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Nell'Europa unita, una nazione cerca di non spaccarsi

La vigilia del voto in Catalogna è sempre più carica di tensione: Madrid insiste che non permetterà lo svolgimento del referendum indipendentista e ha ordinato la chiusura dei seggi e delle ‘app’ utili alla consultazione. È stata messa offline l’applicazione per individuare i seggi all’ultimo minuto, dopo quella per il voto elettronico, allo scopo di eliminare le possibili alternative ai seggi che dalle 6 del mattino, ovvero 3 ore prima dell’apertura delle urne, dovrebbero essere chiusi dalle forze dell’ordine. Il collettivo indipendentista catalano ‘Escoles Obertes’, che ha occupato un quarto delle scuole scelte come seggi, ha però lanciato un altro sito che consente di individuare in tempo reale i luoghi dove poter votare.

“Stiano tutti tranquilli, domani voteremo”, ha reagito il portavoce del governo catalano, Jordi Turull. Secondo Turull il blocco effettuato dalla Guardia Civil al Ctti, il centro di telecomunicazioni catalano, “non compromette la logistica del referendum, semmai impedirà i servizi per i cittadini”. Per Julian Assange, fondatore di Wikileaks, è “la prima guerra mondiale su Internet”.

Scuole occupate per scongiurare lo sgombero

L’altra battaglia si combatte attorno ai 6.249 seggi: stando ai sondaggi, sei catalani su 10 sono intenzionati a votare, ma è da vedere se ci riusciranno. I seggi ufficiali, infatti, sono stati quasi tutti chiusi per ordine di Madrid. Così gli attivisti, spesso accompagnati dai figli, hanno organizzato pigiama-party ed eventi nelle scuole occupate, circa 500 su 2.300, per scongiurare la loro chiusura da parte della polizia. A dar loro man forte sono scesi in campo anche gli agricoltori con 2mila trattori che dalle campagne stanno raggiungendo le principali città. In uno dei seggi a Manlleu, nella contea di Osona, quattro indipendentisti sono stati lievemente feriti da una persona non identificata che ha sparato pallini con un fucile ad aria compressa. Poi ci sono i seggi ufficiosi, dove chi vorrà votare per l’indipendenza potrà esprimere il suo scontato sì. Per il referendum catalano il problema centrale – a parte la loro legittimità – è che non è prevista una soglia minima, per cui in teoria anche se un solo catalano andasse a votare e si esprimesse per il sì, secondo l’attuale presidente della Generalitat, Carles Puigdemont, il 3 ottobre lui sarebbe il presidente della Repubblica di Catalogna.

Puigdemont: “Abbiamo già vinto”

Nel suo discorso, Puigdemont ha assicurato che gli indipendentisti hanno “già vinto” perché hanno “sconfitto la paura, le minacce, le pressioni, le menzogne e le intimidazioni di uno Stato autoritario”. “Ora tocchiamo quello che era un sogno”, ha aggiunto, e “da lunedi’ cominceremo a camminare con passo fermo” per essere finalmente trattati come “un Paese normale” e, mentre Madrid e’ netta nel dire che “non ci sara’ alcun referendum”, Barcellona risponde che invece si’, il referendum si fara’ e, se anche questo non portera’ a una dichiarazione unilaterale di indipendenza, la Catalogna avrà “guadagnato il diritto di essere rispettata”.

Come andrà a finire?

Il primo ministro spagnolo, Mariano Rajoy, ha già fatto sapere che seguirà l’evolversi degli eventi dalla Moncloa, il re Felipe VI ha annullato tutti gli impegni in agenda per i giorni successivi. Se si riuscirà o meno a tenere la consultazione, sia pure limitata dai controlli di polizia, ed eventualmente con quale affluenza, è il nodo che deve essere sciolto. Ma ci si interroga anche su quali potrebbero essere gli effetti concreti del referendum che sta dividendo il Paese. 

Sul piano formale le istituzioni dello Stato spagnolo non riconoscono la validità del referendum, giudicato illegittimo dal Tribunale Costituzionale che nelle scorse settimane ha anche bocciato la cosiddetta ‘Ley de ruptura’ votata dal Parlamento catalano, una sorta di legge di transizione che avrebbe dovuto traghettare la Catalogna nella fase del suo addio alla Spagna. Ma lo stesso Puigdemont è più cauto dei giorni scorsi: riguardo alla ipotesi che la Catalogna possa dichiarare unilateralmente la propria indipendenza all’indomani del referendum, sottolinea che “tutti capiscono che le grandi decisioni devono essere consensuali” e si deve cercare “un’agenda politica per attuare il risultato che sia ragionevole, realista e effettiva”. E si rivolge di nuovo all’Unione europea: “Se vinceranno i sì, o i no, in qualsiasi scenario, ci deve essere una mediazione perché le cosa non stanno funzionando. Penso che da ora sarebbe logico per l’Ue monitorare attivamente (la situazione) ed interessarsi concretamente a quanto accade”. La Commissione europea tace. Parla, invece, Antonio Tajani, presidente del parlamento europeo: “Il referendum catalano è un referendum illegale, è stata una scelta fatta contro il Parlamento catalano perché è stata presa non a maggioranza, ma con le forze che si opponevano che lasciavano l’Aula”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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