morte di un vescovo, l’elezione del successore spesso avveniva tra risse furibonde e perfino sanguinose, come ci racconta Gregorio di Nazianzio, Padre della Chiesa.
A reagire al lassismo e alla sempre più diffusa mondanizzazione della Chiesa sorsero allora i Montanisti, fondati da Montano, i quali proclamando la continuità dei doni della grazia, specie della profezia, il sacerdozio universale e la dottrina del prossimo ritorno di Gesù, rigettavano la gerarchizzazione ed esigevano un’elevata moralità insieme alla riforma dell’intera vita cristiana.
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