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Nella 'Terra di nessuno' di Fermariello, arte e migranti su Youtube

di Lucia Licciardi

Napoli – L’antenato, il migrante, è nero ed è fermo sulla spiaggia. Il drone lo sorvola e ne mostra le forme che risaltano sulla rena. Così Youtube propaga arte e mito alle nuove generazioni digitali, educandole al racconto di qualità. Nuovi mondi, linguaggi più duttili, un pubblico tutto da scoprire. La scommessa di Sergio Fermariello, affermato artista napoletano 55enne che ha cominciato giovanissimo con Lucio Amelio e nel cui curriculum ci sono premi internazionali e mostre a New York e Berlino, parte dalla piattaforma video più nota con il corto ‘La Terra di Nessuno’, sua personalissima Odissea creata tra il 2014 e il 2015 sulle spiagge di Cuma, Ischitella e Castelvolturno (tre luoghi simbolo di passate e presenti migrazioni che hanno determinato nuove cultura) con pannelli dalla struttura in ferro ‘riempita’ da pezzi di cotone nero, montati di volta in volta per ricordare il viaggio, la migrazione, l’evoluzione dell’uomo.

Una costruzione continua nella quale conta il lavoro di allestimento, specie se a farlo sono gli immigrati ghanesi e della Costa d’Avorio che risiedono nel litorale flegreo. “Volevo arrivare fino a Ostia – spiega all’Agi l’artista, che, dopo il festival Artecinema porterà il corto a Montreal – lì dove è morto Pasolini, che per la mia generazione è stato l’uomo dello scandalo e dell’ossimoro, uno sguardo lucido sulla politica e sul mondo. Poi ho scelto di concentrarmi sulla mia terra. Ma non escludo altri step. Intanto i 32 elementi che compongono la silhoutte umana percepibile dall’alto sono essi stessi, nella loro costruzione, la liturgia in cui la messa a fuoco sull’elemento centrale arriva a un minuto dalla fine. E si chiude il ciclo”.

DAGLI HAIKU A YOUTUBE
Fermariello punta molto del suo futuro su Youtube. “E’ una nuova frontiera per noi – sostiene – è l’idea di una narrazione che stimoli l’immaginazione. Rende possibili video poetici da consumare negli interstizi, negli spazi vuoti sempre piu’ ristretti della nostra esistenza frenetica”. Il cinema, i video d’arte, per lui non hanno la possibilità, per tempi e costi, di un’arte popolare ma nello stesso tempo di qualità. “Mi sono ispirato agli haiku giapponesi, e Youtube è il canale per proporne in forma di immagini”, dice. In Giappone, nel XVII secolo, infatti, prese piede una forma di poesia, trasversale alle fasce sociali e comprensibile a tutti, tre versi di 17 more per descrivere natura e immagini, suggerendo più che esplicitando.

                                   

Un modo pop per ripensare all’arte, spiega ancora Fermariello, magari reinterpretando poesie o brani letterari con immagini. “Su Youtube – racconta – ci sono ad esempio diversi video molto cliccati ispirati alla poesia di Rainer Maria Rilke su Orfero ed Euridice. Ma le immagini con cui sono postate sono banali: la montagna una qualsiasi, l’uccello uno qualsiasi. Ecco, si può riscrivere anche con immagini e musica adeguata. Ed è quello che voglio fare”.

(AGI) 

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