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Nella Turchia di Erdogan fare il giornalista può costare l'ergastolo

Sei ergastoli per altrettanti tra giornalisti e intellettuali, accusati di aver avuto un ruolo nel fallito colpo di Stato. Rischia invece una pena tra i 4 e i 18 anni di carcere il corrispondente del quotidiano tedesco ‘Die Welt’, Deniz Yucel, che è stato liberato su cauzione dopo un anno in carcere senza alcuna accusa. È la sintesi di una ennesima giornata buia per la libertà di stampa in Turchia. 

Chi sono i condannati

Ergastolo aggravato per i sei, il che vuol dire limitazioni nelle visite dall’esterno e 23 ore al giorno di isolamento assoluto. Una Corte di Istanbul ha comminato nei loro confronti il massimo della pena in relazione all’accusa di tentata eversione dell’ordine costituzionale attraverso l’uso della forza e della violenza. Il tentativo di eversione avrebbe avuto luogo nell’interesse del chierico Fetullah Gulen, ritenuto la mente del golpe fallito in Turchia il 15 luglio 2016. Sono stati condannati un noto volto televisivo, Nazli Ilcak e i due fratelli Altan, Ahmet e Mehmet, scrittore e giornalista il primo, accademico ed economista il secondo. Condannati anche Yakup Simsek, Fevzi Yazici e Sukru Tugrul Ozsengul. Altan si è difeso invano davanti ai giudici, chiedendo di “abbandonare pratiche che con il diritto non hanno nulla a che fare” e ricordando di essere già stato dinanzi una corte nel 1997, quando al potere c’erano i militari.

Un anno in carcere senza accuse formali

Il corrispondente di ‘Die Welt’ e’ stato liberato dopo un anno e due giorni di detenzione trascorsi in un carcere in Turchia. In tutto questo periodo, il pubblico ministero non ha mai presentato la richiesta di rinvio a giudizio, presentata oggi e accettata dallo stesso giudice che ha sancito la liberazione condizionata del giornalista: rischia dai 4 ai 18 anni di carcere per incitamento all’odio, alla violenza e propaganda a favore di organizzazione terroristica. Yucel, di passaporto turco-tedesco, è stato accusato di essere una spia per conto dei curdi del Pkk dallo stesso presidente turco Recep Tayyip Erdogan. La sua liberazione giunge a meno di 24 ore dalla visita del premier turco Binali Yildirim in Germania, dove ha incontrato la cancelliera Angela Merkel.
I due, a margine dell’incontro, hanno espresso l’auspicio che i rapporti tra i due Paesi tornino alla normalità, con la cancelliera che ha sottolineato l’importanza che la liberazione di Yucel riveste per la Germania. “Spero anche io torni presto libero, ma dipende dal giudice, non da me”, aveva dichiarato solo giovedì Yildirim. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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