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Nel Pifferaio Magico è nascosto un terribile massacro?

Il pifferaio di Hamelin è il soggetto di una leggenda tedesca ambientata nella città di Hamelin, nella Bassa Sassonia. La leggenda, divenuta una fiaba, è nota come il Pifferaio Magico.
La versione originale fu ripresa nei secoli successivi dai fratelli Grimm, da Wolfgang Goethe e da Robert Browning, che permisero la diffusione e la conoscenza della narrazione a livello mondiale.

La storia si svolge ad Hamelin nel 1284.
Da qualche tempo gli abitanti della città avevano perso la gioia di vivere a causa della confusione che regnava incontrastata. Hamelin era invasa dai topi. I cittadini, disperati, si recarono dal borgomastro per manifestare la propria insoddisfazione. Si radunarono nella piazza di fronte alle finestre dove viveva il primo cittadino. Chiesero a gran voce un intervento per scacciare i topi. Negli stessi momenti un uomo si presentò alla porta del borgomastro asserendo di poter liberare la città dai topi utilizzando la musica. Lo strano personaggio aggiunse che gli animali, gli uomini e gli oggetti possono essere da lui condotti in qualsiasi luogo grazie al suono della sua musica. Il sindaco non sapendo quale altra strada seguire decise di fidarsi di quell’uomo e gli affidò l’incarico. Il musicante uscì dal municipio e s’incamminò verso la piazza del paese impugnando il piffero magico. Sotto gli occhi di grandi e bambini si sedette nei pressi di una fontana di pietra ed iniziò a suonare una melodia allegra. I topi iniziarono ad uscire dai loro nascondigli e si radunarono nei pressi del suonatore. Senza smettere di suonare il pifferaio iniziò a camminare attraversando la città e dirigendosi verso un fiume poco lontano. Quando giunse sulle rive del corso d’acqua arrestò il proprio camminare ma non smise di suonare. I topi si gettarono nelle acque del fiume seguendo l’allegra melodia del pifferaio. In pochi minuti la città fu liberata dai topi. Il borgomastro si assunse i meriti delle operazioni dimenticando il suonatore di piffero il quale, pochi minuti dopo la liberazione di Hamelin dai topi, si presentò al cospetto del politico per riscuotere il compenso del proprio operato. Il sindaco rinnegò le parole e l’accordo verbale raggiunto con il suonatore. Il pifferaio lasciò il municipio e s’incamminò verso la piazza di Hamelin. Giunto nel luogo dove iniziò a suonare la dolce melodia che permise di scacciare i topi, riprese il piffero di legno ed intonò una melodia diversa dalla precedente. Tutti i bambini della città lasciarono le proprie abitazioni e si diressero verso la piazza. Il pifferaio s’incamminò, seguito da tutti i bambini, verso una montagna. Giunto nei pressi di una grande pietra il suonatore si arrestò e modificò la propria melodia: come d’incanto la pietra si spostò e s’addentrarono tutti all’interno della montagna. Tutti tranne un bimbo, più lento degli altri. Di ritorno dalla messa, gli adulti di Hamelin si stupirono nel non vedere più i loro bambini da nessuna parte; ma tutto divenne chiaro quando trovarono un foglietto appeso alla porta della casa del sindaco: “In cambio di un milione di topi” – diceva la nota – “Centotrenta bambini di Hamelin. Firmato, il Pifferaio”. E così nessuno dei bimbi della città dovette più tornare dai loro genitori, amministrati da un sindaco taccagno e imbroglione.
Questa è una versione della narrazione che differisce da quelle moderne, edulcorate nel finale, dove i bimbi fanno ritorno alle proprie abitazioni grazie all’aiuto del piccolo che non era riuscito a tenere il passo.
Quale fine toccò ai 130 bambini di Hamelin?
Scomparsi.
Semplicemente spariti.
Per sempre.
Sappiamo che in fondo ad ogni leggenda vi è un briciolo di realtà.
La storia si ricostruisce attraverso un percorso tortuoso e complesso.
La leggenda del pifferaio magico nacque intorno alla seconda metà del XIII secolo in correlazione alla peste che imperversava in Germania. Il bacillo dell’epidemia, Yersinia pestis, trovava un efficace vettore nel ratto.
La peste, la sua diffusione attraverso il ratto e la possibilità che i bimbi siano morti in blocco a causa del contagio, sono supposizioni che non risolvono il dilemma sulla reale esistenza storica di quest’evento.
Un’altra possibile spiegazione potrebbe trovarsi nell’emigrazione da parte dei ragazzi di Hamelin verso qualche luogo da colonizzare. Una versione della narrazione spiega che i bimbi entrano in una caverna e fuoriescono dall’altra parte della montagna, esattamente ad Almas in Transilvania.
Questa leggenda potrebbe essere alla base dell’arrivo dei sassoni in Transilvania?
Sul finire del secolo XIII, la città di Hamelin era sovrappopolata. Un reclutatore potrebbe aver convinto i genitori a lasciare andare i giovani a colonizzare nuove terre.
Chi potrebbe celarsi dietro la figura del pifferaio magico o reclutatore?
Potrebbe nascondersi la figura del vescovo Bruno von Schaumburg. Questa tesi è supportata dalla presenza, nelle zone della Pomerania e della Transilvania, di toponimi e di cognomi che sembrerebbero provenire dalla zona di Hamelin.
Chi era Bruno von Schaumburg?
Fu vescovo di Olomuc e consigliere e diplomatico del re ceco Otakar II. Nel periodo del suo episcopato, che si concluse negli anni Ottanta del XIII secolo, in perfetta sintonia con le date del pifferaio di Hamelin, sorsero oltre 200 nuovi villaggi e sei città lungo il confine tra tra la Moravia, l’Ungheria e la Polonia. I colonizzatori provenivano dalle zone interne dell’attuale Germania.
Esistono documenti che ci possano permettere di comprendere se il Pifferaio Magico, o chi si nascondeva dietro questo personaggio, sia realmente esistito?
Il più antico riferimento si trovava in una vetrata, all’interno di una chiesa di Hamelin, risalente agli inizi del XIV secolo.
La vetrata andò distrutta, ma di essa rimangono descrizioni in vari documenti dal secolo XIV al secolo XVII. Sembrerebbe che rappresentasse un pifferaio seguito da un corte di bimbi vestiti di bianco.
Un’altra fonte pare essere una nota scritta in prosa latina tra il 1430 e il 1450 come aggiunta di un manoscritto del secolo XIV proveniente da Lunenburg. Lo scritto colloca gli eventi 150 anni prima: quindi in un intervallo compreso tra il 1280 ed il 1300. L’artefice di questa scoperta fu lo storico tedesco Heinrich Spanuth che nel 1951, all’età di 78 anni, scrisse il libro “Il Pifferaio magico: divenire e significato di una vecchia leggenda”. Le ipotesi suggerite da Spanuth, inerenti alla sovrapposizione del vescovo Bruno von Schaumburg con la figura del pifferaio magico, furono accettate dall’Università di Gottingen come tesi valida e comprovata.
Un terzo indizio sulla realtà storica degli avvenimenti è fornito dai fratelli Grimm: registrarono un epigramma scritto sul muro della casa detta del Pifferaio. La scritta riportava: “nell’anno 1284, nel giorno di san Giovanni e Paolo, centotrenta bambini nati ad Hamelin furono ammaliati da un pifferaio con un abito dai vari colori e fatti sparire in un Calvario vicino al Koppen”. Il termine Calvario, con molta probabilità, lo si può accostare al monte della Passione; per quanto concerne Koppen potrebbe trattarsi della montagna all’interno della quale sparirono i bimbi, o un pascolo o un borgo nelle vicinanze del monte.
Qualcosa accadde. Ne dobbiamo avere certezza, non fosse altro perché una legge emanata ad Hamelin, e tuttora in vigore se non erro, vietava, e quindi vieta, di suonare o ballare lungo la via detta dei “Senzatamburi”, strada che i piccoli in corteo attraversarono per seguire il pifferaio.
Le certezze scarseggiano.
L’Università di Gottingen accolse le tesi dello studioso tedesco.
Se non fossimo di fronte ad un evento legato all’emigrazione?
La leggenda si diffuse nel XVI secolo, periodo di sovrappopolamento della Germania.
Nella nuova versione fu modificata la parte iniziale con l’aggiunta dei ratti. 
Può esistere un collegamento tra i ratti e l’infanticidio?
I ratti sono esseri inutili e voraci.
Nei periodi di sovrappopolamento, o di grande carestia, i bambini erano considerati inutili bocche da sfamare. Alla fine del XIII secolo si acuì il numero degli infanticidi a causa dell’instabilità sociale e politica dell’Europa.  Boccaccio, vissuto nel secolo XIV, in una novella tratteggiava il futuro di tanti neonati abbandonati: “quanti parti, mal loro guardo venuti a bene, nelle braccia della fortuna si gettano. Quanti ancora, prima che essi il latte materno abbino gustato, se n’uccidono. Quanti ai boschi, quanti alle fiere se ne concedono e agli uccelli”.
Nel corso del XIV secolo sorsero, in tutta Europa, luoghi di accoglienza per neonati abbandonati.
Concludo ricordando che tra il XV e il XVII secolo si diffuse anche il rito del momentaneo ritorno alla vita dei bimbi nati – morti. Il rito si basava sul  tentativo di far risorgere momentaneamente il piccolo nato morto, o deceduto poco dopo la nascita, al fine della somministrazione del battesimo cristiano.
Qualcuno può negare che le madri, in preda al senso di colpa, non cercassero il battesimo ad ogni costo come espiazione per l’atto, terribile, dell’infanticidio?
Dietro al Pifferaio Magico si nasconde un massacro di bambini, pensato e realizzato dai genitori stessi?
Fabio Casalini
Bibliografia
 
Marco Bergmann – Dunkler Pfeifer. Die bisher ungeschriebene Lebensgeschichte des Rattenfängers von Hameln –  Auflage 2009
Ton Dekker, Van Der Kooi Jurien, Theo Meder – Il dizionario delle fiabe e delle favole – Bruno Mondadori 2001
Hans Dobbertin– Quellensammlung zur Hamelner Rattenfängersage – Schwartz, Göttingen 1970
Radu Florescu– In Search of the Pied Piper – Athena Press 2005
Wolfgang Mieder– Der Rattenfänger von Hameln. Die Sage in Literatur, Medien und Karikatur – Wien. Praesens 2002
Heinrich Spanuth– Der Rattenfänger von Hameln – Hameln. Niemeyer 1951
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